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A Caravaggio i vescovi lombardi in preghiera per le vittime del Covid

Questa mattina, giovedì 11 marzo, è stata celebrata, al santuario ‘Santa Maria del Fonte’ di Caravaggio, da tutti i Vescovi lombardi una Messa per le vittime del Covid. A presiedere la celebrazione, l’arcivescovo di Milano e metropolita di Lombardia mons. mario Delpini.

Si tratta di una data e di un luogo fondamentali per tutte le diocesi della Lombardia: la celebrazione a Caravaggio, sede degli incontri della Conferenza episcopale lombarda, risponde all’invito da parte dei vescovi europei a pregare per le oltre 770 mila vittime della pandemia.

Giovedì 4 marzo il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Stefano Russo, ha celebrato l’Eucaristia a Roma, nella cappella della Conferenza episcopale. La Lombardia, però, particolarmente provata dal virus, ha visto un proprio momento di suffragio, nella stessa giornata in cui anche Monaco ha pregato in memoria dei defunti al tempo del Covid-19.

La celebrazione, proposta su tutto il territorio regionale attraverso la diretta dell’emittente Cremona 1 (e trasmessa in streaming anche dal network dei siti web di CremonaOggi, oltre che sui canali diocesani), ha dato la possibilità a tutti i fedeli lombardi di vivere questo momento in comunione spirituale.

A concelebrare sono stati tutti i Vescovi delle diocesi lombarde, e tra loro anche il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, “rimasti vicini alle proprie comunità nelle difficoltà e nelle incertezze”, come ha ricordato monsignor Delpini introducendo la Messa. Più volte durante la celebrazione è stato ribadito l’affidamento alla Madonna del Fonte, affinché ogni fedele “sia sostenuto nel proprio cammino in questo particolare momento storico”.

Nell’omelia l’Arcivescovo di Milano si è soffermato sui rischi e sul male che segnano questo tempo di prova: “Si aggira sulla nostra terra una specie di grigiore, una inclinazione alla rassegnazione”. Monsignor Delpini ha poi sottolineato e distinto alcuni tratti significativi di questa rassegnazione: il “demone muto” che  impone il silenzio, il “demone ribelle” che insinua la disperazione, infine il “demone della solitudine”, origine dell’egoismo che mette gli uni contro gli altri.

Il Vangelo di Luca, nella liturgia della Parola, indica la risposta, l’obiezione reale a questo grigiore e al tarlo dell’egoismo, così come ha ricordato l’Arcivescovo: “Ma il regno di Dio è giunto a noi». Delpini ha poi aggiunto la modalità attraverso la quale questo regno si fa presente oggi: attraverso la comunione dei santi”. Ha invitato, quindi,” alla fraternità tra gli uomini per intercessione di Maria”.

La Messa si è conclusa, prima della benedizione, con la preghiera dell’Angelus Domini davanti all’immagine di Maria, affidando a Santa Maria del Fonte le vittime del Covid insieme a tutte le loro famiglia, quanti stanno vivendo momenti di difficoltà a causa della pandemia e tutti coloro che sono impegnati in prima linea nell’emergenza sanitaria.

Le parole dell’Arcivescovo hanno ribadito la speranza in questo tempo di prova: “In virtù di un duplice sì, quello di Cristo e quello di  Maria, diviene realtà la salvezza voluta da Dio per il mondo intero”.

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