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'A2A-Lgh, siamo all'atto
finale di una vendita
mascherata male'

da I consiglieri comunali Marcello Ventura (FdI) e Alessandro Zagni (Lega)

Ci risiamo. Siamo arrivati all’atto II e finale della vendita di LGH ad A2A. Parlo di vendita perché nella battaglia condotta quasi in solitaria dal 2015 (si veda il numero infinito di interventi fatti) ho ampiamente dimostrato come si sia trattata di una vendita mascherata (male) da partnership.

Una operazione che ha visto il Sindaco fare una trattativa senza il coinvolgimento della sua maggioranza di allora, esattamente come sta succedendo adesso con la maggioranza di oggi. La minoranza, il cui compito è quello di controllare l’operato di chi governa, non viene messa in condizione di poterlo fare. Sempre che il metodo non sia quello di far pubblicare le notizie alla stampa per poi farcele leggere.

Questa gestione assolutistica è ampiamente dimostrabile riascoltando i vari interventi di allora nei quali la maggioranza ma soprattutto il PD si dimostrava preoccupata per il livello occupazionale (80 probabili esuberi), sociale, dei servizi e degli investimenti strutturali ed infrastrutturali che avrebbero investito il territorio. Quindi sostanzialmente preoccupazioni di natura economica, di governance, occupazionale, sociale.

Preoccupazioni a cui nessuno ha mai avuto risposte neanche durante gli incontri fatti allora con A.D. e Presidente di A2A, che davanti ad un ammutolito Mazzini (Presidente LGH) si preoccupavano solo di affossare le nostre realtà che nonostante i debiti erano ben solide patrimonialmente. Debiti poi sanati svendendo tutti gli asset in una operazione chiamata impropriamente di risanamento. Tutti sono capaci di risanare svendendo, pochi lo sanno fare attraverso un piano industriale. E i dirigenti delle nostre aziende di allora evidentemente non hanno toccato palla.

Tralasciando poi gli interventi di ANAC relativamente alle (s)vendita di LGH per mancata concorrenza, tralasciando i vari ricorsi al Tar, arriviamo ad oggi dove avviene la seconda ed ultima fase di acquisto da parte di AA del rimanente 49%.

La richiesta è arrivata da quasi tutti i soci di LGH (come mai Pavia no?) e A2A dovrà rispondere nei prossimi 60 giorni con una proposta di acquisto definitiva. Su che basi? Come sempre sapremo tutto a posteriori, praticamente a cose fatte.

Nel frattempo il legame con il territorio è destinato a sparire definitivamente e nonostante siamo in attesa ancora di risposte da più di 4 anni, altre domande arrivano spontanee: quali vantaggi ha portato fino ad oggi questa operazione per il nostro territorio? Come ci si relazionerà da un punto di vista occupazionale e sociale?

Ma soprattutto con quali garanzie si potranno confermare le sedi e i servizi sul territorio se Cremona diventerà un minuscolo partner del gigante A2A?

Quale è la strategia di fusione che Sindaco e Giunta hanno in mente? Esiste un’idea dello sviluppo dei servizi non per i prossimi 6 o 12 mesi, ma un piano per i prossimi 5 o 10 anni?

Ovviamente se anche ci fosse sarebbe il libro delle favole, visto che il potere decisionale di Cremona è stato azzerato con la prima (s)vendita e ora lo sarà ufficializzato con la richiesta di fusione (ancora più umiliante se si pensa che sono i soci, cioè noi, a chiederlo).

Una cosa Sindaco e giunta l’hanno raggiunta e blindata. La scusa migliore del mondo per non chiudere l’inceneritore (sono in ritardo di “soli” 3 anni su quanto promesso, quasi 4). Con la fusione in A2A le parole del Sindaco sulla questione varranno come il due di bastoni quando briscola è ori.

Come all’inizio di questa operazione, le informazioni anche in consiglio comunale arriveranno praticamente a cose fatte. Neanche una commissione informativa-conoscitiva è stata proposta dal Sindaco.

Ancora. Anche stavolta la maggioranza eserciterà la funzione di soldatino che tanto riesce bene con questo Sindaco.

L’operazione Sovrintendente del Ponchielli (definirla eclatante è poco) lo dimostra. Lo dimostra ancora di più che un consigliere comunale non siede più nel gruppo del PD.

Il Sindaco decide e a loro non rimane che schiacciare il bottone del sì. L’alternativa sarebbe andare tutti a casa oppure, so che qui esagero, fare la cosa giusta per la città.

Ma qui è in gioco il futuro di una città, di un territorio ormai depauperato delle sue ricchezze avendo svenduto quasi tutti gli asset in questa operazione (speriamo non si accorga che qualcosa ancora lo abbiamo), di una popolazione in balia di voglie politiche di sinistra.

Game over.

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