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In scena a teatro un Rigoletto essenziale che comunque è piaciuto ai cremonesi

Una corte di Mantova fatta di strutture metalliche con donne nude appese, quasi una prigione nella quale stanno chiusi i personaggi del libertino palazzo ducale, incuranti dell’esterno. Una “camera delle meraviglie” come ha definito la stessa regista Elena Barbalich la sua trovata scenica, che poi si apre  e si chiude per diventare anche la casa di Rigoletto o la locanda di Sparafucile.

L’ambientazione scenica ha sorpreso il pubblico del Ponchielli. C’era attesa e voglia di ritrovare finalmente Rigoletto di Verdi, opera amatissima da Cremona (anche per i ricordi delle grandi interpretazioni di Aldo Protti o di Leo Nucci) e le sue celebri arie (da “questa o quella” a “caro nome”, da “La-rà, la-rà- la-rà” a “Cortigiani vil razza dannata”, da “Vendetta tremenda vendetta” a “la donna è mobile” al quartetto di “bella figlia dell’amore”) per cui sono comprensibili le perplessità sull’allestimento rilevate chiacchierando con il pubblico nel foyer tra il primo e il secondo atto anche se, a opera finita, è stata riconosciuta alla regista coerenza e originalità nel mettere in scena uno spettacolo che comunque pare aver soddisfatto i cremonesi.

Bene Angelo Veccia, un Rigoletto da anni collaudato di forte presenza scenica, e la Gilda di Lucrezia Drei (bella e brava). Buona interpretazione del Duca di Mantova di Matteo Falcier. Intenso e ben interpretato da Alessio Cacciamani il sicario Sparafucile. Katarina Giotas, Maddalena, stupisce con la sua sensuale presenza scenica. Bene l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali e il coro di OperaLombardia, guidati da Pietro Rizzo e Massimo Fiocchi Malaspina.
Si replica domani e domenica, alle 15.30.

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