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Degrado Ponte Verdi, Viola:
'Serve percorso comune per
intervenire in modo risolutivo'

Mentre si approssima la data della chiusura definitiva del ponte Verdi, dal 2 maggio al 30 giugno, per consentire il completamento dei lavori di risanamento conservativo dell’infrastruttura, l’amministrazione provinciale di Cremona fa il punto della situazione. “I lavori attualmente in corso sul ponte sono stati appaltati e progettati dalla Provincia di Cremona con un finanziamento interamente a carico di Regione Lombardia (pari a 1,8 Mln di Euro) e costituiscono un primo lotto di lavori di risanamento conservativo dell’intera infrastruttura, necessario per contrastare il fenomeno di degrado conseguente alle infiltrazioni di acqua piovana in corrispondenza dei giunti trasversali”.

Una vera e propria messa in sicurezza, insomma, che si rivela particolarmente auspicata, soprattutto a seguito del crollo del ponte nel cuneese, che ha riportato l’attenzione sullo stato di degrado di molte infrastrutture del nostro Paese. “Il percolare dell’acqua e dei sali in corrispondenza delle pile direttamente sui pulvini determina  il degrado degli stessi e delle testate delle travi, con significative conseguenze sulle condizioni strutturali del manufatto” spiegano dall’amministrazione provinciale di Cremona, che evidenzia come la chiusura totale sia necessaria in quanto il regime circolatorio in atto (ossia il senso unico alternato) “non consente di realizzare i lavori, almeno per gli 800 mt in cui vige il Sua (senso unico alternato) e per i 400 mt che immediatamente seguono e/o precedono lo stesso, senza chiudere il ponte alla circolazione. Si è pertanto chiesto all’impresa di organizzare la propria forza lavoro per concludere le opere di sostituzione giunti nel medesimo tempo che avrebbe impiegato per l’intervento sui 1.200 mt ora a circolazione limitata anche sulla restante parte di impalcato, limitando per quanto possibile ulteriori disagi all’utenza”.

Quello in corso da parte della Provincia di Cremona è il primo intervento mirato a prevenire ulteriori fenomeni di deperimento strutturale dovuti alle infiltrazioni delle acque dopo il succedersi di diversi interventi di ripristino attuati da Parma in conseguenza del cedimento anche parziale di alcune travi deteriorate, “in base ad una programmazione richiesta da Cremona già a partire dal 2002 e che mai aveva trovato copertura finanziaria, nonostante sollecitazioni a livello regionale e ministeriale. L’intervento della Provincia di Cremona è stato avviato ben prima che i cedimenti del novembre 2015 ed i successivi del 2016 compromettessero pesantemente la libera circolazione sul ponte”.

Il manufatto, del resto, è in gestione alla Provincia di Parma, sulla base di un accordo di programma siglato nel 1998, che confermava quanto sottoscritto negli anni 80 dopo la costruzione del ponte, in base alla quale Parma provvede alla manutenzione del manufatto ed alla programmazione e progettazione degli interventi necessari per la sua conservazione, dandone comunicazione a Cremona che compartecipa al finanziamento degli interventi necessari. Oltre al 1,8 Mln di euro in appalto, la Provincia di Cremona, inoltre, ha già deciso di dirottare sul Ponte le risorse provenienti dal patto per la Lombardia (oltre due milioni di euro).

”Stupisce ora che l’attenzione della pubblica opinione, degli enti e delle associazioni territoriali sia posta unicamente al disagio determinato dalla interruzione temporanea della circolazione anziché al merito del problema, che è quello prioritario di intervenire per garantire la pubblica incolumità e la salvaguardia dell’infrastruttura di collegamento, prima che la stessa risulti definitivamente compromessa” ha precisato il presidente della Provincia di Cremona, Davide Viola. “Auspichiamo in tal senso che il tavolo di confronto finalmente programmato per il prossimo 26 aprile in Regione Lombardia, dopo i nostri ripetuti solleciti, alla presenza anche dei rappresentanti della Regione Emilia, della Provincia di Parma e dei Comuni frontalieri possa finalmente portare ad un percorso comune e condiviso che consenta di intervenire in maniera risolutiva sull’infrastruttura, e che la consapevolezza delle pesantissime ripercussioni che l’interruzione del collegamento interregionale comporterà per la popolazione e per l’economia locale, porti anche gli enti di sponda emiliana a manifestare la medesima attenzione che Provincia di Cremona e Regione Lombardia hanno dimostrato con lo stanziamento in essere e con la disponibilità già manifestata a stanziare ulteriori risorse a valere sul Patto per la Lombardia”.

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