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Sindaci uniti su documento
sanità. Strigliata delle Rsa
ai Comuni: 'Ci dovete aiutare'

I sindaci del distretto cremonese ritrovano l’unità sui problemi della sanità locale e giovedì pomeriggio hanno approvato all’unanimità il documento dell’Azienda Sociale Cremonese che ora verrà inviato al direttore generale dell’Asst, con la richiesta di un incontro anche con il dg dell’Ats. Tra i punti salienti: come si garantiranno le cure per le patologie non Covid? Visite ambulatoriali ed esami diagnostici riprenderanno o saranno accessibili solo tramite i privati? Si chiede inoltre attenzione sul tema vaccinazioni: l’antinfluenzale ci sarà per tutti e non è il caso di estenderla anche ad aree potenzialmente a rischio contagio come le scuole? Preoccupazione viene espressa per la possibile chiusura della Medicina sportiva dell’Asst e si chiede poi conto degli organici dell’ospedale, medici e infermieri, notoriamente in sofferenza. Una richiesta su tutte: che venga riorganizzata la medicina territoriale utilizzando anche telemonitoraggio e telemedicina.

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L’assemblea dei sindaci dell’Azienda Sociale riunita in san Vitale ha poi ratificato le dimissioni di Chiara Rizzi dal Cda e l’ingresso di Francesca Gazzina, architetto,  e Silvia Toninelli, a lungo dirigente delle Politiche educative in Comune a Cremona, una scelta che soddisfa i criteri della parità di genere e anche la rappresentanza politica.

A tenere banco sono stati gli interventi di Gianfranco Lima, presidente dell’Ordine dei Medici e di Alessandro Tirloni, rappresentante dell’Arsac, che ha delineato una situazione allarmante delle Rsa cremonesi, tutte destinate a chiudere con un pesante rosso i bilanci di quest’anno. “Siamo i parenti poveri dell’intero sistema”, ha detto, destinatari di appena un decimo dell’intero budget stanziato nel 2019 dalla Regione per il settore socio-sanitario, quella stessa Regione a cui “ogni anno le Rsa regalano un milione di euro per prestazioni effettuate e non retribuite, la ‘sovraproduzione'” e che consentono di non lasciare sguarniti di assistenza gli ospiti. “In molte Rsa – ha aggiunto – ci sono nuclei chiusi per mancanza di richieste di ricovero, voi sindaci non potete lasciarci soli”. Un appello che ha poi assunto i toni di una strigliata: “Aiutateci concretamente, non serve che facciate votare in consiglio comunale ordini del giorno. Non siamo disposti a perdere tempo in inutili cabine di regia dove non si programma niente di costruttivo”. Obiettivo minimo, “ma sarebbe già un risultato”, quello di ottenere dalla Regione una programmazione triennale dei servizi, in modo da non arrivare a fine anno con l’incognita di quante risorse arriveranno per i vari servizi, non solo quelli residenziali, ma anche Adi, cure intermedie ecc. Auspicata anche una centrale unica per l’erogazione di Sad (assistenza domiciliare) Adi (domiciliare integrata), Rsa aperta, oggi erogate rispettivamente da Comune, medico di medicina generale, Ats. Nella confusione  di chi queste prestazioni deve richiederle.

Gianfranco Lima Lima ha evidenziato il problema, non solo locale, dei mancati screening e delle mancate prestazioni durante i drammatici mesi del Covid e in parte anche adesso, che esporranno la popolazione a rischi di sviluppare malattie, evidenziando  la necessità che siano garantiti sul territorio strutture ospedaliere Covid-free. C’è poi il problema delle vaccinazioni antinfluenzali, coi medici di medicina generale che probabilmente saranno costretti a scegliere a chi somministrarli per primi vista la scarsa chiarezza delle indicazioni regionali.

Tra gli interventi  politici, ha parlato il consigliere regionale Pd Matteo Piloni, che ha anticipato i contenuti della prossima ordinanza regionale: stop alle visite ai ricoverati in Rsa (una scelta che non piace a molte strutture); riduzione degli spettatori nelle manifestazioni sportive al chiuso; promozione degli ingressi scaglionati nelle scuole,  utilizzando anche le ore pomeridiane; lezioni in presenza degli universitari solo per le  matricole. Ha poi parlato della necessità di rivedere la legge regionale 23  di cui quest’anno scade la fase sperimentale dando priorità alle funzioni, più che alle ripartizioni territoriali: “occorre trovare un equilibrio tra ospedale e territorio per la tutela della salute e di conseguenza della tenuta economica. Ma finora non ho visto nessun dibattito sul tema”. Preoccupato anche Marco Arcari, della segreteria provinciale Cgil (liste d’attesa inaccettabili, pronto soccorso con sempre più anziani, depauperamento della sanità pubblica) che parlando di un possibile, nuovo ospedale, ha auspicato che “non sia un pretesto per non parlare più di quello attuale e di come si ha intenzione di gestire la transizione. Non è possibile pensare al futuro senza affrontare l’oggi”.

Il sindaco di Pizzighettone, Luca Moggi, esponente di spicco della Lega per Salvini, ha apprezzato lo spirito di condivisione che ha portato alla stesura del documento dei sindaci, ma in riferimento agli ultimi interventi, “ho notato dei passi indietro. A volte nei tavoli prevalgono aspetti politici anzichè tecnici” e questo porta ad esasperare la negatività. “Dobbiamo secondo me tenere un approccio positivo: mi ritengo fortunato di essere in Lombardia, se guardo ad altre regioni d’Italia e credo che nell’emergenza la regione abbia risposto per il massimo che poteva. Non tutto è andato per il meglio ma ricordo, a chi criticava l’ospedale in Fiera dicendo che era inutile, che oggi probabilmente servirà”. gb

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