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Studenti in tribunale a lezione
di Giustizia civile. Viaggio
tra norme e contenziosi

Da sinistra, Petrosino, Villa, Milesi e Calabrò

Una vera e propria lezione di Giustizia civile, quella a cui hanno assistito questa mattina nell’aula polifunzionale del tribunale di Cremona quattro classi dell’istituto Janello Torriani di Cremona in occasione della giornata europea della Giustizia civile. Relatori, i giudici Andrea Milesi, coordinatore della sezione civile, Luigi Enrico Calabrò, Annalisa Petrosino e l’avvocato Paolo Villa. E’ stato un lungo viaggio su come si svolge un processo civile, sul ruolo e sui compiti degli avvocati, sulle norme e sui contenziosi e anche sui tentativi di accordo prima che venga intentata una causa: dalla transazione alla mediazione fino alla negoziazione assistita. Si è parlato di contenziosi inerenti liti di condominio, sfratti, separazioni, incidenti stradali, testamenti, cause di lavoro, e di tutti i passaggi tecnici e giuridici su tutto ciò che ruota attorno ad una causa civile: dall’atto di citazione notificato alla controparte, all’iscrizione della causa in tribunale, alle prove testimoniali e alle richieste di perizia, fino al deposito delle memorie, alla fase istruttoria e all’udienza vera e propria.

E poi il ruolo del giudice, la sentenza, la motivazione di quanto è stato deciso e gli altri gradi di giudizio. Fondamentale, è stato detto durante la lezione, la fase chiamata “esecuzione”, e cioè il risarcimento dovuto. Cosa succede se qualcuno non risarcisce?. “C’è sempre tanta gente che non paga”, ha detto il giudice Milesi. Nell’epoca romana – è stato detto in aula – se una persona non dava i soldi dovuti, la ‘controparte’ poteva prendersela e farla sua schiava. Ai giorni nostri non è più così, ovviamente. Battute a parte, oggi si applica il pignoramento, attraverso il quale si aggrediscono i beni dei debitori, portandoli davanti al giudice.

Una lezione a tutto campo, nella quale, oltre ai danni patrimoniali, si è parlato anche di quelli non patrimoniali, e cioè i danni immateriali: biologico, esistenziale, morale. Tantissimi gli esempi concreti portati dai giudici, che hanno parlato di danni alla salute, di danni psicofisici causati magari da un incidente stradale, o di danni da morte di un animale da affezione. Quanto valgono questi tipi di danni? La Giurisprudenza segue le tabelle elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano.

Il danno non patrimoniale per la morte di un congiunto in un incidente stradale, sempre considerando tutte le circostanze del caso, prevede una forbice da un minimo al massimo dei valori: un esempio: a favore di ciascun genitore per la perdita di un figlio in un incidente stradale è previsto un risarcimento che va da un minino di 165.960 euro ad un massimo di 331.920 euro. Durante la mattinata si è toccato anche un tema molto caro in America, meno in Italia, e cioè la cosiddetta ‘class action’, con una citazione al film ‘Erin Brockovich’, con Julia Roberts, sul risarcimento danni di un’industria che aveva inquinato le falde acquifere. Azioni collettive che in Usa hanno portato grandi colossi a risarcire milioni e milioni di dollari.

Perchè ci sono tempi così lunghi in Italia per la Giustizia civile?, è stato chiesto da uno degli studenti. “E’ vero”, ha ammesso il giudice Milesi, che ha dato un consiglio fondamentale: “Parlarsi da persone civili, tentare di arrivare sempre ad un accordo prima di intentare una causa. E in questo un ruolo fondamentale lo gioca l’avvocato. In America ci sono pochissime cause perchè le parti e i loro legali si incontrano e trovano un accordo prima. In Italia, se non ci fossero così tante cause, i tribunali non sarebbero ingolfati”.

A tutti gli studenti interessati ad intraprendere la carriera di magistrato ha parlato il giudice Petrosino, che, citando la sua esperienza, ha detto: “Questo è un lavoro bellissimo, perchè ti permette di fare giustizia e di risolvere i problemi. Certo, richiede tanto studio, ma ne vale la pena. Se abbiamo paura di sbagliare anche noi? Certo che sì. Capita spesso, non si dorme di notte, ma se sai che hai studiato bene una causa e che hai lavorato con coscienza, sei tranquillo. E comunque una persona che ha perso una causa può sempre ricorrere in appello”.

Sara Pizzorni

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