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Lanciò letame a 'Il Violino'
L'appello conferma condanna
per il 28enne del Kavarna

Nella foto, Azzali nel processo di primo grado

L’avvocato Soldi

Cinque mesi di lavori di pubblica utilità presso il Comune di Cremona e il risarcimento danni con una provvisionale di 5 mila euro e il pagamento di 1027 euro di spese legali. Questa mattina il giudice del tribunale di Cremona Giulia Masci ha confermato in appello la condanna inflitta in primo grado il 19 gennaio scorso dal giudice di pace Daniela Badini all’imputato: Francesco Azzali, 28 anni, cremonese, del centro sociale Kavarna, accusato di imbrattamento e lesioni in concorso con altri mai identificati nei confronti del titolare del ristorante “Il Violino” Luca Babbini, parte civile attraverso l’avvocato Michela Soldi. Il 28enne, che era assente, era assistito dall’avvocato Sergio Pezzucchi.

Il caso era quello di imbrattamento e lesioni al locale di via Sicardo, all’interno del quale, tra le 20,45 e le 21 del 25 settembre del 2013, era stato lanciato liquame e fango. Quella sera, Azzali e altri cinque anarchici erano entrati incappucciati nel ristorante lanciando secchiate di fango e feci ai commensali e spargendo volantini di rivendicazione per esprimere solidarietà nei confronti dei detenuti e delle lotte sociali nella settimana di mobilitazione nelle carceri. All’inizio quel raid era sembrato una rapina, ma poi quattro anarchici entrati nel locale incappucciati (altri due aspettavano fuori), tutti vestiti di nero e ‘armati’ di un secchio, avevano gettato il suo contenuto per tutto il locale, imbrattando il personale e i 14 clienti che erano a cena. Poi la fuga precipitosa. Il gruppo era stato inseguito da Babbini e dal suo collaboratore. Il titolare, seppure preso a calci e pugni, era riuscito a fermare Azzali, mentre gli altri complici erano riusciti a fuggire. Per assicurarsi la fuga, il gruppo aveva anche lanciato contro i due inseguitori due biciclette.

“Il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui”, si legge nella motivazione del primo giudice Daniela Badini, “richiede il solo dolo generico, ovvero la scienza e volontà di cagionare l’evento che dal punto di vista oggettivo consiste nel produrre l’insudiciamento del bene. E’ acclarata la sussistenza di tali elementi con riferimento a quanto riferito dai testimoni, in quanto le stesse modalità d’azione, coprirsi il volto per non essere riconoscibili, indica che Azzali e gli altri soggetti rimasti ignoti erano ben consapevoli di porre in essere un illecito. Peraltro le pseudomotivazioni addotte nel volantino e di generica ingiustizia sociale sostenute dalla difesa sono prive di pregio, considerato il principio di tutela della proprietà privata sancito dalla Costituzione”. Nella motivazione, il giudice parla anche dell’imputato come di una persona “fragile”, “trincerato dietro un silenzio che dice quanto sia dipendente dal gruppo, senza il quale sarebbe presumibilmente una persona isolata”.

I motivi dell’appello saranno invece depositati entro 40 giorni.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • paolo

    E sono ancora più curioso di sapere quali saranno questi “lavori” di pubblica utilità.. tipo?

    • Mirko

      Aiutare e quelli più bisognosi….i clandestini della casa dello spaccio,altro giudice da mettere in galera

  • Dott. Landi Roberto

    Nemico dello Stato e della giustizia borghesi, il nostro Robin Hood con discutibili pulsioni coprofile ne usa tutti gli strumenti per sottrarsi ad una condanna, peraltro lievissima come sempre nel caso di lor signori dei centri sociali. Colpisce altresì il fatto che i nostri giudici impiegano quattro anni per sentenziare apoditticamente che “Il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui richiede il solo dolo generico, ovvero la scienza e volontà di cagionare l’evento che dal punto di vista oggettivo consiste nel produrre l’insudiciamento del bene. E’ acclarata la sussistenza di tali elementi con riferimento a quanto riferito dai testimoni, in quanto le stesse modalità d’azione, coprirsi il volto per non essere riconoscibili, indica che Azzali e gli altri soggetti rimasti ignoti erano ben consapevoli di porre in essere un illecito. Peraltro le pseudomotivazioni addotte nel volantino e di generica ingiustizia sociale sostenute dalla difesa sono prive di pregio, considerato il principio di tutela della proprietà privata sancito dalla Costituzione”. Traduzione : l’imputato non ha cinque anni ed ha versato per errore della marmellata sul tappeto buono di casa. E’ grandicello ed è davvero un gran maleducato…