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Tolleranza zero solo per i ciclisti?

Lettera scritta da Piercarlo Bertolotti – Presidente FIAB Cremona

Da anni parliamo sulle pagine dei giornali, di ciclisti indisciplinati, dei mille reati quotidiani che commettono mettendo a serio rischio l’incolumità loro e degli altri cittadini, ed ora giunge la richiesta di una “tolleranza zero” verso quegli utenti che sempre più spesso sono vittime e non colpevoli.

Gli incidenti stradali, in netto aumento nel 2018, sono principalmente causati dall’eccessiva velocità, dall’uso del cellulare al volante e dalla guida in stato di ebbrezza. Ogni anno muoiono oltre 500 pedoni e quasi 300 ciclisti, quasi tutti in ambito urbano e quasi mai per loro “colpa”. Ciò non significa chiedere impunità per i ciclisti ma nemmeno ha senso fare una crociata contro di loro.

Ritengo errato suddividere gli utenti della strada in categorie nette: i pedoni quando salgono sull’auto diventano automobilisti, gli automobilisti quando scendono dall’auto diventano pedoni o ciclisti e, quindi, a infrangere il Codice della Strada sono sempre i cittadini, a prescindere dal mezzo che utilizzano.
Si tende spesso ad avere un’errata percezione dell’entità delle infrazioni e dei conseguenti pericoli: le infrazioni commesse dagli automobilisti in proporzione sono molto più numerose sia rispetto ai ciclisti sia a quelle effettivamente sanzionate e sono di gran lunga più pericolose.

Da una parte, dopo tanti anni di battaglie per ottenere più dignità per la bicicletta, il Governo ha stanziato fondi per la realizzazione di importanti ciclovie nazionali, riconosciuto la rete Bicitalia di FIAB nel DEF del 2017 ed approvato la legge 2-2018 per lo sviluppo della mobilità in bici che obbliga i Comuni a dotarsi di piani urbani, dall’altra sembra crescere da parte di alcune amministrazioni la volontà di frenare questo sviluppo con divieti e campagne punitive. Sia a Bologna che a Ferrara, come in altre città, dopo aver sanzionato qualche ciclista senza campanello o che pedalava sotto i portici, si è deciso un passo indietro e pensare ad altre soluzioni, vuoi per le accorate proteste dei cittadini che di una parte della Giunta stessa.

Se davvero tutti desideriamo un cambio di passo, si deve lavorare sul cambiamento culturale, promuovendo una mobilità diversa con efficaci campagne di comunicazione, parlando con i cittadini per far capire loro i benefici che ne trarrebbero, e, soprattutto, attuando tutte quelle azioni di moderazione della velocità e del traffico, di zone 30 effettive, di un trasporto pubblico efficiente così da rendere poco appetibile l’uso del mezzo privato.

Il ciclista urbano è come l’acqua: segue il percorso più corto e più facile, e dato che la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto che crea un beneficio non solo al ciclista ma all’intera comunità, sarebbe meglio lavorare per agevolarlo nei suoi spostamenti e incentivare tutti coloro che possono permetterselo per età, salute e distanze da percorrere.
Se la “tolleranza zero” fosse nei confronti degli automobilisti che parcheggiano sui marciapiedi e sulle piste ciclabili (€ 84 e 2 punti patente), di chi supera i limiti di velocità (da € 40 a € 3.000 e da 3 a 10 punti patente), di chi guida con il cellulare, di chi non dà la precedenza ai pedoni sulle strisce e… dopo un mese registreremmo un notevole incremento di ciclisti perché nessuno avrebbe più la patente.

E’ irritante ed irrispettoso che, ad ogni incidente in cui è coinvolto un ciclista, l’intransigente opinione pubblica attenda quasi con trepidazione di conoscere l’esatta dinamica ed i precisi spostamenti di pedoni e ciclisti per scaricare su di loro tutta la responsabilità (eh, ma con un piede era fuori dalle strisce – eh, lo sapeva che quella rotonda è pericolosa…) e mai nessuno che si interessi della velocità dell’auto o dell’eventuale distrazione commessa dall’automobilista! Sempre e comunque a solidarizzare con il cittadino automobilista, perché al suo posto potevamo esserci noi, e guai a prendersi una responsabilità!
Al posto di un ciclista indisciplinato che si macchia del delitto di procedere contromano o sul marciapiede potrebbe esserci il vostro cane che scappa dal giardino o vostro figlio che attraversa la strada senza prestare la debita attenzione! Tutto il centro città a 30 km/h e spazi condivisi senza preoccuparsi troppo delle piste ciclabili in sede protetta, perché la città è delle persone e tutti i cittadini hanno diritto di godersi lo spazio pubblico in tutta sicurezza.

Condividiamo insieme, quindi, l’idea di una campagna per un risveglio civico a tutto campo. Siamo d’accordo sul fatto che tutti debbano rispettare il codice della strada e che lo debbano fare anche i pedoni ed i ciclisti, a maggior ragione visto che sono quelli che rischiano di più, ma il numero di chi si sposta a piedi ed in bici cresce comunque a prescindere dalle politiche pubbliche, e ciò vuol dire che la città va avanti e non intende fermarsi.

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Commenti
  • android

    bravo

  • Illuminatus

    “Al posto di un ciclista indisciplinato che si macchia del delitto di
    procedere contromano o sul marciapiede potrebbe esserci il vostro cane
    che scappa dal giardino o vostro figlio che attraversa la strada senza
    prestare la debita attenzione!”

    Vorrebbe dire che i ciclisti sono paragonabili, nei comportamenti, ai cani ed ai bambini? L’ha detto Lei…

    • Forse mi sono spiegato male: non ho paragonato il comportamento, ma solo evidenziato la pericolosità di una situazione. Ho posto la domanda: l’automobilista x, rischia di investire (o investe) un bambino che attravesa di corsa la strada senza prestare la debita attenzione, il genitore di quel bambino, oltre che a prendersela con l’automobilista non chiederebbe agli amministratori maggiore sicurezza sulla strada? Maggiore sicurezza la ottieni solo moderando la velocità in alcune vie, perchè a 30 km/h i danni sono lievi o med,i a 50 km/h sono decisamente gravi ed a 70 km/h un pedone o un ciclista è praticamente spacciato. Troppe auto parcheggiate per ore a bordo strada o nei viali limitano la mobilità di pedoni e ciclisti. Alcune volte “la percezione” fa immaginare che il pericolo sia più grave di ciò che è in realtà

      • Illuminatus

        Io ho suonato il clacson ad un ciclista che era passato col rosso costringendomi ad una brusca frenata. Di tutta risposta sono stato minacciato (“so che ho sbagliato, ma scendi dall’auto che ti disfo”).

        Un po’ meno arroganza da parte di chi, sulle due ruote, se ne frega di ogni regola non guasterebbe.

        • Questo è un altro punto toccato nella mia lettera. Non è il ciclista ad essere irrispettoso, ma il cittadino. Lei sa quante volte un’auto mi ha superato in salita per poi tagliarmi la strada per girare a destra senza mettere le frecce, costringendomi ad una brusca frenata per non finire sotto le sue ruote? Lo sa quante volte un’auto mi ha superato in curva a velocità sostenuta nel sottopasso di Via Bergamo spingendomi contro il marciapiede per girare su Via S. Ambrogio senza mettere frecce? … Devo continuare? …

          • Illuminatus

            Proporzionalmente sono molti più ciclisti che passano col rosso, che automobilisti. Spero non lo vorrà negare, il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, quotidianamente. Io lo vedo tutti i giorni, specie in Viale Po.

            Mi auguro che, visto il ruolo che Lei ricopre, vorrà affrontare questo problema presso i Suoi iscritti. Ci va di mezzo la vita loro.

        • Stefano Soratroi

          Io vedo molti più automobilisti col cellulare in mano mentre guidano o che sfrecciano a velocità sostenute rispetto ai ciclisti che passano col rosso. L’unico modo per capire cosa rischiano ogni giorno i ciclisti sulle strade è provare in prima persona, io sono sia ciclista che automobilista e pedone, le chiedo di provare per almeno una settimana a lasciare a casa l’auto e girare in città in bici, poi ci fa sapere.

          • Illuminatus

            Sono spessissimo in bici anch’io, ma al rosso mi fermo.

          • Gino Testi

            Si vede che ci va poco o è molto fortunato… Io la uso tutti i giorni e percorro per lavoro km in città rischiando la vita più volte (per non dire delle buche, delle piste che fanno schifo, dei pedoni che attraversano senza guardare ecc. ecc.).

          • Illuminatus

            Ma cosa crede di sapere Lei. L’anno scorso di km ne ho fatti 2.219 km in bici (anche se la maggior parte sullo sterrato).

            E – lo ripeto – IO mi fermo al rosso.

          • Gino Testi

            Io non vado sullo sterrato o sugli argini, appunto. Giro per la città e ne vedo di ogni. Pur essendo anche un automobilista, per essere onesto non ho mai visto tanta indisciplina come in chi guida l’auto. Oltretutto in termini di rischio, anche un babbeo ammetterebbe che è incommensurabile la differenza tra un’auto e una bicicletta. Chi guida intanto dovrebbe cominciare ad andare più piano e smetterla con il cellulare (e le altre fonti di distrazione): ha senz’altro una responsabilità maggiore in termini di rischio, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli (pedoni e ciclisti).

        • Gino Testi

          Attento, esiste una lobby di violenti ciclisti che minaccia gli automobilisti! Ci sono anche gruppi di pedoni che minacciano i ciclisti e automobilisti organizzati che malmenano i disabili in carrozzina!
          Un mondo irriconoscibile!
          Ah, com’era bello quando andavamo tutti a piedi!

          • Illuminatus

            No, esistono solo i cicilisti cafoni che credono che possono fare di tutto perché hanno il patentino della moralità superiore. Esattamente – peraltro – come quelli del PD.

          • Gino Testi

            La sua è proprio un’ossessione: cosa c’entra l’andare in bici col PD?

    • Gino Testi

      No, no, intendeva dire che ci sono anche cani che vanno in bici e bambini che guidano l’auto… no?!

  • Simone

    Il ciclista è come l’acqua: cerca il tragitto più breve. Non è cosi che funziona: nel quartiere stadio tra le vie Gallazzi, Persico, Brescia, sono state fatte le ciclabili (che per realizzarle hanno tolto almeno 25 posti auto senza considerare quella pensilina per il bus senza senso) che rispetto la strada allungherebbe di qualche decina di metri il percorso e che solo in 3 utilizzano perché, appunto, per fare prima i ciclisti pedalando sulla carreggiata riservata ai veicoli a motore. Senza parlare della rotonda di piazza Cadorna che nonostante vi sia la pista per attraversata in sicurezza nessuno o pochi usa perché si fa prima a fare come l’auto che fare tutto il giro largo. E i Pantani della domenica? Che pensano di stare al giro d’Italia? Si ricordi sig. Presidente che la maggioranza di chi usa l’auto lo fa perché deve non perché vuole (deve lavorare e viene da lontano), usa veicoli commerciali perché i pacchi o gli attrezzi non li può portare nel cestino della bici, quindi se potesse credo userebbe un mezzo alternativo invece di stare chiuso in una scatoletta di acciaio. I ciclisti vanno puniti quando trasgrediscono e se uno li urta perché non seguono le regole devono risponderne anche con un risarcimento (se tu mi fai un danno per colpa tua o me lo fai procurare come è successo a quella signora che ha sbattuto contro un albero distruggendo la macchina per colpa di un imbecille su 2 ruote) mi paghi fino all’ultimo cent e ti becchi pure la multa.

    • Gino Testi

      Io percorro spesso in bici via del Macello sulla pista ciclabile, accidentata da auto in sosta vietata… Come la mettiamo allora? Ha capito il senso della lettera di Bertolotti o le devo fare un disegnino?!

      • Illuminatus

        Oggi c’erano tre ciclisti aspirante Moser in tangenziale… ecco una cosa che trovo “irritante ed irrispettoso” (delle Leggi).

        Se vuole Le faccio il disegnino…

        • Gino Testi

          Vedo che proprio fa fatica a capire il senso della lettera di Bertolotti. Forse a questo punto un disegnino non basta: Bertolotti intendeva dire che non ha senso demonizzare la categoria dei ciclisti poiché tutti, chi più di meno, chi prima chi poi, sono (siamo) sia pedone che ciclista che automobilista e motociclista. Si tratta di rispettare le regole e pretendere da tutti che vengano rispettate – sempre.

          L’esempio che fa lei, d’altronde, potrebbe essere applicato ad ogni altra categoria di cittadini: pedoni che attraversano senza guardare o invadono la pista ciclabile; ciclisti che corrono affiancati e passano col rosso, sui marciapiedi o contromano; automobilisti che non rispettano la segnaletica e corrono; motociclisti che fanno le corse occupando la carreggiata e rendendo difficile il sorpasso…
          Come è facile intuire ce n’è per tutti. Lo sport più facile dell’italiano medio è quello di demonizzare l’altro e non guardare mai a se stesso (‘chi è senza peccato…”). Poi tutti in chiesa, la domenica, a pregare e porgere l’altra guancia…

          • Illuminatus

            Io capisco ma non condivido il senso del Bertolotti. Posso?

            A me danno fastidio quelli che non rispettano le regole, automobilisti o ciclisti che siano. Il Bertolotti parla di ciclisti e allora rispondo. Tutto qui.

            Anch’io non sopporto gli automobilisti che parlano al cellulare, che parcheggiano sulle piste ciclabili, che non rispettano le precedenze, ecc. ecc. Mi vengono proprio su una braga. Ma il discorso era un altro: i ciclisti.

          • Gino Testi

            Allora siamo d’accordo… dai suoi primi interventi non sembrava così, o per lo meno ho frainteso…
            Credo però che si debba sempre considerare che quello italiano è un popolo refrattario alle regole, ‘anarcoide’, sempre pronto a guardare quello che fanno gli altri e poco disposto a fare un minimo di autocritica…
            Ci vorrebbe tolleranza zero per tutti perché l’autoregolazione è un’utopia… ma è anche utopico pensare a una società ipercontrollata con vigili dovunque, videocamere ecc…

  • Illuminatus

    Oggi c’erano tre ciclisti aspirante Moser in tangenziale… ecco una cosa che trovo “irritante ed irrispettoso” (delle Leggi).

    Sbaglio a segnararlo?