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Tamoil, Cassazione conferma
inquinamento. Galimberti:
'Ora via alla richiesta danni'

Rigettato il ricorso dell’imputato e inammissibile quello della procura generale che chiedeva il reato più grave di inquinamento delle acque. E’ arrivata ieri in tarda serata la conferma definitiva della Corte di Cassazione alla sentenza emessa il 20 giugno del 2016 dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia sul caso Tamoil: dunque una sola condanna a tre anni di reclusione per disastro ambientale colposo aggravato per il manager Enrico Gilberti e assoluzione per tutti gli altri imputati: Giuliano Guerrino Billi, Mohamed Saleh Abulahia, Pierluigi Colombo e Ness Yammine (l’unico, quest’ultimo, ad essere stato assolto anche in primo grado).

Confermati, per le parti civili, i risarcimenti decisi in primo grado, compreso il milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune. Se in primo grado il Comune era rappresentato dal cittadino Gino Ruggeri, anche questa volta, come in appello, è stata la stessa amministrazione, attraverso l’avvocato Alessio Romanelli, a chiedere i danni. I colleghi Gian Pietro Gennari e Claudio Tampelli assistevano la canottieri Bissolati, l’avvocato Vito Castelli la Flora, i legali Annalisa Beretta e Marcello Lattari il Dopolavoro ferroviario e l’avvocato Sergio Cannavò Legambiente.

Dunque anche la Cassazione, confermando la condanna a Gilberti, ha confermato l’inquinamento, e cioè che Tamoil aveva inquinato la falda e i terreni sottostanti la raffineria, le canottieri Bissolati e Flora e il Dopolavoro ferroviario, ma il reato consumato è quello di disastro colposo. Nella sentenza di primo grado, invece, il giudice Guido Salvini, il 18 luglio del 2014, aveva condannato Enrico Gilberti e Giuliano Guerrino Billi rispettivamente a sei e a tre anni per disastro doloso, mentre Mohamed Saleh Abulaiha e Pierluigi Colombo ad un anno ed otto mesi ciascuno per il reato di disastro colposo. Nel processo, Gilberti era difeso dagli avvocati Carlo Melzi d’Eril e Riccardo Villata.
“E’ una soddisfazione il fatto che l’inquinamento prodotto da Tamoil, al di là delle singole responsabilità personali, sia stato nuovamente riconosciuto e confermato come effettivo disastro ambientale con i risarcimenti anche in favore della collettività”, ha commentato il giudice Salvini. “E’ un reato che ha avuto una definizione più precisa con la legge del maggio 2015 sui reati ambientali, una legge attesa da molti anni e che forse questo processo ha contribuito a far approvare”.

I COMMENTI:

“Un’altra importante sentenza per la città”, ha detto in mattinata il sindaco Gianluca Galimberti. “Nel 2015 abbiamo fatto la scelta giusta costituendoci parte civile per rappresentare la città, pesantemente segnata dalla vicenda Tamoil. Questa sentenza rende finalmente giustizia ai cittadini. Il nostro ringraziamento a Gino Ruggeri e agli avvocati Giuseppe Rossodivita e Alessio Romanelli è enorme. Ora il nostro impegno immediato è quello di lavorare al percorso civile per la quantificazione dei danni subiti”.

“Siamo soddisfatti dell’esito del processo”, è quanto hanno fatto sapere gli avvocati Gennari e Romanelli. “E’ una vittoria della città e per la città. È stato un processo lungo, difficile per gli argomenti trattati e che ha consentito a tutti noi di poter crescere ancora professionalmente, rendendo possibile agli avvocati che hanno partecipato a questa ‘avventura’ di fare gruppo con un sentimento di colleganza professionale e umana. Vedendo oggi la situazione del processo con gli occhi di allora, quando tutto è iniziato, ci accorgiamo di quanto questo lavoro compiuto dal collegio difensivo delle parti civili non sia mai stato un mero spettatore processuale, ma abbia contribuito all‘accertamento dei fatti e delle responsabilità”. E ricordando le parole di Piero Calamandrei, politico, avvocato e accademico italiano citato nella sua arringa finale dall’avvocato Gennari, ‘per trovare la Giustizia bisogna essere fedeli: essa, come tutte le divinità, si manifesta soltanto a chi crede’. “E noi abbiamo creduto”, ha detto Gennari.

“Casi come quello della Tamoil”, ha sostenuto a sua volta l’avvocato Sergio Cannavò, “non devono più verificarsi. Purtroppo guardando i dati sulla criminalità ambientale e sui casi di inquinamento accertato è difficile essere tanto ottimisti; siamo però consapevoli che grazie alle nuove norme e al completamento del sistema dei controlli ambientali, che speriamo presto potrà essere concluso, sarà più semplice prevenire, contrastare e se necessario sanzionare la azioni più gravi compiute ai danni dell’ambiente”.

Immediato anche il commento di Gino Ruggeri, segretario di radicalicremona.it: “La Cassazione ha confermato che il disastro ambientale è stato provocato dalla raffineria.
È stato confermato il risarcimento di un milione al Comune ottenuto grazie alla mia azione popolare e al comune che in secondo grado ha ripreso la titolarità della costituzione di parte civile invertendo la rotta del passato. Abbiamo dimostrato che quando il cittadino si attiva può non essere suddito. Grazie a tutta la squadra e al sindaco Galimberti”.

Sara Pizzorni

Gli avvocati delle parti civili (da sinistra Cannavò, Beretta, Romanelli, Gennari, Tampelli, Castelli e Lattari)

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Commenti
  • brontolo

    Ben fatto…complimenti a tutti!!

  • ciclo-pe

    Se penso che all’ inizio il Comune non si era costituito parte civile, poi per fortuna ha cambiato idea, ringrazierei per prima cosa il gruppo radicale di Cremona e Legambiente che per primi si sono fatti carico di questa vicenda per chiedere giustizia da parte della cittadinanza. Ora speriamo che la città venga risarcita e si arrivi alla bonifica delle aree. Resta il fatto che aver consentito ad una raffineria di ampliarsi progressivamente per decenni arrivando a tali dimensioni in una zona fragile come la golena del Po e a pochi metri dal quartiere Po inquinando falde e ambiemte con il rischio dell’ incidente rilevante è stato un bell’ azzardo.

  • paolo

    come al solito i frutti vengono assaporati a chi non aveva mosso un dito