Cronaca
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Fa ginnastica invece di aprire l'ufficio postale Condannata ex direttrice

Gli avvocati Gian Pietro e Monica Gennari

Non aveva rispettato l’orario di apertura  dell’ufficio postale, lasciando spenta la luce e chiusa a chiave la porta di ingresso.  Agli utenti che volevano entrare diceva che c’erano dei guasti ai terminali dell’ufficio, ma non era vero. Lei, intanto, in una stanza attigua, era impegnata a fare ginnastica.  L’ex direttrice di un ufficio postale del cremonese è finita a processo con l’accusa di interruzione di pubblico servizio, e oggi l’imputata, 51 anni, difesa dagli avvocati Gian Pietro e Monica Gennari, è stata condannata dal giudice Giuseppe Bersani a quattro mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione, così come chiesto dal pm onorario Paolo Tacchinardi.

I fatti risalgono al 2015. A seguito delle lamentele e delle segnalazioni degli utenti, respinti dall’allora direttrice a causa di fantomatici problemi tecnici, i carabinieri avevano voluto vederci chiaro, così un militare in abiti civili si era presentato all’ufficio postale fingendosi un cliente. Anche a lui stesso trattamento: che i terminali erano guasti e che avrebbe dovuto tornare. A quel punto il carabiniere aveva finto di allontanarsi, ma in realtà si era fermato nei pressi dell’edificio, e guardando attraverso i vetri aveva notato che la donna stava facendo ginnastica con l’utilizzo di un attrezzo: lo step-fitness. La direttrice impegnata negli esercizi ginnici era stata immortalata in un video girato dal carabiniere con il cellulare.

Erano quindi scattati ulteriori accertamenti per verificare se ci fosse stato davvero un malfunzionamento delle apparecchiature informatiche, ma dalle Poste centrali non risultava nulla. Contattata dalla responsabile delle Poste, la stessa direttrice dell’ufficio aveva detto di aver trovato spenti gli apparecchi ma che li aveva riavviati senza alcun problema e che non si era presentato alcun cliente.

Una volta ‘smascherata’, la donna si era giustificata dicendo di avere seri problemi di salute e che il suo corpo aveva bisogno di movimento. Un mese dopo i fatti, alla 51enne, come hanno ricordato i suoi legali, era effettivamente stata diagnosticata la malattia di Cushing, sindrome rara che causa aumento di peso, problemi muscolari, difficoltà di movimento, atrofia dei muscoli e dolori ossei. Secondo studi, la quasi totalità dei pazienti con questa sindrome presenta alterazioni psichiche, come instabilità emotiva con bruschi cambiamenti di umore, irritabilità, difficoltà di concentrazione, periodi di apatia e problemi di memoria. “Una vera e propria situazione invalidante”, hanno fatto sapere i due legali, che però non hanno potuto evitare la condanna per la loro cliente. Ricorreranno in appello.

Sara Pizzorni

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