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Tre passi fondamentali
per l'integrazione: lingua,
conoscenza leggi, lavoro

foto di repertorio

Lettera di Giancarlo Storti, presidente Fondazione Città di Cremona

Il suicidio del giovane extracomunitario alla Casa dell’Accoglienza di Cremona, a noi che vogliamo restare umani, dovrebbe far riflettere.
In un comunicato della Diocesi di Cremona il direttore della Caritas dichiara: “Questa tragedia suscita in noi e nei nostri ospiti un forte rammarico su come i viaggi della speranza verso un lavoro e una vita più dignitosa possano naufragare in situazioni di lunga attesa e con poche prospettive riguardo all’ottenimento dei documenti. E non possiamo tacere lo sconforto di fronte al nostro impegno e a quello dei sanitari che seguono questi ragazzi in depressione, senza che il loro stato di fragilità sia minimamente tenuto in conto nell’iter per l’ottenimento dei documenti”.
Riceverò molte critiche per queste riflessioni e proposte operative ma non riesco a stare zitto. Siamo stati ‘bravi’ come sistema Italia, ad organizzare l’accoglienza degli stranieri ma del tutto incapaci ad elaborare ed organizzare percorsi di integrazione. Una esperienza positiva, come ad esempio quella di Riace, è stata chiusa.
Oggi con l’avvento dell’era Salvini, che speriamo duri ancora poco, si sta smantellando anche l’accoglienza.
Quel suicidio è anche frutto di un disagio continuo permanente in cui vivono i migranti accolti sul nostro territorio.
Certo si butta fango su queste persone, si lanciano messaggi di odio, vengono additati come i responsabili dei nostri problemi di Italiani e quindi sempre di più sono marginalizzati e considerati degli ‘scarti’ di cui liberarsi con l’indifferenza di tutti.
Molto è stato fatto per l’integrazione a Cremona sia dalle strutture del terzo settore che dalle istituzioni.
Ma le speranze di queste politiche non si possono spegnere.
Integrazione, ci dicono gli esperti,significa essenzialmente tre cose.
Primo, imparare la lingua del paese che ti ospita, secondo, conoscere le leggi che sono vigenti e terzo l’inserimento in percorsi lavorativi.
La Fondazione Città di Cremona in questi anni ha emesso bandi, rivolti alle associazioni del terzo settore per il sostegno all’inserimento lavorativo ed alla lotta alla povertà.
Sui temi dell’integrazione degli stranieri è giunto il momento di fare qualche ulteriore riflessione, proposta e realizzazione.
Una Fondazione nata attorno al 1300, come la nostra, la cui sede è in un palazzo chiamato della Carità non può rimanere fuori da questo percorso che ci coinvolge tutti.
Per questa ragione nel prossimo CdA (Consiglio di Amministrazione) roporrò un progetto ‘pilota’ (per noi) sul tema dell’integrazione degli stranieri sulla base dei tre principi prima indicati ovvero insegnamento della lingua, delle leggi ed inserimento lavorativo che coinvolga, almeno in questa fase, una parte di persone che sono ospitate dalle varie strutture cremonesi.
Una goccia nel mare, diranno in tanti. Altri diranno che non è compito della Fondazione ma di altri, e così via. Ma su questa partita devono scendere in campo diversi attori.

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Commenti
  • Camillo Frangipane

    Ben venga questo sforzo per trasformare alcuni di questi migranti inattivi in qualcosa di più utile a loro e alla società che li ospita. Ma l’episodio citato dovrebbe far riflettere coloro che “vogliono restare umani” su quanto sia irresponsabile esaltare queste immigrazioni disordinate di persone provenienti da contesti primitivi, prive di qualsiasi preparazione, ma cariche di aspettative destinate a infrangersi contro la dura realtà dell’Italia attuale, con la sua economia declinante, la burocrazia e la giustizia dai tempi biblici, la sanità sempre più piena di assistiti e vuota di medici, il lavoro precario, etc. E quando si parla di “integrazione” ricordiamoci che essa richiede ben altro, come una comunanza di valori civici, comportamenti, tradizioni, condivisione di attività.

    • maria

      in troppi si riempiono la bocca ed il portafoglio con la parola integrazione….!!!!senza sapere i danni che fanno queste persone incompetenti….

      • Marco

        Vogliamo fare un calcolo al volo dei danni prodotti dagli italiani?

    • Marco

      In primis bisogna accettare il fatto che le migrazioni sono inevitabili e sono accentuate da guerre e cambiamenti climatici per i quali l’occidente è uno dei maggiori responsabili. Tante scuse per dire solo “Porti chiusi” che sostanzialmente significa “che possano annegare tutti” è un ragionamento da sottosviluppati.