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Covid: 17 ricoverati in ospedale,
un mese fa era solo uno
E i posti letto sono scesi di 140

Davanti a una platea di medici di base e pediatri, si è  concluso poco dopo le 20 l’incontro organizzato dall’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Cremona nell’auditorium dell’MdV dedicato ad un aggiornamento sulle problematiche del Covid19.  Un incontro ad ampio raggio introdotto dal presidente dell’Ordine Gianfranco Lima e aperto dalla violinista Lena Yokoyama. Massimo  Galli, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Milano e direttore della divisione di Malattie Infettive del Fatebenefratelli-Sacco di Milano, ha rivelato le sue origini cremonesi: “Mia madre era di Sospiro, sono stato tirato su a salame di Cremona, anche per questo sono grato della vostra ospitalità “, ha esordito, rispondendo alle sollecitazioni di Claudia Balotta, la collega, pure cremonese, che ha guidato il team che ha individuato  il coronavirus proprio al Sacco. Accanto a loro, Angelo Pan, primario di Malattie Infettive all’Asst Cremona.

 “Siamo riusciti a contenere la malattia con un sacrificio importante con il lockdown e il blocco di tutte le attività economiche”, ha detto Galli ripercorrendo i mesi più drammatici della pandemia. “E’ stato lo strumento più drastico possibile per fermare la prima grande ondata. Siamo abbastanza speranzosi sulla possibilità di restare lontani da questi guai in una prossima fase. Questa è stata un’estate frizzante, con una serie di deroghe ai comportamenti più virtuosi. Purtroppo il nostro sistema sanitario soffre di ‘regionalite’: una malattia degenerativa che vede realtà sfaccettate nelle varie zone del Paese.
L’apertura delle discoteche ha avuto anche un significato simbolico, un indicatore di ‘liberi tutti’: e così feste in spiaggia, feste patronali ecc. In questo modo ci siamo ritrovati con una serie di persone contagiate al rientro dalle vacanze; ma mentre a fine agosto l’età media delle persone che vedevamo era di 29 anni, oggi, dopo 10 giorni, siamo già a 34 anni e con quadri sintomatologici di una certa rilevanza”.
Infatti sei nuovi posti di terapia intensiva dedicati al Covid del Sacco sono già pieni e si sta allestendo un piano del vecchio padiglione infettivi che possa consentire di gestire il problema degli acuti. “Non credo che ricominceremo da capo – aggiunge Galli – ma spero che quella sia una lezione imparata”.  La malattia nel 3 – 10% dei casi porta la gente in ospedale. La differenza tra oggi e marzo è che allora si facevano tamponi solo a chi stava da male a malissimo, oggi per fortuna si è esteso il campo ma il rischio è la trasmissione tra i famigliari”.

 “A Cremona il contagio ha interessato l’1,92% della popolazione”, ha detto Pan, un’incidenza ancora più alta di quella di Wuhan. “Fino al 93% dei posti letto occupati erano polmoniti Covid. E’ stato disastroso ma ce la siamo cavata, ma la situazione attuale non mi conforta, il numero di casi sta aumentando e la situazione sarà da gestire con cautela. Oggi abbiamo in ospedale 140 posti letto in meno: da 480 di norma a 340 e abbiamo qualche problema per trasferire i malati: attualmente (ma il dato è in continua evoluzione) i Covid sono già 17 mentre un mese fa era appena uno”.

“Mi sembra di essere tornato per certi versi ai primi giorni dell’epidemia – ha aggiunto Pan -. Anche allora erano pazienti giovani che erano stati in una sala da ballo. Inizialmente erano pazienti in condizioni abbastanza buone, solo dopo è iniziato il delirio. Adesso si sta affacciando all’ospedale qualche anziano in più e penso che se andiamo avanti così arriveranno i nonni e su questi purtroppo faremo fatica. Bisogna evitare di arrivare in ospedale quando si sono fatti 14 giorni di febbre”.

“Non conta tanto il virus, che muta molto poco, ma l’ospite”, ha aggiunto Galli. “Il 2% dei pazienti è purtroppo morto, il  30% sono asintomatici: i conti li fa l’ospite, a seconda sia più o meno in grado di difendersi dalla malattia”. Non esiste il tema della minore virulenza: è possibile che il virus appaia indebolito quando non sia ancora stato completamente debellato dall’organismo di una persona infetta e quindi sia stato già attaccato da un sistema immunitario che sta reagendo da diversi giorni.

E l’ospedale di Cremona? E’ pronto a reggere una seconda ondata? Attualmente alcuni reparti sono ancora chiusi agli esterni, ad esempio la radiologia, una situazione che costringe i cremonesi a rivolgersi al privato, cosa che la stessa Balotta definisce “discretamente inaccettabile”.

Pan ha parlato di una distanza di 1,5 metri tra i posti letto in ospedale, una regola imposta dalla Regione per limitare il contagio del virus, “ma c’è da chiedersi se sia percorribile specie nel periodo invernale. E’ un aspetto critico da gestire con cautela e forse sono aspetti che andranno rivalutati in termini di utilizzo di posti letto”. “Dobbiamo ancora capire quali criteri diagnostici adottare, quando gestire il paziente a casa, quali ricoverare in reparti a bassa intensità, media o alta . L’85% dei cremonesi è ancora suscettibile al virus, il 15% è discretamente protetto, ma non è chiaro se del tutto o no. L’effetto gregge potrebbe essere quello del gregge sbranato dal lupo. Ma non ci terrei tanto a vedere questo effetto, vanno prese le misure adatte per la prevenzione e la terapia, insieme, organizzandoci con i medici di base”. g.biagi 

 

La violinista Lena Yokoyama

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