Cronaca

Sensi unici al quartiere Po, depositato il ricorso al Tar di Zamboni e studio medico

Dalle parole ai fatti. Il farmacista Federico Zamboni di via Oglio e lo studio medico Salute e Benessere, rappresentato da Paola Sarta, all’angolo tra via Ticino e via Adda, hanno fatto ricorso al Tar contro la delibera del 21 dicembre 2016 che reca l’atto di indirizzo “in merito agli interventi di riordino viabilistico con istituzione di sensi unici di circolazione e di zone 30 nel quartiere Po, compreso tra viale Po – via Trebbia – Via Lugo e via Ciria”.

Il ricorso mette le mani avanti anche sui successivi provvedimenti che il Comune ha effettuato dopo il 21 dicembre e quelli eventualmente ancora da emanare. Il riferimento è all’ordinanza, di qualche giorno fa, che di fatto ha dato avvio ai nuovi sensi unici, per ora limitatamente a quelli in fondo a viale Po (via Toti e limitrofe), con entrata a pieno regime della nuova viabilità il 27 marzo.  Tra le motivazioni del ricorso, l’avvocato bresciano Mara Bergonzi descrive la zona come priva “di alcuna problematica di congestionamento del traffico, che ha flussi piuttosto contenuti anche in ragione della ridotta, seppur significativa presenza di esercizi commerciali”.

Una situazione “assolutamente ordinaria”, quella descritta dal legale, che non giustifica i provvedimenti presi dall’amministrazione. Delle obiezioni al progetto, i ricorrenti davano conto all’ingegner Pagliarini, dirigente dei lavori Pubblici, in un incontro del 13 febbraio, nel quale venivano anche presentate soluzioni alternative che rimanevano però senza riscontro. “Al contrario, in data 2 marzo, iniziava la distribuzione nel quartiere di un volantino informativo da parte del Comune che parrebbe confermare, almeno parzialmente quanto deciso nell’atto di indirizzo”.

Tra gli elementi di diritto contestati dal legale del farmacista e dello studio medico c’è la presunta violazione e falsa applicazione delle norme che regolano la mobilità urbana (piani urbani del traffico): in sostanza si accusa il Comune di aver dato avvio ad un provvedimento urgente “al di fuori di qualsivoglia quadro pianificatorio / programmatorio”, venendo così meno a quanto più volte dichiarato dal Comune stesso (ad esempio nel procedimento che avvia la redazione del Pums), in merito ad “inquadrare in uno strumento di programmazione di ampio respiro ogni decisione sulla mobilità urbana”. I provvedimenti adottati, sempre secondo i ricorrenti, avrebbero anche violato i principi partecipativi, in quanto “l’intervento di modifica sarebbe stato sottoposto al confronto soltanto con il comitato di quartiere Po. Sennonché, sul punto deve in primo luogo evidenziarsi che, a fronte della richiesta di accesso agli atti presentata, non sono stati forniti verbali o relazioni di tali incontri, sicché non è dato sapere quali siano state le ‘problematiche inerenti la viabilità del comparto nord del quartiere Po’ effettivamente sollevate da questo Comitato e come esse abbiano trovato soluzione nella proposta dell’Amministrazione”. “Nessuna analisi dello stato di fatto, nessuna verificabile individuazione delle criticità effettivamente presenti nel quartiere, nessuna simulazione sugli effetti degli interventi previsti o comparazioni tra soluzioni alternative è contenuta nel provvedimento o in atti ad esso allegati…”

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