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Malati Covid in Rsa, polemica
continua: nuovo attacco di FI
sulle pagine del Giornale.it

Una palazzina di Cremona Solidale

Tutto si gioca attorno a tre concetti: Rsa, Cure intermedie, Covid. Il primo indica il ricovero per anziani, il vecchio ospizio per intenderci; il secondo le strutture che ospitano pazienti non più acuti che necessitano di un ricovero temporaneo per la riabilitazione, di norma un mese; sul terzo non c’è molto da dire. Ma è su questi tre termini che si colloca la diatriba in corso ormai da un mese tra Forza Italia e l’amministrazione comunale di Cremona, sui ricoveri di malati dimessi dall’ospedale nella palazzina delle cure intermedie di Cremona Solidale. Oggi la questione viene ripresa da ilGiornale.it che riepiloga la vicenda citando anche l’interrogazione del consigliere di FI Saverio Simi del 27 aprile nella quale si chiedono chiarimenti. Forza Italia ribadisce in questo articolo la tesi secondo cui le dichiarazioni del sindaco (nelle riunioni fatte ad aprile in due diversi Uffici di Presidenza) sono contraddittorie rispetto a quanto effettivamente fatto da Cremona Solidale, azienda a totale partecipazione comunale. Per sintetizzarlo come fa l’articolo de ilGiornale in conclusione: “Creare una sezione a parte (per i pazienti Covid) è proprio quanto auspicato dalla Regione nella tanto criticata delibera. Il Pirellone non ha mai invitato nessuno a mescolare anziani e infetti, anzi: chiedeva alle Rsa di mettere a disposizione “strutture autonome dal punto di vista strutturale e organizzativo”. Proprio come fatto dall’azienda del Comune Pd”, forza politica che però in altre sedi aveva fortemente criticato quella stessa delibera regionale.

La vicenda – scrive ilGiornale.it – ha origine dalla deliberazione emessa dalla Regione Lombardia l’8 marzo di quest’anno, nel pieno del collasso ospedaliero da coronavirus. Per alleggerire la pressione sui nosocomi, il Pirellone chiede ad Rsa e strutture sanitarie (su base volontaria) di istituire reparti appositi in cui ospitare pazienti stabilizzati in via di guarigione. La nota passa sotto traccia finché non esplode il caso della Baggina (è il 4 aprile) e la giunta viene accusata di aver spedito infetti al fianco degli anziani, provocando l’ingresso del virus nelle strutture assistenziali. Tra i più critici c’è ovviamente il Pd locale, che cavalca la polemica e per bocca del segretario regionale, Vinicio Peluffo, afferma: “È stato come buttare un cerino in un pagliaio”. In pratica una strage.
In quei giorni il sindaco di Cremona va a Porta a Porta e in un faccia a faccia con Fontana lamenta la mancanza di “strategia” sulle Rsa regionali. Intanto però anche nelle strutture cittadine il contagio dilaga e miete vittime. Come in tutta Italia. Alla Cremona Solidale a metà aprile si calcolava un +165% di decessi rispetto all’anno scorso.

“A un certo punto”, racconta Saverio Simi, consigliere di Forza Italia, “un amico mi segnala che dall’ospedale gli avevano chiesto se era d’accordo a inviare un parente nella struttura in questione”. L’opposizione allora inizia a domandarsi: non è che nell’azienda comunale hanno accolto pazienti Covid esterni? Il 18 aprile Cremona Solidale pubblica un dettagliato comunicato in cui assicura che “in sintonia con l’Amministrazione comunale abbiamo deciso, dopo le necessarie verifiche ed approfondimenti, di non rispondere positivamente alla richiesta che Regione Lombardia ha fatto di accogliere nelle palazzine delle Rsa pazienti Covid dimessi da altre strutture”. Poi però in un secondo fumoso passaggio precisa che occorre fare un “discorso diverso” per la l’area “deputata alla Cure Intermedie, in cui – già ora ed a seguito dei tamponi eseguiti – è stato attivato un nucleo speciale Covid”. Cosa significa? Quella zona è dedicata solo agli infetti interni o ha accolto soggetti positivi dall’esterno? La questione può apparire secondaria, ma non lo è dal punto di vista politico. Se così fosse, l’azienda su cui il Comune (a guida Pd) ha compiti di “indirizzo” e “vigilanza”, avrebbe seguito la tanto criticata (dallo stesso Pd) direttiva di Gallera&Co. Un cortocircuito.

E’ poi la volta del capogruppo Carlo Malvezzi di riepilogare la vicenda che ci riporta all’Ufficio di presidenza del 21 aprile. “Chiesi se all’interno della struttura venivano ricoverate persone provenienti da strutture sanitarie della città e mi fu risposto di no, che si sarebbe valutato in futuro. Poi nove giorni dopo ad un’altra riunione il direttore generale di Cremona Solidale ci ha invece spiegato che già dal 31 marzo erano arrivate due persone dall’esterno, poi diventate 13 dopo un mese”. Le date sono importanti. “La delibera di Regione Lombardia – ricostruisce Malvezzi – è uscita l’8 di marzo. Il 9 di marzo il Cda ha fatto un consiglio nella quale sostanzialmente ha aperto alla prospettiva di accogliere all’interno della struttura socio sanitaria persone Covid positive. Tanto è vero che l’11 di marzo la direzione di Cremona Solidale ha incontrato i referenti della Asst per valutare la possibilità di accogliere all’interno della struttura persone positive”. Da lì la “disponibilità ad accogliere” infetti esterni. “Nessuno critica la scelta della direzione – precisa Malvezzi – Ma il sindaco si è trovato prigioniero della sua campagna contro la Regione mentre veniva smentito dall’atteggiamento degli amministratori che lui stesso ha nominato”.

IlGiornale continua riportando il post su Facebook di Galimberti: “I pazienti Covid provenienti dall’ospedale non sono nella Rsa. Ci siamo sempre opposti a questa richiesta di Regione Lombardia e così è stato. Alcuni pazienti Covid dimessi dall’ospedale sono nella palazzina delle cure intermedie, gestita sempre da Cremona Solidale, ma struttura diversa, sia fisicamente sia come funzione”. Lo specchio è scivoloso. Lo stabile in questione, infatti, è sì separato da quello dell’Rsa, ma – per dirla con le parole del capogruppo Pd Roberto Poli – si trova “nello stesso contesto”. Questione di lana caprina, insomma. “Noi abbiamo condiviso la scelta di acconsentire il passaggio di pazienti che andassero lì e soltanto lì – spiega il consigliere dem – in una struttura specifica a sé stante, con protocolli specifici e preso atto che purtroppo c’erano già tantissimi pazienti positivi, quindi il reparto non era più Covid free”. Anche l’azienda precisa che è esclusa “qualsiasi commistione con gli ospiti delle RSA”.

 

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