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L'infettivologo Galli: 'Non si
può abbassare la guardia'. Il
23% dei positivi è cremonese

foto Sessa

AGGIORNAMENTO – E’ un 73enne di Offanengo una delle persone decedute oggi in Lombardia per eventi correlati al Coronavirus. Lo si è appreso nel tardo pomeriggio di oggi, dopo la conferenza stampa in Regione che ha fatto il punto sull’emergenza.

Se negli ultimi giorni si erano diffuse notizie che tendevano a rassicurare sulla diffusione dell’epidemia da Covid-19, ad esempio con la riapertura  degli impianti sportivi e l’eliminazione dei vincoli di orari per bar e pub, i vertici sanitari presenti questo pomeriggio in sala stampa in Regione hanno offerto valutazioni decisamente più caute. Non a caso, più che i politici, hanno parlato gli Infettivologi degli ospedali lombardi maggiormente impegnati ad affrontare l’emergenza in questi giorni. “Questa non è una banale influenza, pur non essendo la peste. E’ una malattia che impatta molto sul personale sanitario, richiede l’isolamento dei pazienti e per evitare il disastro sanitario è indispensabile contenere il virus. E questo perché non c’è una terapia specifica. L’unica cosa che possiamo fare è contenere il virus”. Gallera ha poi molto insistito sull’idea di ‘sacrificio’ che i territori della Bassa, Lodi e Cremona in primis, dovranno fare ancora per un certo tempo, sia a livello di restrizioni per i cittadini, sia per il personale sanitario attualmente sottoposto a un livello di stress mai conosciuto prima: “Dobbiamo evitare – ha detto l’assessore – che quello che sta succedendo a Cremona, Lodi in parte Pavia, e sul bergamasco, si diffonda a tutta la Regione”. E’ stato inoltre assicurato, ma senza numeri precisi, un rafforzamento della struttura cremonese in termini di personale sanitario.

Dei 531 casi positivi censiti in Lombardia, il 23% è della provincia di Cremona (122 persone), il 40% circa dall’intera provincia di Lodi, il 19% da Bergamo.  La notizia in parte rassicurante è che l’85% dei positivi ha sintomi lievi.

Gran parte dei letti di rianimazione dei nostri ospedali non sono stati previsti per i casi di trasmissione per via aerea e invece in questa settimana hanno dovuto ospitare anche  persone colpite da coronavirus, insieme a pazienti che si trovano lì per tutt’altro motivo. La routine degli ospedali è messa in crisi e soprattutto – è stato detto più volte – sono “sovraccarichi” quelli di Lodi e Cremona. Per questo “circoscrivere il problema non può limitarsi agli interventi nella zona rossa, ma deve necessariamente articolarsi su alcune misure che portino l'”intera grande area metropolitana a rimanere il più possibile fuori dai guai”, ha detto il direttore di Malattie Infettive del Sacco, Massimo Galli. Quello che attende ancora per chissà quanto il territorio cremonese e lodigiano è quindi una “medicina amara, ma che si deve inghiottire”. Ribadito inoltre che l’epidemia non sarà facilmente risolta e che i casi che stanno arrivando ai Pronto Soccorso (numericamente inferiori a una settimana fa) sono più gravi rispetto all’inizio dell’epidemia. “I pazienti sintomatici si stanno aggravando in questi ultimi giorni”,  ha detto ancora Galli, aggiungendo che “questo virus ha girato sotto traccia nella zona rossa per un periodo lungo. Non è il momento di abbassare la guardia. La fase è ancora chiaramente dinamica e gli interventi di limitazione del danno vanno intensificati piuttosto che ridotti. Sulla base dell’intensità di intervento degli ospedali, alcuni di essi sono in grave pressione e in generale tutte le rianimazioni della Lombardia stanno soffrendo”.

Sono 15 gli ospedali lombardi che nelle rispettive Terapie Intensive stanno accogliendo pazienti con Coronavirus, circa 85 persone attualmente, ma il numero è in continua evoluzione. Al momento il 70% dei posti letto nelle Terapie Intensive lombarde risulta saturo. La strategia  è quella di arrivare alla saturazione di un blocco, prima di attivarne uno nuovo in un altro ospedale.

Marco Rizzi, direttore Malattie Infettive dell’ospedale papa Giovanni 23° di Bergamo ha offerto uno spaccato della situazione orobica: “I 100 posti letto per Infettivi non ci bastano più. Quasi saturi i 19 posti di terapia intensiva. Nei focolai l’epidemia è cresciuta molto rapidamente. Contiamo che le misure di contenimento possano aiutare ad avere una curva di contagio che non cresca più così rapidamente come avvenuto finora, in modo da poter gestire in maniera ordinata e in sicurezza le cure, sia per i pazienti che per gli operatori, che stanno pagando un prezzo in termini di infezioni”.

Intanto si è appreso che sono saliti a 17 i decessi in Lombardia, gli ultimi tre oggi, 28 febbraio: si tratta di persone anziane già compromesse. g.b.

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