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600.000 euro alla maga per
riti d'amore, l'ex amante della
vittima: 'Lo ha fatto per me'

“Non mi sono mai accorto che non stava bene, e di questo ho rimorso. Ho sempre pensato fosse una persona molto fragile. Aveva fatto questo perchè voleva tornare da me”. A parlare è l’ex datore di lavoro ed ex amante della 45enne che per amore si era rivolta ad una sedicente maga, dilapidando il suo patrimonio e prelevando 350.000 euro dall’azienda per la quale lavorava come impiegata: complessivamente, in due anni, tra i soldi del suo conto corrente, della sua famiglia e quelli prelevati dalla ditta, aveva consegnato alla maga 600 mila euro per farsi fare rituali d’amore che ovviamente non erano serviti a nulla. Per aver rubato i soldi dal posto di lavoro, la donna è già stata condannata ad un anno e sei mesi, pena sospesa, con il riconoscimento di un parziale vizio di mente, mentre in questo processo, maga Valery, al secolo Elvira Di Lorenzo, 79enne di Fermo residente a Milano, deve rispondere di circonvenzione di incapace insieme al figlio Giuseppe Andò, 56 anni, napoletano, e a Stefano Vigevani, 38 anni, piacentino. Quest’ultimo si sarebbe finto cliente per convincere la 45enne che quei filtri d’amore erano davvero efficaci. Un’altra finta cliente, Cinzia Guarnieri, piacentina di 56 anni, aveva già patteggiato davanti al gup, due anni, pena sospesa.

La relazione tra l’impiegata e il suo datore di lavoro, come spiegato il aula dallo stesso 58enne, all’epoca sposato, era iniziata nel 1998 e terminata nel 2010, con vari momenti di interruzione. “Ogni litigata che facevamo”, ha ricordato lui, “era perchè io volevo concludere la relazione. Le dicevo che non ero la persona per lei. In questa vicenda ho le mie colpe anche io. Non sono stato determinato a concludere subito. Quando la relazione è finita, lei comunque voleva tornare con me “. Il rapporto lavorativo, invece, era finito nel 2013, quando lui si era accorto degli ammanchi in azienda. “Ce ne siamo resi conto con il nostro commercialista facendo un’analisi del bilancio. Abbiamo visto dei camuffamenti nei movimenti. Le abbiamo sempre dato la massima fiducia, non abbiamo mai sospettato nulla”.

La donna, a partire dal 2011, si era rivolta alla maga Valery, che l’aveva ricevuta  in più occasioni in appuntamenti fissati a Cremona, Crema e Milano. Per risolverle i problemi sentimentali, la maga si avvaleva di oggetti magici acquistati dalla cliente, come ad esempio limoni magici al prezzo di 500 euro l’uno, candele a forma fallica al prezzo di 3.000 euro l’una, candele a forma d’angelo, profumi magici, unguenti per benessere materiale, e un planetario di incensi magici acquistati per 7.000 euro, riuscendo, secondo la procura, a soggiogare completamente la donna che per continuare la ‘terapia’ era arrivata a frequentare lo studio due volte a settimana.

“Mi riceveva presso il suo studio a Crema, era come andare dallo psicologo. Mi diceva di non preoccuparmi, che mi avrebbe dato una mano”, aveva detto in aula la vittima, finita in un vortice che l’aveva portata addirittura al ricovero in una struttura psichiatrica. “Ero disperata”, aveva detto la 45enne, “l’unico obiettivo che avevo era quello di trovare soldi per la Di Lorenzo, ma poi al lavoro non riuscivo più a coprire i prelievi che facevo”. Secondo quanto riferito dalla vittima, la maga, nel frattempo, si era fatta sempre più insistente: “Mi telefonava ininterrottamente e mi mandava messaggi, mi diceva di staccarmi dalle persone che frequentavo perché facevano finta di volermi bene. E voleva i soldi: ‘Ti lascio un po’ di tempo’, mi diceva, ‘ma sappi che i soldi me li devi dare, altrimenti vado a cercarli da qualche altra parte’. Ero arrivata al punto che mi era diventato difficile ribellarmi a questa situazione”.

Nel frattempo la 45enne era cambiata: se n’era accorto il fratello, che in aula aveva detto di averla trovata sfuggente, trasandata e sempre al telefono, ma che mai avrebbe immaginato che fosse affetta da un disturbo così importante. Nel procedimento, il fratello dell’ex impiegata è parte civile quale curatore speciale della donna attraverso gli avvocati Sergio Fiori e Marco Simone. Secondo i due legali, maga Valery si era accorta delle condizioni mentali della 45enne: “le due”, ha detto l’avvocato Simone, “si vedevano due, tre volte alla settimana e agli atti c’è qualcosa come 3000 telefonate in entrata e in uscita nell’arco di due anni”.

In aula è stata sentita anche la testimonianza di Massimo Biza, lo psichiatra che ha avuto in cura la donna: “Era affetta da disturbo dipendente della personalità: pur rendendosi conto di essere finita dentro una vicenda scorretta, continuava comunque, come è tipico anche degli anoressici o dei ludopatici. Aveva un rapporto malato con se stessa. Si rendeva conto di sbagliare, ma in lei c’era un’arrendevolezza alle richieste altrui e la dipendenza superstiziosa era molto rilevante. Una condizione psicotica che all’epoca l’aveva portata ad avere un comportamento autolesionista e masochistico”.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 4 marzo per l’esame degli imputati.

Sara Pizzorni

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