Cronaca

Calo nascite, primi effetti anche su insegnanti. 12 cattedre in meno alle medie

Ci sarà sempre meno bisogno di insegnanti, in prospettiva a causa del declino demografico. Un fenomeno analizzato dalla Fondazione Agnelli in una recente pubblicazione (-55 mila tra maestri e professori di qui al 2028), e che si comincia a intravedere anche a Cremona dove sono in corso le pubblicazioni dei prospetti organici per i vari ordini di scuola per il prossimo anno scolastico. A livello provinciale, sono calate le cattedre per le scuole d’infanzia e per le primarie (sei posti in meno ciascuno) e ben 12 per la scuola secondaria di primo grado. 12 titolari di cattedra perdenti posto, per i quali si apre la strada della domanda di trasferimento condizionato con la speranza di vedersi assegnato un posto nella stessa provincia o, nel migliore dei casi, nello stesso comune.

In concreto, ‘saltano’ così un posto di sostegno all’IC di Castelverde, uno di inglese a Rivarolo, 4 posti alla media Vida di Cremona (arte, italiano, tecnologia e francese); una cattedra di inglese a Trescore Cremasco, due (arte  e scienze motorie) a Pandino; tre alla Vailati di Crema (ed. musicale, scienze motorie e tecnologia); una di francese a Bagnolo cremasco.

“Può trattarsi di un fenomeno legato alla contingenza del numero di nati in un determinato anno. Ricordo ad esempio che nel 2001 vi  fu un boom di nascite ma il trend è altalenante”, spiega Laura Valenti, segretaria Flc della Cgil. “A breve usciranno anche gli organici per la secondaria superiore, dove solitamente le fluttuazioni in negativo sono compensate da quelle in positivo, a seconda delle scelte delle famiglie”. Altra incognita che riguarderà questo ordine di scuole a settembre sarà l’entrata in vigore della riforma che introduce un’ora obbligatoria di geografia nei professionali, ma a parità di risorse, quindi con la probabile contrazione di altri insegnamenti.

Ma lo scenario delineato dalla fondazione Agnelli non è per niente rassicurante nei confronti di chi pensava di intraprendere la professione di insegnante. Nella sola Lombardia entro il 2028 è previsto un calo dell’8% della popolazione scolastica nella scuola d’infanzia, del 15% nella primaria e dell’11% nella scuola media. Si salvano solo le superiori, con una previsione di aumento del 4%. I dati sono basati sulle proiezioni demografiche dell’Istat e tengono conto della diminuzione delle madri potenziali (-10% di donne tra i 15 e i 45 anni tra 2007 e 2017); della diminuzione del tasso di fecondità, anche quella delle straniere (-15% negli ultimi 10 anni); dalla riduzione dei flussi migratori (7,5 per mille nel 2007 e 3 per mille nel 2017).

In Italia – continua il rapporto – la popolazione in età scolare fra i 3 e i 18 anni (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado) è oggi di circa 9 milioni. Fra 10 anni, nel 2028 sarà scesa a 8 milioni.
Potrebbero essere oltre 55.000 i posti/cattedre in meno fra 10 anni – si legge – a partire dai gradi inferiori. Il fenomeno investirà progressivamente tutte le regioni, comprese quelle del Nord; si può quindi prevedere un raffreddamento della mobilità territoriale dei docenti, poiché diminuiranno le opportunità di trasferirsi dal Sud al Centro-Nord per entrare in ruolo. A regole vigenti si assisterà anche a un rallentamento nel turnover: i nuovi insegnanti immessi in ruolo saranno in numero inferiore agli insegnanti che usciranno (per pensionamenti, ecc.). Come ha commentato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione ‘a soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche la capacità di innovazione didattica dell’intero sistema d’istruzione’”. g.biagi

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