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‘CremonaFiere, Il Bontà non si fa. Scontato. Ma non c’è ombra di piani di sviluppo credibili’

Lettera scritta da Roberto Moroni

Leggo del rinvio del “Bonta” annunciato da CremonaFiere: credo fosse scontato da mesi. Mentre le altre realtà fieristiche hanno da tempo preso atto della situazione, ipotizzato scenari, studiato alternative percorribili, valutato alleanze, rimodulato e ridefinito la programmazione, verificato le necessarie implementazioni delle strutture e, quindi, redato piani triennali con aggiornamenti annuali, definito gli investimenti, i costi, i ricavi e tradotto il tutto in un business plan, da Cremona, invece, giunge l’annuncio che non si farà “Il Bontà”. Stop. Se, al di là delle parole e dei propositi futuri, ci fosse altro allo studio, non è dato di sapere.

A Brescia hanno unito le eccellenze del sistema fieristico della città e della provincia: oltre a superare lo storico dualismo fra le due Fiere di Brescia e Montichiari, hanno aggregato Travagliato, Rovato, Orzinuovi e Castegnato con l’obiettivo è di aumentare il numero di visitatori ed espositori da 500.000 a 1.000.000 e con un piano strategico chiaro, definito, finanziato. Alla Fiera di Parma, dove il sindaco non si chiama fuori lavandosene le mani, ma gioca un ruolo attivo, stanno lavorando al polo unico con la fusione di Bologna, Parma e Rimini. Veronafiere, primo organizzatore diretto di manifestazioni in Italia, secondo per fatturato (100 milioni) e un milione di visitatori l’anno, conta tra i soci sono primarie Aziende del territorio, Banche nazionali, Fondazioni private, Gruppi Assicurativi, Fondi d’investimento ecc. ecc. Nel Cda sono in sette.
CremonaFiere conta 16 componenti dell’Assemblea dei Soci e 16 componenti del Consiglio di Amministrazione. Tra i soci di CremonaFiere (nessuno dei quali contribuisce economicamente) non c’è nemmeno l’ombra di aziende o gruppi privati, che certo non mancano in provincia. Di Fondazioni, banche, gruppi Assicurativi, partner nazionali o internazionali, neanche a parlarne. Ancora sono escluse Crema e Casalmaggiore, figuriamoci il pensare alla internazionalizzazione o alle alleanze.
Altrove i componenti del CdA e i manager sono individuati in base alla competenza: docenti universitari, esperti in marketing Bocconiani, manager del credito, esperti in commercio nazionale e internazionale e via di questo passo. La scelta per il presidente fatta a CremonaFiere, con rispetto parlando, ha seguito logiche differenti. Non vuole essere un giudizio, ma una constatazione.

Negli altri territori, gli eventi fieristici portano con sé il valore aggiunto del “dopo salone” (vedi fiera del legno di Milano e similari), con un proliferare di iniziative culturali, artistiche, gastronomiche, (pure il ristorante è chiuso a CremonaFiere) per lo shopping in città. A Cremona ancora ci sono eventi cittadini che si sovrappongono a quelli fieristici (vedi liuteria), o iniziative come la Festa del Torrone che si svolgono in città, ma da cui la Fiera è esclusa. Nemmeno c’è la famosa “navetta” tra Fiera e centro città. E le vacche, durante la fiera del Bovino, “sfilano” nel riadattato palazzetto dello sport.
Concludo. Senza progetti, piani di sviluppo credibili e attuabili, risorse economiche, professionalità non si va da nessuna parte e ci si limita a procrastinare nel tempo la fine della esperienza fieristica cremonese. Tutti lo sanno, ma con ipocrisia e per conservare la poltrona, nessuno lo dice.

Roberto Moroni

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