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'Io apro': anche a Cremona
disobbedienza civile in vista
del protrarsi delle chiusure

Dal 15 gennaio serrande alzate per tutti i locali, a pranzo e a cena, in barba ai divieti: questo il fulcro del movimento di protesta che sta assumendo ormai una dimensione nazionale e che è approdato, oggi, anche a Cremona, dove il promotore dell’appello per la disobbedienza civile ‘Io apro’, Antonio Alfieri, ha incontrato, in videoconferenza, i membri del comitato spontaneo ‘Possiamo e dobbiamo farcela’, nato la scorsa estate e composto da ristoratori, baristi, dj e altri negozianti, che conta circa un centinaio di aderenti.

L’ipotesi che si sta ventilando, ovviamente dopo aver avvisato le autorità, è quella di aderire al movimento di protesta e di aprire i locali a partire dal 15 gennaio. “Stiamo valutando la cosa” fanno sapere dal comitato. “Naturalmente nessuno è obbligato a farlo e bisogna vedere quanti si sentiranno di farlo, ma il nostro vuole essere un modo per protestare di fronte a quanto sta accadendo. Naturalmente con il rispetto di tutte le normative anti-Covid”.

I motivi della protesta sono gli stessi di tutti i gruppi di commercianti che si stanno mobilitando un po’ ovunque in questi mesi: “Si gioca con la vita della gente. Il Governo ci offre ristori inadeguati, che non coprono che una minima parte delle spese che dobbiamo sostenere” fanno sapere ancora dal Comitato.

“Ormai non ce la facciamo più. Mi arrivano messaggi di colleghi che hanno venduto l’oro per fare la spesa, o che hanno dovuto chiedere aiuto ai genitori. Per noi riaprire è una necessità, perché da ciò dipende la nostra vita e quello dei nostri dipendenti”. Il Comitato sta coinvolgendo anche alcuni legali, per poter avere un’assistenza nell’eventualità che la protesta partisse.

I promotori della campagna hanno ideato un vademecum dettagliato: gli ospiti alle 21 e 45 dovranno uscire, in modo da rispettare il coprifuoco. E i locali devono essere perfetti, con mascherine, gel, termoscanner, distanziamento e la raccolta delle informazioni sugli avventori per il tracciamento. Oltre quello che richiedono i protocolli ufficiali.

Laura Bosio

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