Un commento

In scena a teatro un Rigoletto
essenziale che comunque
è piaciuto ai cremonesi

Una corte di Mantova fatta di strutture metalliche con donne nude appese, quasi una prigione nella quale stanno chiusi i personaggi del libertino palazzo ducale, incuranti dell’esterno. Una “camera delle meraviglie” come ha definito la stessa regista Elena Barbalich la sua trovata scenica, che poi si apre  e si chiude per diventare anche la casa di Rigoletto o la locanda di Sparafucile.

L’ambientazione scenica ha sorpreso il pubblico del Ponchielli. C’era attesa e voglia di ritrovare finalmente Rigoletto di Verdi, opera amatissima da Cremona (anche per i ricordi delle grandi interpretazioni di Aldo Protti o di Leo Nucci) e le sue celebri arie (da “questa o quella” a “caro nome”, da “La-rà, la-rà- la-rà” a “Cortigiani vil razza dannata”, da “Vendetta tremenda vendetta” a “la donna è mobile” al quartetto di “bella figlia dell’amore”) per cui sono comprensibili le perplessità sull’allestimento rilevate chiacchierando con il pubblico nel foyer tra il primo e il secondo atto anche se, a opera finita, è stata riconosciuta alla regista coerenza e originalità nel mettere in scena uno spettacolo che comunque pare aver soddisfatto i cremonesi.

Bene Angelo Veccia, un Rigoletto da anni collaudato di forte presenza scenica, e la Gilda di Lucrezia Drei (bella e brava). Buona interpretazione del Duca di Mantova di Matteo Falcier. Intenso e ben interpretato da Alessio Cacciamani il sicario Sparafucile. Katarina Giotas, Maddalena, stupisce con la sua sensuale presenza scenica. Bene l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali e il coro di OperaLombardia, guidati da Pietro Rizzo e Massimo Fiocchi Malaspina.
Si replica domani e domenica, alle 15.30.

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Commenti
  • Guglielmo Quaranta

    Si rimane perplessi nel leggere la “recensione” di questo spettacolo, forse il peggiore di tutta la stagione lirica. Se si parte dalla conduzione orchestrale iniziano i primi danni: un maestro concertatore che pur dirigendo senza spartito è rimasto senza una bussola di riferimento per l’intera rappresentazione rallentando o partendo all’assalto o caricando la strumentazione fino a coprire le voci (non ultimo la non sincronia tra la direzione e l’ultimo “la donna è mobile” in casa di Maddalena e Sparafucile dove il maestro ha dovuto rincorrere il tenore partito in anticipo rispetto ai tempi). L’interprete di Rigoletto è stata poi la nota più dolente. Un baritono né carne né pesce alla ricerca di cosa deve fare con la sua voce. Si salva la “povera” Gilda (col beneficio di qualche leggera sbavatura) in questo panorama molto deludente, scompaginato che sembrava affrontasse le prove e non le ultime recite di una stagione che ha toccato i teatri del Circuito Lombardo. La brevissima simulazione (trovata assai geniale della regista!…) del coro che ammicca nel primo atto al ballo del qua qua, resta una delle tante trovate che hanno il merito di far dimenticare questa rovinosa serata. Se poi il pubblico ha pure applaudito, c’è chi, per rispetto del teatro se ne è andato senza contestare e senza applaudire.