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Abusi di antibiotici su animali
da macello, la procura indaga
Aperti 2 procedimenti penali

Il procuratore Pellicano

Sono almeno due, finora, i procedimenti penali aperti in procura su presunti abusi di farmaci somministrati a bovini e suini in allevamenti del territorio, ma il fenomeno potrebbe essere molto più vasto. In seguito ad alcune segnalazioni, il procuratore della Repubblica di Cremona Roberto Pellicano ha aperto due fascicoli per falso. Si indaga in particolare su trattamenti antibiotici che sarebbero illecitamente proseguiti oltre i termini, e anche sulla mancata registrazione di farmaci. Per avere un quadro d’insieme circa l’utilizzo e la quantità di farmaci in un campo così delicato come quello che riguarda i reati agroalimentari, il procuratore ha chiesto a Pierpaolo Griffini, direttore del distretto veterinario di Ats Valpadana di Cremona, di mettere a fuoco la situazione in ambito locale. “Il regime con cui gli animali vengono trattati con questi tipi di farmaci”, ha spiegato il procuratore, “è disciplinato in modo minuzioso. Per ogni allevamento c’è un veterinario Ats designato a verificare che tutto si svolga nel pieno delle regole, anche quattro veterinari per gli allevamenti più grossi”. Ma il procuratore, anche alla luce delle segnalazioni arrivate negli uffici di via Jacini, vuole di più: lo considera un campo di indagine privilegiato, e ha sollecitato maggiore attenzione su questo versante, in quanto “il trattamento farmacologico di animali da macello è strettamente correlato con i cibi che quotidianamente vengono consumati, ed è dannoso, sia che si tratti di antibiotici apparentemente innocui, sia che si tratti di farmaci più gravi come gli anabolizzanti”. La legge stabilisce che si debbano registrare i farmaci prescritti dal veterinario e venduti dai farmacisti. “Il fatto che la registrazione non vi sia”, ha aggiunto il procuratore, “fa anche pensare al mercato nero degli stessi farmaci”. L’obiettivo, per la procura, è quello di capire quale possa essere la portata del fenomeno: e cioè se esista effettivamente una pratica diffusa di somministrazione abusiva di farmaci, o se si tratti semplicemente di casi isolati di abuso.

Sara Pizzorni

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