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Dopo lo scontro, Fontana risponde ai 7 sindaci che chiedono nuovi chiarimenti

Continua lo scambio di lettere tra alcuni sindaci lombardi, tra cui Gianluca Galimberti, e il goverantore lombardo Attilio Fontana. Alle prime richieste dei sette (Giuseppe Sala  di Milano, Giorgio Gori di Bergamo, Emilio Del Bono di Brescia, Davide Galimberti di Varese, Virginio Brivio  di Lecco, Mattia Palazzi di Mantova e lo stesso Gianluca Galimberti – LEGGI QUI) e dopo lo scontro tra Fontana e il primo cittadino di Cremona a ‘Porta a Porta’ su Rai 1 nella giornata di ieri, giovedì 2 aprile (LEGGI QUI),   il presidente regionale aveva inviato una risposta di 19 pagine in cui ha ribadito come le Regioni non dispongono delle competenze per far fronte ad eventi straordinari, che la Lombardia si è mossa per tempo e ha seguito i protocolli sanitari. Fontana ha quindi ripercorso le tappe dell’emergenza Covid-19 e le azioni messe in campo da Regione.

Una risposta, quella di Fontana, che ha spinto i sette sindaci ha replicare ulteriormente chiedendo nuovi chiarimenti, anche se prima c’è stato spazio per qualche stoccata. I primi cittadini hanno innanzitutto ringraziato il governatore “dell’articolata lettera che ci hai inviato nel tardo pomeriggio di ieri, ben diversa per toni e contenuti dalle risposte che ci hai indirizzato attraverso le interviste e i social network”.

La missiva, che è stata pubblicata anche sul profilo Facebook di Gianluca Galimberti, continua: “Di queste ultime, ti diciamo con franchezza, non abbiamo apprezzato che i nostri legittimi interrogativi – espressi con educazione e rispetto della tua funzione istituzionale, con l’unico interesse di rappresentare ciò che i nostri cittadini per primi si chiedono e ci chiedono – siano stati bollati come ‘bieca speculazione politica’, e che tu abbia cercato di farci passare per capziosi perditempo. La tua replica piuttosto, ingiustificatamente aggressiva, è apparsa come un tentativo scomposto di ‘buttarla in politica’, offensivo del nostro ruolo e della collaborazione che ti abbiamo fin qui lealmente offerto”.

“Anche la qualità – si legge ancora – delle tue prime risposte di ieri ci ha deluso. Sei persino arrivato a indicarci come responsabili di ciò che avviene nelle RSA quando sai benissimo che queste ultime, private o comunali, operano perché autorizzate, accreditate, convenzionate e remunerate da Regione Lombardia che risulta quindi essere senza ombra di dubbio la responsabile della sicurezza degli operatori e degli ospiti delle stesse residenze”.

Fatte queste premesse, i sindaci arrivano al punto: chiedere ulteriori chiarimenti, a partire proprio dalle RSA, come sintetizza lo stesso Galimberti su Facebook: “Se procedure di monitoraggio degli operatori sanitari sono in corso, è confermato che nelle case di riposo ospiti plurisintomatici e monosintomatici vengono sottoposti a tampone?”. Sul tema mascherine, Galimberti e i colleghi chiedono quando arriveranno nei territori, mentre si invita Regione Lombardia ad accelerare i tempi della ricerca.

Infine il tema tamponi, su cui la domanda è chiara: “Perché come hanno fatto altre regioni, anche distanziandosi dalle indicazioni ministeriali, non si sottopongono ai tamponi anche familiari e contatti più stretti dei contagiati, anche acquistando nuovi macchinari o coinvolgendo un maggior numero di laboratori per aumentare il numero dei tamponi?”.

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