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Scontri al corteo antifascista,
i giudici d'appello: 'Cittadini
in balia dei manifestanti'

I quattro imputati

“La violenta condotta dei manifestanti, nonostante l’ampio schieramento di forze di polizia a scopo di prevenzione dei disordini, dopo alcune ore di contrasti e il lancio di lacrimogeni ha certamente fatto sentire i cittadini in balia dei manifestanti, soggetti in grado di sovrastare anche l’imponente servizio d’ordine. In tale situazione, i plurimi danneggiamenti sono stati percepiti non come offesa ai singoli proprietari, ma come attacco alla collettività”.

Lo scrivono i giudici della corte d’appello di Brescia che il 13 dicembre scorso, in merito agli scontri al corteo antifascista del 24 gennaio 2015, avevano confermato l’accusa di devastazione per tre dei quattro imputati arrestati nella prima tranche dell’inchiesta. Condanne ridotte, però, rispetto ai quattro anni inflitti per tutti dal giudice di primo grado Pierpaolo Beluzzi: il collegio bresciano, composto dal presidente Enrico Fischetti, dal consigliere relatore Silvia Cavallari e dal consigliere Francesco Nappo, aveva inflitto tre anni e otto mesi a Mattia Croce, 21 anni, cremonese, frequentatore del Kavarna; stessa pena ad Aioub Babassi, 21 anni, bresciano: tre anni e otto mesi anche a Matteo Pascariello, 24 anni, bolognese residente a Lecce. Per Mauro Renica, 31 anni, bresciano appartenente al centro sociale Magazzino 47, che aveva lanciato un bengala contro la polizia, il reato era stato riqualificato in resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Per lui, condanna a 2 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. Tutti gli imputati sono stati processati con il rito abbreviato.

Nelle 28 pagine di motivazione, i giudici scrivono che “il senso di sicurezza dei cittadini, quale fondamento del regolare andamento della convivenza civile, è stato oggetto di un’offesa diretta, se si considera che in diverse strade cittadine, e quindi in una zona vasta (via Vecchio Passeggio, piazza Libertà, viale Trento e Trieste, via Dante, via Mantova) la situazione di guerriglia urbana ha imposto una sorta di coprifuoco”. Così come “non sussiste alcun dubbio in merito all’avvenuta offesa dell’ordine pubblico a seguito del violento assalto al comando della polizia municipale e alle sedi di imprese e associazioni da parte di un consistente numero di soggetti travisati e armati di bastoni, altri oggetti contundenti, bombe carta e altro materiale esplodente”.

Con l’utilizzo di bastoni e di altri oggetti, come insegne e cartelli stradali divelti dalle loro sedi, erano stati danneggiati “gli edifici e le dotazioni (bancomat, telecamere, distributori automatici) di undici agenzie bancarie, di due agenzie assicurative, di due agenzie immobiliari e di tre esercizi commerciali”. All’interno dell’agenzia Unipol erano anche stati sottratti dei beni, come un televisore, un computer ed altro materiale, mentre all’interno della Cariparma era stata lanciata una bomba carta, con un conseguente principio di incendio. I fumogeni erano stati lanciati anche sui balconi sovrastanti l’agenzia Unicredit di via Vecchio Passeggio”.

“Ciascun imputato”, si legge ancora nella motivazione, “ha avuto piena consapevolezza di essere parte di un comune programma di attacco di determinati obiettivi. In particolare l’attacco al comando della municipale, cui i tre imputati hanno partecipato, denota l’intensità del dolo e la ferma volontà di portare a sempre più eclatanti conseguenze l’azione delittuosa”.

“Nel corso dell’interrogatorio di garanzia”, ricordano i giudici, “Pascariello ha dichiarato di avere in precedenza subito lesioni ad opera di appartenenti a CasaPound. Egli era quindi animato da una forte rabbia nei confronti dei soggetti che riteneva responsabili anche del ferimento di Emilio Visigalli” (l’esponente del centro sociale Dordoni rimasto gravemente ferito il 18 gennaio precedente nella rissa contro gli antagonisti di Casa Pound). Per i giudici, “ciò spiega la sua attiva partecipazione agli estesi danneggiamenti”. I tre imputati Pascariello Croce e Babassi, “per conoscenza personale del Visigalli o per rancore personale per le lesioni in precedenza subite, erano soggetti ben consapevoli delle ragioni e degli obiettivi della manifestazione ed erano determinati a raggiungere la sede di CasaPound. Al momento dell’azione, hanno cercato di travisarsi con l’utilizzo di cappucci e solo dalle immagini riprese all’inizio della manifestazione è stato possibile risalire alla loro identità”.

Per quanto riguarda invece la posizione di Mauro Renica, l’unico per cui il reato è stato riqualificato in resistenza aggravata a pubblico ufficiale, “è provato”, per i giudici, “che l’imputato ha lanciato un artificio pirotecnico della lunghezza di 50 cm in direzione delle forze dell’ordine, ma non risulta provata la sua partecipazione alla fase degli estesi danneggiamenti.

Anche in appello, tranne che per Renica, sono stati confermati i risarcimenti alle parti civili, Comune di Cremona in primis, rappresentato dall’avvocato Cesare Gualazzini, con una provvisionale di 200.000 euro. “Ho apprezzato la motivazione”, ha commentato il legale. “Ritengo sia adeguata alla situazione di fatto”.

Una sentenza, quella di devastazione, non riconosciuta invece dal gup di Cremona Christian Colombo che il 14 luglio scorso aveva emesso sentenza nei confronti del secondo gruppo di arrestati, quello composto dal cremonese Filippo Esposti, 27 anni, informatico militante del centro sociale Dordoni e già imputato per la rissa di via Mantova con esponenti di CasaPound, Giovanni Marco Codraro, siciliano 23enne attivo nei collettivi universitari, e il bresciano Samuele Tonin, 26 anni. Esposti era stato assolto, mentre Codraro e Tonin condannati a 9 mesi e 26 giorni il primo, e 10 mesi e tre giorni il secondo, per i reati più lievi di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Contro la sentenza del gup Colombo, la procura di Cremona, nelle persone dei due pm Laura Patelli e Lisa Saccaro, ha depositato ricorso in appello.

Sara Pizzorni

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