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Vicenda Provincia: spunta
l'ipotesi di nuove elezioni
anche per il Consiglio

A poche di distanza dal consiglio provinciale convocato per oggi, arriva sul tavolo dei consiglieri il parere pro veritate (richiesto dal vicesegretario dell’ente, Bonvini) dell’avvocato Mirko Brignoli, che ripercorre l’intera vicenda, una vicenda senza precedenti a livello nazionale. Due le soluzioni prospettate: prendere atto delle dimissioni di Signoroni e “procedere in autotutela all’annullamento degli atti tutti della elezione del presidente del Provincia di Cremona nella parte in cui riguardano la candidatura del sig. Signoroni e procedendo alla proclamazione dell’altro candidato quale presidente della Provincia”. Oppure, seconda strada possibile, “prendere semplicemente atto delle dimissioni del presidente Signoroni e, sulla scorta del dettato dell’art.53 del Tuel, proporre lo scioglimento del Consiglio e procedere così all’indizione di nuove elezioni di entrambi gli organi”.

Dunque si fa sempre più agguerrito il fronte anti-Signoroni, a cui il legale contesta tra l’altro il fatto di non avere mai dato risposte in via ufficiale alle contestazioni, fin dall’inizio di questa vicenda. Nessuna risposta sarebbe stata data ai primi dubbi sollevati il 9 settembre dal segretario generale (la dottoressa Nanni, a cui nel frattempo è scaduto il contratto); nessuna comunicazione di dimissioni dal Cda dell’Ato sarebbe giunta in Provincia; nessun riscontro né impugnazione sarebbero stati dati da Signoroni alla formale contestazione di ineleggibilità ai sensi del Tuel, contestazioni fatte il 16 settembre.  (In realtà risulta che Signoroni abbia prodotto un parere legale, da lui stesso commissionato, in cui confutava la contestazione di ineleggibilità).

In questa situazione in bilico però – continua il parere legale – veniva comunque convocato un primo consiglio provinciale con un ordine del giorno da cui mancava quello che avrebbe dovuto essere il primo adempimento, ossia la verifica delle condizioni di ineleggibilità o incompatibilità. “Così facendo non si è dato corso alla riunione obbligatoria come primo atto a seguito delle elezioni, ove sarebbero state rilevate le cause ostative …” si legge ancora.

Le stesse dimissioni di Signoroni, risalenti al 3 ottobre, “possono essere ricondotte in maniera non equivoca alla rilevata sussistenza della condizione di ineleggibiltà”: mancano altre motivazioni, si legge nel parere legale, pertanto Signoroni avrebbe riconosciuto la propria ineleggibilità. Inoltre, le sue dimissioni non sarebbero al momento ancora efficaci in quanto, “per legge e per statuto dell’ente stesso, divengono efficaci 20 giorno la loro presentazione al consiglio” e il termine non è ancora decorso. Non solo. Anche la designazione del vicepresidente nella persona di Rosolino Azzali, sarebbe una violazione del testo unico enti locali, in quanto “non è stato nominato con comunicazione ai consiglieri (né in concerto con essi)”.

In sostanza, Signoroni avrebbe evitato di porre al voto, nel primo consiglio utile, la verifica delle condizioni di eleggibilità e così facendo, afferma l’avvocato Brignoli, si sarebbe posto in “contrasto con i pareri degli uffici che sul punto si erano già espressi in modo chiaro e istituzionale in difesa dell’Ente Provincia”.

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