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Germanà contro il Comune
Causa istruita, la sentenza
è prevista per il 15 novembre

Nella foto, da sinistra l'avvocato Cistriani per il Comune e l'avvocato Cortellazzi con il suo assistito Germanà

‘La causa è istruita’. Dichiarato chiuso dal giudice del lavoro Antonia Gradi il procedimento civile promosso dall’ex comandante della polizia municipale di Cremona Fabio Germanà Ballarino contro il Comune. La sentenza sarà emessa il prossimo 15 di novembre. Al Comune, rappresentato dall’avvocato Enrico Cistriani, l’ex capo dei vigili, ora dirigente della polizia municipale di Lodi, chiede 200mila euro di risarcimento del danno per ‘straining’, cioè per stress forzato causato dalla dequalificazione.

Nella causa, l’unico teste sentito è stato, il primo febbraio scorso, l’attuale comandante della polizia municipale di Cremona Pierluigi Sforza, nel 2014 voluto dal sindaco Gianluca Galimberti al posto di Germanà, mandato a guidare la centrale operativa per nove mesi per poi essere trasferito a comandare l’ufficio infortunistica.

Nella sua testimonianza, l’attuale comandante della municipale Sforza aveva parlato in generale dell’organizzazione degli uffici, mentre per quel che riguarda il dopo Germanà all’avvicendamento alla centrale operativa aveva riferito che per otto mesi c’era stata una rotazione di personale fino a quando era stato individuato un ufficiale da inserire alla centrale. Una figura, secondo l’ex comandante, che però, a differenza sua, non ha mai rivestito le funzioni dirigenziali previste dalla Regione Lombardia. Ciò che Germanà, assistito dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi, ha voluto sottolineare è che quel posto che il Comune ha sempre sostenuto essere di assoluto prestigio, alla fine era andato ad un ufficiale che non era in possesso delle qualifiche appartenute invece all’ex comandante, che è laureato, che ha frequentato l’accademia, che ha partecipato a delle selezioni e che ha rivestito funzioni di dirigente, tanto che oggi ricopre un ruolo dirigenziale con responsabilità in diversi settori presso il comando della municipale di Lodi. Dunque, secondo le conclusioni dello stesso Germanà, per lavorare alla centrale operativa non c’era bisogno di una figura con le sue competenze.

“Il dottor Germanà”, aveva già spiegato da parte sua l’avvocato Cortellazzi, “è passato da comandante a portinaio”. Nel ricorso, di venti pagine, si parla di “dignità pesantemente danneggiata”, di “indubbia sofferenza emotiva sia all’interno che all’esterno del luogo di lavoro”. “Dal nostro punto di vista”, aveva sottolineato il legale, “l’ammissione che in quel periodo ogni giorno sia stato avvicendato un ufficiale diverso dimostra quanto già sostenuto nel ricorso”, e cioè “che per ricoprire quel ruolo non fossero affatto sottese e presupposte quelle competenze e conoscenze di grado elevato impiegate per lo svolgimento della mansione di comando maturate dal dottor Germanà negli anni di comando e, prima ancora, attraverso il conseguimento della laurea in Legge e la frequentazione dell’Accademia, ma capacità diverse”.

Nella memoria depositata dall’avvocato Enrico Cistriani per conto del Comune si controbatte, dichiarando che “le affermazioni di Germanà si palesano assai lontane dalla realtà operativa, nonché volutamente riduttive, per usare un eufemismo, dei compiti sottesi al ruolo di ufficiale responsabile di centrale operativa, a cui, per inciso, non spetta precipuamente il compito di rispondere alle chiamate e alle segnalazioni, bensì quello di presidiare la centrale ed adottare le necessarie e talvolta delicate determinazioni circa le linee operative da adottare”. Per il Comune, “lo stato di disagio lavorativo e di stress forzato” lamentato da Germanà “non trae necessariamente origine da situazioni di demansionamento o di dequalificazione, ben potendo, tale disagio, essere causato da svariate altre ragioni”. E questo, perché “l’importanza e la rilevanza delle centrali operative dei comandi di polizia, e quindi dei compiti ad esse sottesi, non pare possano essere messe in discussione”.

Sara Pizzorni

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