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Cremona festeggia
il 25 aprile: folla
al corteo e in piazza

foto Sessa

Fotoservizio Francesco Sessa

Folla al corteo e in piazza per le celebrazioni del 25 aprile, iniziate con la messa al cimitero, alle 9, e proseguite poi con il corteo, partito davanti alla chiesa di San Luca (circa 500 persone presenti), che si è snodato lungo il centro fino a piazza del Comune, dove si sono radunate oltre un migliaio di persone. Ad aprire il corteo il complesso Bandistico Città di Cremona, seguito dalle autorità: il sindaco Gianluca Galimberti, il vice sindaco Maura Ruggeri, gli assessori Barbara Manfredini e Maurizio Manzi, il presidente del consiglio comunale Simona Pasquali, il presidente della Provincia Davide Viola, il consigliere regionale Carlo Malvezzi. Presenti poi numerose sigle: Anpi, Partito Democratico, Fare Nuova la Città, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle, Arci, le sigle sindacali Cgil-Cisl-Uil, Legambiente, il Partito Comunista, mentre a chiudere il corteo il gruppo dei centri sociali e di Alternativa Comunista. Come lo scorso anno, quest’ultimi si sono staccati dal corteo, attirando l’attenzione con i fumogeni colorati, e attaccando le istituzioni locali e nazionali, “che si puliscono la coscienza con il 25 aprile ma non incarnano i valori della resistenza”.

Una volta giunto in piazza il corteo, gli esponenti del mondo istituzionale si sono radunati sul palco per parlare di questa data, il 25 aprile, e ricordare quello che davvero rappresenta. Lo hanno fatto Jim Graziano Maglia, che ha letto una pagina di Emilio Zanoni sui fatti del 25 aprile a Cremona. Lo hanno fatto due studenti che hanno partecipato ad altrettanti viaggi della memoria: quello a Mauthausen, organizzato dalla Rete delle scuole superiori di Cremona, e quello del Treno della Memoria 2017 ad Auschwitz, promossa dalle organizzazioni sindacali. Lo hanno fatto Davide Viola, Angelo Rescaglio, in rappresentanza delle Associazioni partigiane di Cremona, ed infine il Sindaco Gianluca Galimberti.

E’ stato proprio quest’ultimo a pronunciare il discorso più vibrante, per ricordare che “Il 25 aprile non sarebbe nulla, se non fosse soprattutto persone. Non solo la storia di persone che allora combatterono per costruire democrazia, per dare libertà, ma è anche e per certi versi soprattutto storia di persone che negli anni dopo ed anche oggi continuano a vivere e a far vivere questa battaglia”. Persone che, secondo il sindaco, si impegnano ogni giorno con la propria vita a far rivivere questa data. “Il 25 aprile è tutti quelli che stanno accanto, nel silenzio delle nostre case, nelle corsie dei nostri ospedali e nei luoghi di cura delle fragilità”. Il sindaco ha poi ricordato Omar, il bambino morto nello stretto di Messina. “Il 25 aprile sono i giovani che abbiamo sentito prima e poi per favore non continuiamo a dire che tutti i giovani oggi non sono più… non sono più cosa? Forse siamo noi adulti innanzitutto a doverci fare qualche domanda”.

E ancora, Galimberti ha citato, come testimoni de 25 aprile, gli amministratori pubblici che ogni giorno si impegnano, gli imprenditori che credono nel proprio lavoro, gli insegnanti e tutti quelli che lavorano nel mondo dell’educazione. “E ora voglio leggervi una serie di nomi, che spero ascolterete in silenzio” ha continuato: “Il 25 aprile è don Pino Puglisi, Piersanti Matterella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il giudice Livatino, Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli … Il 25 aprile è tutti quelli che hanno fatto il loro dovere, semplicemente e grandiosamente il loro dovere fino alla fine, fino al dono della vita”.

Galimberti ha poi rimarcatoi temi dell’europeismo: “Dall’anno scorso l’Europa è più debole e molti non hanno più il coraggio di un pensiero alto, molti scherzano con il fuoco suggerendo ritorni al passato. A noi non fa paura andare contro corrente se serve. Anche questo è il 25 aprile: le persone che hanno dato la vita e che ancora oggi si impegnano per un’Europa unita, un’Europa rinnovata, cambiata, rafforzata, un’Europa di anima e visione, dei popoli e di pace e sviluppo: l’Europa è il nostro orizzonte. E dipenderà anche da noi. Ed è per noi e per i nostri figli. Il 25 aprile è anche di quelle persone che si lasciano abbindolare dalle derive populiste. La chiusura, l’odio e la paura non risolvono niente”.

Galimberti ha ricordato anche il partigiano Lupo, morto poche settimane fa: “L’ho incontrato per la prima volta al Col del Lis. E quando ho saputo della sua morte ho ripensato alle sue lacrime di commozione, mentre ricordava i suoi compagni, quelli morti allora e quelli sopravvissuti. Allora mi disse: “Sono rimasto l’ultimo”. Ora anche lui ha raggiunto i suoi compagni”. E infine, “Questo 25 aprile possiamo essere noi, la nostra speranza, il nostro coraggio, le nostre storie. Gridiamolo e raccontiamolo ogni giorno a casa, al lavoro, con gli amici, a scuola, in politica. Non stanchiamoci mai, non pieghiamoci alla rassegnazione del ‘è tutto uguale’ o ‘non cambia niente’. I resistenti di allora ce lo hanno insegnato, cambiando la storia con la propria vita. Siamo, insieme, i nuovi resistenti. E per questo diamo tutto noi stessi”.

La cerimonia è poi proseguita con la deposizione delle corone alla lapide dei Caduti per la Libertà, alla lapide “Medaglia d’oro CVL (Corpo Volontari della Libertà)” in cortile Federico II e alla lapide dedicata alle Donne cremonesi della Resistenza. La cerimonia si concluderà davanti al quadro con le foto di tutti i caduti della Resistenza Cremonesi. In Cortile Federico II, per l’occasione, sono state esposte le fotografie dei partigiani caduti per la libertà e un labaro, realizzato dall’artista Graziano Bertoldi, con i ritratti di alcuni giovani partigiani cremonesi che morirono durante la Resistenza. Infine alle ore 12, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale, si sono svolti il tradizionale ricevimento dei familiari dei Caduti per la Libertà e la cerimonia di consegna delle borse di studio per il “25 Aprile” (GUARDA L’ELENCO DEI PREMIATI).

LaBos

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