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I fanghi non smaltiti in
agricoltura all'inceneritore di
Cremona: la proposta di A2A

L'impianto di incenerimento di Cremona

Verranno bruciati nell’inceneritore A2A di Cremona i fanghi non smaltiti in agricoltura. La stretta imposta da Regione Lombardia agli spandimenti di fanghi in agricoltura (divieto nei comuni dove già ci sono già grandi quantità di reflui degli allevamenti zootecnici), apre un nuovo mercato nel quale A2A si vuole inserire con i propri impianti bruciarifiuti sottoutilizzati. Tra questi, appunto quello di Cremona: capacità di 140mila tonnellate di rifiuti e solo 80mila bruciati.

La richiesta è stata formalizzata nei giorni scorsi da A2A al Comune di Cremona e se n’è discusso nella penultima riunione di giunta. A2A ha proposto al Comune un proprio progetto che prevede un potenziamento della Linea 1 del bruciarifiuti, così da adeguarlo alle normative per poter incenerire i fanghi.  Pare che la somma prevista superi i 4 milioni di euro che, però, A2A pensa di poter recuperare con il rialzo dei prezzi avuto recentemente per lo smaltimento dei fanghi: sui terreni il costo era di 50 euro a tonnellata, con la stretta supererebbe i 200 euro quindi si stanno cercando alternative, cioè bruciarli anziché spanderli. A2A confida di poter rientrare in fretta dall’investimento iniziale ma difficilmente, anche in questa tornata amministrativa, il sindaco Galimberti riuscirà a mantenere la promessa di spegnere l’inceneritore dopo aver spostato al 2023 l’eventuale data di chiusura dell’impianto.

A2A ha ormai logiche industriali e il Comune di Cremona ha un peso irrilevante nelle linee di indirizzo della società lombarda (con vertici bresciani e milanesi) per la sua modesta quota di partecipazione. Ovviamente A2A si accollerebbe anche eventuali migliorie ambientali della zona dell’inceneritore comprese piantumazioni, una pista ciclabile e il recupero dell’antico bodri situato dietro l’impianto.

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