Cronaca
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Po in secca, livello idrometrico come ad agosto dell'anno scorso

Fotoservizio Francesco Sessa

Spiaggioni sterminati, con lo spazio per l’acqua sempre più ridotto: così si presenta il fiume Po in questo periodo, dopo settimane di siccità senza l’ombra di una precipitazione e il livello idrometrico a -6,15.

Un livello pari a quello della scorsa estate ad inizio agosto, come evidenzia Coldiretti Cremona e Lombardia, che lanciano l’allarme siccità, “proprio all’inizio della primavera, quando le coltivazioni hanno bisogno di acqua per crescere”.

D’altro canto, nel breve periodo, sembrano non essere previste precipitazioni, cosa che porterà la situazione a peggiorare, probabilmente.

Si tratta, sottolinea la Coldiretti “della conferma dei cambiamenti climatici in atto che hanno cambiato soprattutto la distribuzione temporale e geografica delle precipitazioni come dimostra la forte ondata di maltempo in atto nel meridione con bufere di neve e pioggia mentre al nord continua a splendere il sole”.

Al Ponte della Becca il livello idrometrico del fume Po è di -2,6 metri, praticamente lo stesso di agosto 2020, con una situazione di magra che si registra in tutti i principali fiumi del bacino come l’Enza che è vicino al minimo storico o il fiume Savio.

“La sofferenza idrica al nord – continua la Coldiretti – mette a rischio le operazioni di semina delle principali coltivazioni come il mais e la soia necessarie per l’alimentazione degli animali in stalla ma anche le piantine di barbabietola sono già in campo”.

Un fenomeno che si ripete nel tempo come conferma il fatto che in Italia mancano 5 miliardi di metri cubi di acqua rispetto a 50 anni fa, come rilevato dall’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi).

“Nonostante i cambiamenti climatici l’Italia – sottolinea la Coldiretti – resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente dei quali purtroppo appena l’11% viene trattenuto”.

“Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie abbiamo elaborato e proposto per tempo un progetto concreto immediatamente cantierabile” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

“Si tratta di un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale”.

Il progetto – spiega la Coldiretti – prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo e ottimizzare i risultati finali.

L’idea è di “costruire” senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione.

Il piano della Coldiretti sulle risorse idriche per il Recovery Plan punta alla transizione verde in modo da risparmiare il 30% di acqua per l’irrigazione, diminuire il rischio di alluvioni e frane, aumentare la sicurezza alimentare dell’Italia, garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, migliorare il valore paesaggistico dei territori e garantire adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche green in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030.

Un progetto ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso – conclude la Coldiretti – con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento anche di Università.

Preoccupazione anche da parte dell’Autorità distrettuale del fiume Po, secondo cui “la proiezione delle singole rilevazioni delle portate in metri cubi esaminate lungo l’asta del Fiume Po proietta una media complessiva ridotta del 24% rispetto alle condizioni più consuete in questo periodo dell’anno anche nonostante le precipitazioni cadute nelle scorse settimane”.

D’altro canto “il contesto risente infatti della decisa escursione termica con temperature che si mantengono piuttosto basse e che non consentono ancora un completo disgelo dell’acqua a monte con conseguente discesa a valle e del costante impatto con il vento che contribuisce ad accelerare l’essicamento dei suoli nell’intero comprensorio”.

“Quanto si va delineando – evidenzia il Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po Meuccio Berselli – è un segno evidente della necessità di rinnovata e massima attenzione che dobbiamo e dovremo avere sempre di più nei processi di prelievo, distribuzione e stoccaggio della risorsa idrica, risorsa preziosa che oggi ha equilibri mutati nel tempo e che deve essere governata con prudenza e in modo consapevole da tutti per il benessere del distretto del Po sia sotto il profilo ambientale che rispetto a quello sociale ed economico”

Tuttavia “l’inverno appena trascorso è complessivamente paragonabile a quelli dell’ultimo decennio, salvo le normali oscillazioni visibili da un anno all’altro” commenta Arpa Lombardia, che fa una valutazione della situazione.

“Il valore di quest’anno è il risultato di una stagione ricca di avvenimenti meteo sulla nostra regione” continua l’azienda regionale.

“A cominciare da un dicembre particolarmente perturbato e a tratti freddo – specie nei primi giorni e poi prima di Capodanno con l’abbondante nevicata fino in pianura – seguito da un gennaio con nuove perturbazioni e due distinte ondate di freddo.

Anomalo, al contrario, febbraio, che si colloca tra più “caldi” dell’ultimo secolo. Con una sola ondata di freddo a metà mese, il mese si è aperto e chiuso con temperature di valore medio complessivo elevato”.

Secondo le previsioni, nei prossimi giorni il tempo sarà più mite e consono al periodo. L’aumento delle temperature massime durante il giorno, registrato da lunedì scorso, sembra potersi confermare fino al termine di marzo e probabilmente anche oltre l’inizio di aprile”.

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