Commenta

Con il Rigoletto si chiude
la stagione d'opera
del teatro Ponchielli

foto Alessia Santambrogio

Un nuovissimo allestimento di Rigoletto chiuderà la Stagione d’Opera 2017 del Teatro Ponchielli mercoledì 6 dicembre ore 20.30 (repliche l’8 e 10 dicembre ore 15.30). La regia è affidata a Elena Barbalich, apprezzata già in passato per le sue letture dalla spiccata sensibilità, mentre la direzione è a cura del giovane M° Pietro Rizzo, molto stimato sia in Italia che all’estero per la sicura maturità artistica. Orchestra dei Pomeriggi Musicali, coro OperaLombardia diretto da Massimo Fiocchi Malaspina. Una coproduzione dei Teatri di OperaLombardia e Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi.

Biglietteria del Teatro: aperta dal lunedi al sabato dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30, tel. 0372.022001 e 0372.022002.
Prezzi dei biglietti: platea/palchi € 55 – galleria € 35 – loggione € 20. on-line su: www.vivaticket.it

L’opera di Giuseppe Verdi, dopo il debutto veneziano, fu un immediato successo: il compositore, insieme al librettista, aveva saputo ben interpretare il soggetto di Victor Hugo, creando un personaggio dall’aspetto deforme ma ricco di umanità, vittima di un destino avverso, figura che incarna bene e male insieme, fulcro dell’intera vicenda. Con questo melodramma il musicista inizia un nuovo percorso che sfocia nella “trilogia popolare” (con Traviata e Trovatore). Il nuovo allestimento ideato da Elena Barbalich sarà ambientato in un Cinquecento reinterpretato, un mondo evocativo con una raffinata ambientazione astratta e illusoria. Dirige il Maestro Pietro Rizzo, già Direttore Principale dell’Opera di Göteborg (2006-2009), Direttore Musicale dell’Orquesta Joven de la Sinfónica de Galicia de La Coruña (2010-2014), Primo Kapellmeister dell’Aalto Theater di Essen (2003-2007), attualmente è considerato uno fra i più talentuosi giovani direttori italiani.
Come si legge nelle note musicali di questo allestimento, “l’11 marzo del 1851 è certamente una data da ricordare nella storia del melodramma italiano. Infatti, il pubblico della prima del Rigoletto, al Teatro della Fenice a Venezia, assistette ad un’opera “rivoluzionaria”, con la quale Verdi impresse un’accelerazione, ancora maggiore che nelle sue opere precedenti, alla riforma dell’opera romantica italiana che raggiungerà il suo culmine con Otello e Falstaff, le due ultime opere del Maestro: nonostante anche nella musica si trovino degli elementi innovativi nella scrittura verdiana, le novità nel Rigoletto riguardano maggiormente la costruzione drammaturgica. Nonostante la struttura di scene, arie e cabalette rientri negli schemi tipici dell’opera ottocentesca, con la raccomandazione al librettista Piave di attenersi il più fedelmente possibile ai versi del “Le Roi s’amuse” di Hugo, e soprattutto con la richiesta di compattezza nello svolgimento della trama (i Versi di Piave sono 707 contro i 1681 di Hugo), Verdi riesce ad imprimere una forte tensione drammatica alla sua opera, addirittura rinunciando ad alcuni schemi tipici dell’opera ottocentesca: l’unico vero concertato è quello che porta a termine la prima scena del primo atto, mentre invece i finali di tutti e tre gli atti vedono protagonisti solamente Rigoletto (finale primo e terzo) o Rigoletto e Gilda (finale secondo atto). Se si fa un confronto con le precedenti grandi opere di Verdi (soprattutto Nabucco, Macbeth, I Lombardi, Ernani), la differenza è notevole. Verdi riesce a dare continuità musicale allo svolgimento dell’opera nonostante i cosiddetti “numeri chiusi” (arie, duetti, scene, ecc), in modo che i diversi numeri che si susseguono siano sempre legati da una continuità armonica (dove finisce un numero, ne inizia un altro nella stessa tonalità, o comunque in una tonalità vicina)”.

 

© Riproduzione riservata
Commenti