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Juliette: la difesa rinuncia a
Ghirardi. 'Controproducente'
E Grammatico cambia legale

Non sarà più sentito come testimone, Tommaso Ghirardi, ex presidente del Parma Calcio e uno dei clienti vip del Juliette, il ristorante discoteca di via Mantova dove, per l’accusa, si organizzavano serate di sesso a pagamento con le escort e dove giravano fiumi di cocaina. La stessa difesa che lo aveva chiamato a testimoniare ha chiesto di potervi rinunciare. Il pm Francesco Messina non si è opposto e i giudici lo hanno cancellato dalla lista testimoniale. “Ghirardi ha manifestato la volontà di non voler venire a testimoniare perché il dibattimento è pubblico”, ha fatto sapere l’avvocato Massimo Nicoli, uno dei legali di Gianluca Pizzi, titolare del ‘Juliette’, accusato, insieme al cugino Marco, di aver favorito la prostituzione delle ragazze nel locale e di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi. “A questo punto”, ha continuato il legale, “riteniamo che la sua testimonianza possa essere controproducente”. L’ex patron del Parma era già stato chiamato in aula per due volte nelle precedenti udienze, ma non si era mai presentato. Per gli inquirenti, all’interno del locale avrebbe usufruito di prestazioni sessuali a pagamento.

Un altro colpo di scena in aula è stato il cambio di avvocato da parte dell’ex vice comandante dei carabinieri di Vescovato, Andrea Grammatico. L’avvocato Marco Lepore, del foro di Roma, subentrato dopo la rinuncia dei primi due legali, Antonino Andronico e Marco Simone, ha lasciato il mandato. Lepore è stato sostituito dal collega Renato Vigna, del foro di Palmi. Nel processo, che si celebra davanti al presidente del collegio Maria Stella Leone con a latere i giudici Francesco Sora ed Elisa Mombelli, Grammatico è accusato di aver portato all’interno del Juliette la cocaina, dandola ai cugini Pizzi, che a loro volta la regalavano ai clienti. L’ex militare deve anche rispondere dei reati di falso, calunnia, concussione e tentata concussione.
Per la procura, avrebbe pure effettuato arresti illegali.

Tra i testi sentiti oggi in udienza, la dottoressa Lorenza Milani, il medico legale al quale il collegio aveva conferito l’incarico di effettuare una perizia sulle condizioni di salute di Francesco, cameriere al Juliette, che ai carabinieri aveva rilasciato dichiarazioni fondamentali. Nella sua deposizione, resa il 15 marzo del 2016, il testimone aveva però detto di non ricordarsi nulla a causa di un incidente accaduto sul treno nell’ottobre precedente. “Ho sbattuto la testa contro uno spigolo, e da quel momento ho dei vuoti di memoria”, aveva affermato, dicendo di avere in corso una causa contro Trenitalia”. “L’incidente è effettivamente avvenuto”, aveva riconosciuto il pm, che però aveva chiesto ulteriori approfondimenti. Secondo il medico legale,
“le caratteristiche del trauma subito non erano tali da comprometterne il ricordo”, ma l’esperta ha anche parlato di “lacune notevoli anche non legate al processo”. Francesco, secondo quanto emerso dalla perizia, soffre di un “disturbo della personalità”. “Non ricorda alcune cose della propria vita”, ha riferito la Milani, “ha un bambino piccolo, ma non ricorda la data della sua nascita, ha detto di essere stato per anni in cura, ma non ricorda per quale patologia”. In aula, il medico legale ha detto di aver richiesto la documentazione medica, ma di non averla mai ricevuta. A questo punto il collegio ha ritenuto necessario disporre un’ulteriore perizia, questa volta psichiatrica, ed ha nominato il dottor Sergio Luca Monchieri, di Brescia, per accertare di quale patologia soffra Francesco e se possa influire sulla sua capacità di ricordare gli eventi. L’incarico all’esperto sarà conferito il prossimo 10 ottobre.

Altro teste sentito, una giovane indiana di 32 anni, residente a Robecco d’Oglio insieme al marito Amritpal Singh, 36 anni, arrestato il 18 aprile del 2015 dall’allora vice comandante dei carabinieri di Vescovato Andrea Grammatico e dall’ex appuntato Massimo Varani, quest’ultimo già processato con il rito abbreviato e condannato a tre anni e otto mesi di reclusione. Il 36enne era stato accusato dalla sorella della moglie di tentata violenza sessuale. Per quelle presunte avances, alle 20 di quella sera aveva avuto una discussione con la moglie. Alterato e su di giri, aveva reagito violentemente, sfasciando l’anta di un mobile, sferrando un pugno alla tv e rompendo i vetri dell’auto con il casco. “Mia cognata non l’ho mai toccata”, aveva giurato in aula lo stesso Singh, parte civile nel processo attraverso l’avvocato Ugo Carminati. Ma nel verbale dei due carabinieri si parla anche di violenza domestica. Quella sera Singh, oltre a distruggere gli oggetti, aveva alzato le mani anche sulla moglie?. No, secondo la donna, che in aula ha negato di essere mai stata toccata dal marito. La testimone ha poi raccontato di essere stata chiamata all’una di notte dai due carabinieri intervenuti ore prima nella sua abitazione che le chiedevano di andare in caserma per sporgere denuncia contro il marito. “Io non volevo”, ha detto la donna, “e poi non potevo comunque andare perché avevo la macchina rotta. Ma i carabinieri mi hanno detto che ero obbligata a sporgere denuncia e che mi sarebbero venuti a prendere loro”. “Suo marito”, le ha chiesto il pm Messina, “le ha detto nulla di quanto era successo dopo l’arresto?”. “No”, è stata la risposta della testimone.

L’indiano era stato fermato dai due militari nel tragitto tra la cascina dove lavora e la sua abitazione. “Il maresciallo ha cominciato a picchiarmi”, aveva riferito Singh ai giudici, “ma prima mi ha messo le manette con le mani dietro la schiena. Poi pugni in faccia. Gli ho chiesto di parlare con me, ma lui era troppo impegnato a picchiarmi. Ero in lacrime, e lui rideva. Da Robecco a Cremona mi ha preso per il collo e mi ha schiacciato la testa sul freno a mano con forza, poi gli ho detto che mi mancava il respiro e mi ha lasciato. Quando sono rimasto da solo con lui, mi ha colpito con il manganello. Io contro di loro non ho mai reagito”.

Dopo l’esame dei testimoni, il collegio ha rinviato l’udienza al 5 dicembre prossimo. In quella data saranno sentiti due testi della difesa Grammatico e, se la relazione sarà pronta, anche l’esperto incaricato di effettuare la perizia psichiatrica.

Sara Pizzorni

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