Cronaca
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Stalking aggravato dall'odio
razziale. L'imputato patteggia

L’avvocato Bertoletti

Stalking con l’aggravante di aver commesso i fatti per motivi di odio razziale e danneggiamento seguito da incendio. Con queste accuse è finito davanti al gup un giovane cremonese incensurato che oggi ha patteggiato un anno, pena sospesa. I fatti sono cominciati alle 2 di notte del 27 novembre del 2017, quando, in concorso con altri tre amici, il 21enne aveva versato della benzina sul cancello di ingresso del centro di accoglienza profughi di Ca’ d’Andrea, dandogli fuoco. Per fortuna i danni erano stati di lieve entità, e da qui erano partiti gli accertamenti dei carabinieri che avevano permesso di scoprire i responsabili.

Durante le indagini era emerso che l’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Bertoletti, tra settembre e dicembre di quello stesso anno, aveva molestato e minacciato Isaac, 57 anni, responsabile del centro di accoglienza. Alla guida di diverse auto, il ragazzo aveva terrorizzato il ghanese, in quanto aveva accelerato bruscamente la marcia, dirigendosi verso la vittima, che era in bici, frenando o sterzando all’ultimo momento per evitare l’impatto, e, in alcuni casi, costringendo Isaac a gettarsi nel fosso per evitare di essere investito.

Il giorno dell’incendio lo stesso ghanese aveva riferito ai carabinieri di aver visto allontanarsi un veicolo a forte velocità e a fari spenti. Si era quindi deciso di visionare le telecamere di videosorveglianza della zona e i filmati delle telecamere installate nelle aree di servizio dei comuni circostanti, presumendo che il combustile utilizzato per appiccare l’incendio fosse stato prelevato da una di esse. L’intuizione si era dimostrata vincente: uno degli amici del 21enne era stato visto arrivare con l’auto segnalata e prendere una tanica di benzina.

Interrogato, il ragazzo aveva reso dichiarazioni spontanee, dicendosi pentito e disperato, e fornendo dettagli sull’identità degli altri amici coinvolti. Il tutto era partito da un diverbio che il giovane aveva avuto con un extracomunitario. Particolarmente adirato, ne aveva parlato con gli amici al bar, e insieme avevano deciso di “dare fuoco ai negri”, riferendosi alla struttura che ospita i richiedenti asilo. “I negri devono andare al loro paese, perché sono negri di …”.

In quei frangenti i carabinieri erano venuti a conoscenza di altri tre episodi che avevano riguardato il 21enne razzista. Il primo, inerente un petardo rudimentale contornato di chiodi che sarebbe stato fatto esplodere nei pressi della struttura dei richiedenti asilo di Torre dè Picenardi durante l’estate del 2017. Il secondo e il terzo, invece, avrebbero riguardato alcuni atti di danneggiamento messi in atto nel 2016 ai danni di un cittadino marocchino.

Il ragazzo se l’era presa anche con Isaac, il responsabile della struttura incendiata. Lo aveva terrorizzato inseguendolo a bordo di varie auto. “Io uso la bicicletta”, aveva raccontato il ghanese in denuncia, “e lui in più occasioni ha tentato di investirmi, obbligandomi a buttarmi nei fossi lungo la strada”.

Oggi il ragazzo che con aria di sfida al bar con gli amici diceva: “andiamo a bruciare la casa di quei negri”, ha patteggiato la pena di un anno, mentre altri due stanno usufruendo della misura della messa alla prova. Il quarto, invece, ha scelto di farsi processare con il rito abbreviato.

Sara Pizzorni

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