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Presenza mafiosa in
provincia spiccano
estorsioni ed edilizia

La presenza mafiosa in provincia di Cremona, nelle sue più svariate forme, è purtroppo una realtà ben documentata nel Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia, redatto da Polis. Un documento di 200 pagine in cui nel territorio cremonese si denota la presenza di diverse tipologie di reato: dalla penetrazione della ‘ndrangheta nell’edilizia allo sfruttamento della prostituzione, dallo smaltimento illegale di rifiuti alle estorsioni.

Secondo il rapporto, “dalle recenti inchieste si nota nel settore dell’edilizia un’estensione del monopolio della ‘ndrangheta anche nella parte orientale della Lombardia, in particolare nelle provincie di Cremona e Mantova”. Una presenza che “in questi territori è stata a lungo sottovalutata”, sebbene vi siano state alcune inchieste giornalistiche, “a fronte dei numerosi e assai sospetti incendi che si verificavano nei cantieri” si legge nel documento. “A queste hanno fatto seguito le indagini della procura di Brescia culminate nel 2015 con l’arresto di oltre un centinaio di soggetti ritenuti affiliati o contigui al clan Grande Aracri (inchiesta Pesci). Fonti investigative hanno successivamente confermato la presenza di ‘un controllo totale del territorio delle due provincie inteso concretamente come controllo totale dell’intero settore (delle costruzioni)'”.

Anche lo smaltimento illegale dei rifiuti e, più in generale, i reati ambientali rappresentano un fenomeno criminale crescente in Lombardia e nella provincia di Cremona. Nella classifica regionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti, Cremona è all’ottavo posto, con 8 infrazioni accertate, 6 sequestri e 10 denunce nel 2017.

Il territorio cremonese sembra essere stato altresì raggiunto dalla criminalità legata agli incendi. Secondo il rapporto, “La catena di incendi appiccati agli impianti di trattamento di rifiuti in Lombardia costituisce un chiaro indice della presenza di una illegalità assai diffusa nel settore”. Nello specifico, “sono numerosi gli episodi incendiari a impianti di stoccaggio e smaltimento, inceneritori e discariche abusive che dalla provincia di Pavia a quella di Brescia, Bergamo, Como, Lecco, Cremona, Mantova sino all’area metropolitana di Milano si sono susseguiti negli ultimi anni”. Il rapporto cita in particolare l’episodio dello scorso 25 ottobre, presso la Piastra ecologica di San Rocco, quando un cumulo di rifiuti aveva preso fuoco: l’origine dell’incendio è stata definita dalle autorità come dolosa, tuttavia non si è ancora riusciti a dare un volto ai responsabili.

Nel settore turismo, anch’esso destinatario di un interesse crescente da parte delle organizzazioni mafiose, si vedono in particolare “Cosa Nostra e la Camorra a stringere accordi per la spartizione degli affari e delle zone logistiche in cui operare. È quanto affermato nel 2013 nella relazione della Commissione parlamentare antimafia87, la quale nello stesso anno riportava le preoccupazioni della Procura distrettuale di Brescia circa acquisizioni sospette di aziende turistico-alberghiere nelle rispettive zone di competenza da parte di soggetti calabresi (Provincie di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova).

Tra le attività che fanno gola alla malavita non poteva mancare il gioco d’azzardo: il rapporto ricorda l’operazione Hermes”, che ha “messo in evidenza l’alleanza tra camorra e Cosa nostra per la gestione di alcune sale da gioco. Da un lato i casalesi, i Misso e i Mazzarella, dall’altro i siciliani Madonia, aveva avviato una collaborazione criminale volta alla gestione di numerose sale bingo a Milano, Cernusco sul Naviglio (MI), Cologno Monzese (MI), Brescia e Cremona”.

Incrementate parecchio anche le estorsioni, soprattutto in territorio cremonese, dove le denunce sono passate dalle 16 del 2010 alle 62 del 2016, con un incremento del 74%. “Nel 2011 è Brescia la provincia che conta il maggior numero di estorsioni denunciate per 100.000 abitanti, primato che nel 2012 e nel 2013 passa a Milano e nei tre anni successivi a Cremona” si legge ancora nel rapporto. “Tutte le provincie seguono un trend positivo di crescita del numero di denunce ponderato al numero di abitanti dal 2010 al 2016. Sondrio e Cremona sono le due provincie che presentano un incremento maggiore”.

Anche la criminalità straniera sta diventando un problema sempre maggiore per il nostro territorio: “Ka provincia di Milano è quella nella quale si concentrano con maggiore intensità e da più tempo gli interessi delle organizzazioni straniere” scrivono gli esperti di Polis. “A un livello successivo si trovano quelle di Brescia, Varese, di Bergamo e di Monza e Brianza, seguite a loro volta da quelle di Cremona, Pavia, Como, Lecco e Mantova, a cui segue quella di Lodi e infine quella di Sondrio”.

E ancora, emergono numerosi episodi legati allo sfruttamento della prostituzione, ambito della criminalità in cui Cremona a metà classifica tra le città lombarde. In particolare, “a livello di distribuzione territoriale risulta che la provincia più interessata dal fenomeno della prostituzione sia Milano, seguita da Brescia. Poi in ordine decrescente si trovano Bergamo, Varese, Pavia, Mantova, Cremona, Como, Sondrio, Lecco, Lodi e Monza e Brianza”. Dal 2010 al 2016 sono state 73 le persone denunciate per favoreggiamento della prostituzione nel nostro territorio.

Del resto non è un caso, secondo Polis, “la scelta della Questura di Cremona di perseguire i centri massaggi cinesi in quanto ‘luoghi sospetti’ e solo successivamente i singoli titolari, al fine di fronteggiare le rapide cessioni delle autorizzazioni che rendono complicate le possibilità di sequestro delle strutture. Una scelta che nell’aprile del 2018 si concretizza nella chiusura di tutti i nove centri massaggi presenti in città e nella conseguente revoca delle licenze”.

Il documento, presentato oggi, era stato voluto da Giunta e Consiglio regionale della Lombardia, che ha incaricato della sua realizzazione PoliS-Lombardia, in collaborazione con l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, sotto la direzione del professor Nando Dalla Chiesa.

LaBos

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