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Il ricatto delle pellicce: 'Il
negozio era chiuso e Canali
scappato'. Parla il grossista

Ugo Canali

Ugo Canali

“Le nostre pellicce non c’erano più, il negozio di Milano era chiuso, e Canali era sparito, scappato. Ero disperato per il danno milionario”. A parlare, in aula, è Giorgio Magnani, 70 anni, imprenditore leader del mercato, titolare della ‘Romagna Furs’, azienda con sede a San Marino. Magnani, assistito dall’avvocato Massimiliano Starni, del foro di Forlì, è parte civile nel processo per estorsione aggravata e appropriazione indebita in concorso di 362 pellicce nei confronti di Ugo Canali, 58 anni, noto commerciante di pellicce residente a Soncino, Giancarlo Peschiera, 59enne mantovano, commerciante di pellicce con showroom a Verona (entrambi presenti in aula), ed Ermanno Vanderi, 52 anni, bresciano, muratore. Al centro della vicenda, un affare di pellicce da quasi un milione di euro.

Davanti al collegio composto dal presidente Francesco Beraglia e dai giudici a latere Giulia Masci ed Elisa Mombelli, Magnani ha raccontato il tentativo di recuperare una fornitura di 406 capi di pellicce per un valore di 980.000 euro affidata in conto deposito a Canali nel suo showroom in corso Vittorio Emanuele a Milano. Fornitura che, secondo l’accusa, gli imputati avrebbero sottratto come ricatto per ripianare i debiti. L’operazione era stata eseguita dalla polizia di Cremona dopo un’indagine della Questura di Forlì, alla quale nel febbraio del 2016 Magnani si era rivolto.

“Conosco Canali per lavoro da 22/23 anni”, ha detto in aula la presunta vittima. “Nel novembre del 2015 ha aperto il suo negozio a Milano e io gli ho dato le pellicce in conto deposito con l’accordo che ogni fine mese mi avrebbe mandato l’estratto conto. Invece ho ricevuto solo un primo bonifico di 37.000 euro, mentre un altro da 57.000 euro era solo un foglio di carta fasullo. Sono andato a Milano, ma ho trovato il negozio chiuso”.

L’avvocato di parte civile Starni

L’avvocato di parte civile Starni

Dalle immagini delle telecamere, gli inquirenti scopriranno che di sera le pellicce erano state caricate su un furgone e portate via dal negozio. “A quel punto”, ha continuato a raccontare Magnani, “mi sono presentato nel negozio di Soncino di Canali e lì ho trovato e portato via 44 delle mie pellicce. A Soncino mi hanno detto che il negozio di Milano non c’era più e che Canali era sparito, scappato”.

A fare da mediatore tra Magnani e Canali ci aveva pensato Giancarlo Peschiera, che con il grossista romagnolo aveva un debito di circa 400.000 euro. “Peschiera è un collega di lavoro, è da 30 anni che lavora con me”, ha spiegato in aula Magnani. “Lui era in contatto con Canali, aveva i numeri, e così io gli ho proposto di aiutarmi a recuperare la mia merce. Avrebbe così cancellato il debito che aveva con me”.

Anche Canali aveva un debito con il grossista romagnolo: il suo era di 250.000 euro. Canali, per l’accusa, ne avrebbe preteso la cancellazione. Secondo la procura, il commerciante avrebbe costretto il grossista a consegnargli un falso documento di trasporto attestante l’integrale restituzione di quanto ricevuto, oltre alla rinuncia al credito pregresso per un importo di 257.690 euro, condizioni cui si subordinava la parziale restituzione di 179 capi.

In aula, Magnani ha ricordato le due mail che gli erano arrivate dalla posta elettronica di Canali: una il 18 febbraio del 2016, e l’altra il giorno successivo. “Nelle mail”, ha spiegato la presunta vittima, “era allegato un finto documento di trasporto che avrei dovuto sottoscrivere attestante la consegna di tutti i capi”.

L’incontro per la restituzione delle pellicce si era tenuto a Soncino nella casa di Canali. La polizia ne era informata e aspettata di entrare in azione. Davanti alla sua abitazione, l’imputato aveva fatto arrivare un furgone nel quale c’erano 179 pellicce. I capi erano stati restituiti, poi era scattato il blitz degli agenti terminato con l’arresto di Canali, Peschiera e Vanderi, quest’ultimo accusato di essere l’esecutore materiale nella sottrazione delle pellicce e nel trasporto delle stesse per la consegna al legittimo proprietario.

Nella proprietà di Canali, come ha spiegato in aula uno degli inquirenti, erano state trovate altre 80 pellicce di Magnani custodite in una roulotte. Altri tre capi, invece, erano stati restituiti spontaneamente dall’imputato, a processo difeso dall’avvocato Davide Visidori, del foro di Milano.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 4 luglio per l’esame di altri testi e per quello degli imputati.

Sara Pizzorni

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