Un commento

Elena Pagliarini a Spoleto per
premio Fendi. Vestirò di nero,
fronzoli preferisco vederli in tv

FOTO SESSA

Elena Pagliarini, l’infermiera dell’Asst di Cremona testimonial della fatica degli operatori sanitari durante i mesi più drammatici della pandemia, sarà a Spoleto domani, per ricevere il premio Carla Fendi dalle mani del maestro Riccardo Muti, dopo il concerto dell’orchestra Cherubini.

Balzata all’improvviso alla notorietà mondiale per la foto scattata dal medico con cui era di turno, Elena è stata intervistata dal Corriere della Sera, e la prima domanda non poteva essere che attinente alla moda. “Ha già pensato come vestirsi per l’occasione?” “Sono un tipo sportivo – risponde Elena – Vestirò di nero, niente di più, i fronzoli preferisco guardarli in tv, tutta questa popolarità mi dà fastidio. La mia azienda mi ha detto che devo andare a Spoleto e lo faccio. Muti? L’ho visto in tv, lo conosco di fama, come le Fendi”.
Elena ripercorre poi le circostanze di quella foto. “Erano le 6 e 20 del mattino, lavoravo dalle 8 della sera prima. Ho messo un lenzuolo dove ho appoggiato la testa e mi sono coricata per qualche istante. Respirare con la mascherina dodici ore ti rovina naso e gola, continueresti a bere ma non puoi, dovresti togliere il dispositivo di protezione. Quella foto è simbolica, il premio naturalmente va anche a chi non si è accasciato sulla tastiera come me. Non avrei mai pensato a tutto questo can can mediatico. Quella foto non riesco più a guardarla”. Cinque giorni dopo si è ammalata. “Mi vergognavo all’idea di potere essere intubata. Fortunatamente non ce ne fu bisogno. Persi gusto e olfatto, rimasi 23 giorni in casa, da sola, il cibo mi arrivava dal supermercato, c’era anche una cordata di colleghe che dopo il lavoro mi aiutavano. Guardavo la tv, ma mai un tg o il bollettino quotidiano che aggiornava sul Coronavirus. Leggevo tanto, mi è piaciuta l’autobiografia di Frida Kahlo. Non vedevo l’ora di tornare in corsia”.
“Sarò onorata di andare in ottobre al Quirinale”, ha poi aggiunto, per ricevere da Mattarella il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro. “Penso al bene che può portare la foto per tutte le mie colleghe, per la mia categoria, che viene messa in disparte, sottovalutata. Prima del Covid, non esistevamo. Purtroppo non è cambiato nulla, i pazienti ricoverati negli ospedali spesso con noi sono maleducati, indisponenti, arroganti”.

La Fondazione Carla Fendi è main partner del festival dei due Mondi. Da anni porta avanti azioni di sostegno nel campo della cultura, della scienza e del sociale. Il sostegno al mondo sanitario è avvenuto sin dai primi momenti della diffusione del virus con un contributo al Policlinico Gemelli destinato all’acquisto di macchinari sanitari, e poi con una successiva donazione al Policlinico Gemelli e all’Istituto Spallanzani finalizzata alla ricerca di un farmaco per combattere il Covid-19.

Con questo spirito l’attestato del Premio viene attribuito a Elena Pagliarini e il contributo del Premio di 30.000 Euro sarà destinato al Fondo #NOICONGLIINFERMIERI, istituito dalla FNOPI Federazione nazionale ordini professioni Infermieristiche a favore delle vittime del Covid-19 e delle loro famiglie.

“Sono molte le persone – dice il Presidente della Fondazione Carla Fendi Maria Teresa Venturini Fendi – che si sono così professionalmente e strenuamente impegnate nella lotta contro il Coronavirus con sacrifici e alto senso di responsabilità. Nell’impossibilità di riconoscere l’abnegazione di tanti, vorremmo che il  Premio Carla Fendi, attribuito nel suo attestato a Elena Pagliarini, fosse un riconoscimento per chi ha tanto dato senza nulla chiedere rischiando sempre in prima persona, eroi straordinari nell’ordinarietà quotidiana, e che il contributo economico possa quindi essere di sostegno al loro fondo di solidarietà #noicongliinfermieri”.

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Commenti
  • Acciaio Rapido

    Siamo un popolo strano, nulla togliere all infermiera in questione, peró se premiamo lei che si é addormentata, a quelli che sono rimasti svegli cosa facciamo? Un monumento!? Agli occhi dell Europa facciamo ridere anche per questo nostro modo di interpretare l impegno.