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Cremona seconda città più inquinata
Le reazioni di politica e ambientalisti

Servono interventi urgenti per cercare di ripulire l’aria di Cremona dall’alta concentratazione di pm 2,5 che ci colloca, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, al secondo posto d’Europa in quanto a città più inquinate. 322esimi su 323 città monitorate, con un livello medio di particolato ultrasottile negli anni 2019 – 2020 al di sopra del limite di 25 μg/m3

stabilito dall’Oms.

Legambiente  è chiara nell’attribuire una plausibile responsabilità agli allevamenti intensivi: lo fa constatando che le peggiori performance in Italia si hanno non nelle metropoli ma nelle città di dimensioni medio piccole della pianura padano – veneta: “Nel fondo della classifica – afferma Legambiente in una nota – sono cinque, su 323, le città con un’aria classificata ‘pessima’; tre di queste sono est europee e due sono italiane, e non sono grandi città: si tratta di Cremona (322° posizione) e Vicenza (320°). Risalendo la classifica, tra le città in cui l’aria è comunque classificata ‘cattiva’, si ritrovano molte altre città del bacino padano (nell’ordine, Brescia, Pavia, Venezia, Piacenza, Bergamo, Treviso), ma bisogna risalire una ventina di posizioni per trovare le grandi: Milano occupa la posizione 303 e Torino la 298.

“Una qualità dell’aria – aggiunge Damiano Di Simine, responsabile Comitato scientifico Legambiente – che nelle piccole città della bassa Padano-Veneta, ha cause che non possono essere riconducibili esclusivamente a traffico e riscaldamento, ma in cui pesa, sempre di più, il contributo emissivo degli allevamenti intensivi. Consultando gli inventari delle emissioni per la provincia di Cremona, per esempio, si riscontra che nel territorio provinciale vengono emesse polveri ultrafini per 781 tonnellate annue (il 51% da combustioni di biomasse per riscaldamento), ma molto maggiori sono le emissioni di sostanze che funzionano da precursori delle stesse polveri: ammoniaca (18.241 tonnellate annue, il 99% da fonti agrozootecniche) e ossidi d’azoto (6.503 tonnellate annue, il 41% da trasporti su strada)”.

“Anche dai dati della EEA – commenta Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – emerge prepotente il peso eccessivo del carico zootecnico che si concentra nelle regioni padane. Per alleviare il quadro scadente della qualità dell’aria nel Nord Italia è ormai inderogabile affrontare il tema della sostenibilità dell’allevamento intensivo: nel Piano Strategico Nazionale che il MIPAAF sta confezionando per orientare le risorse della prossima PAC occorre prevedere misure che perseguano la riduzione del carico zootecnico nelle regioni in cui questo è eccessivo, come la Lombardia, e che mitighino l’impatto della gestione dei reflui di allevamento, supportando gli investimenti agroambientali delle aziende”.

PD: investire qui le risorse del green deal europeo – “Che la nostra zona fosse tra le più inquinate d’Europa, purtroppo, lo sapevamo da tempo, ma non avremmo però mai voluto che Cremona si guadagnasse addirittura la seconda posizione tra le città peggiori del continente” commenta il  consigliere regionale del Pd Matteo Piloni. “La Lombardia deve fare squadra con le altre regioni coinvolte e con il governo per stabilire tutte quelle azioni necessarie per migliorare l’aria dell’intera zona. È qui, più che altrove, che serve accompagnare la transizione ecologica, è qui, soprattutto, che devono arrivare le risorse del Recovery Fund: per le imprese, per la mobilità e per l’agricoltura”.

Già a novembre, durante la preparazione di una risoluzione consiliare sulle proposte per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i consiglieri Pd in regione raccomandarono come priorità del Recovery Fund proprio il Green Deal del Bacino Padano.

“Proprio oggi, in Senato – aggiunge Piloni – sono stati stanziati 115milioni di euro per il miglioramento della qualità dell’aria nella pianura padana. Un passo molto importante per rispondere concretamente alla sentenza della Corte di giustizia europea del 10 novembre 2020, che obbliga lo Stato italiano ad adottare provvedimenti urgenti per la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

“Si tratterà dunque di proseguire gli interventi sui capisaldi già individuati dall’Accordo di Programma firmato tra il Ministero dell‘Ambiente e le quattro regioni coinvolte – insieme a Lombardia ed Emilia-Romagna, anche Piemonte e Veneto – che sono: il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, attraverso la sostituzione dei veicoli privati e pubblici più inquinanti e il completamento delle ciclovie interregionali; l’efficienza energetica e la ricerca sulle fonti rinnovabili; la riduzione degli inquinanti in agricoltura; la rigenerazione urbana e i processi di rimboschimento”.

M5S: Dietro l’etichetta bio o eco spesso c’è solo marketing – Il consigliere Marco Degli Angeli, M5S, si dice molto preoccupato: “Come M5s intendiamo chiedere al più presto azioni straordinarie, e una massima attenzione sui nuovi piani energetici territoriali che sono in elaborazione nella nostra provincia. Questi, da quanto è emerso da alcune presentazioni aziendali, purtroppo, sembrano indirizzati al massimo sfruttamento dei nostri territori con azioni di greenwashing, le quali renderanno la nostra provincia invivibile e con una qualità dell’aria ancora più irrespirabile.
La politica locale sembra non volere vedere il problema che ormai ci affligge da anni. Invece di governare il territorio con responsabilità facendo scelte coraggiose, una certa ala politica preferisce invece affidarsi, sempre più frequentemente e ciecamente, a scelte industriali poco attente alle necessità del territorio. Dietro l’etichetta bio o eco è ormai evidente che si nascondono spesso solo marketing, business e ritorno economico per gli azionisti ”.
Secondo Degli Angeli i territori dovrebbero chiedere il completamento degli studi epidemiologici già in corso, comune di Cremona in primis (su questo il sindaco Galimberti ha già delineato un cronoprogramma).

“La nostra provincia sembra essere destinata ad essere l’immondiziaio della Lombardia e dell’Italia: è inaccettabile che fanghi, gessi, rifiuti, bioenergie, stoccaggio gas, inceneritori usati senza logica la facciano da padroni. Ogni giorno che passa nuove autorizzazioni impiantistiche che non tengono colpevolmente in considerazione gli impatti cumulativi degli impianti già esistenti, ci portano a una situazione ancor più irreversibile”.
“Come MoVimento 5 Stelle chiediamo misure eccezionali anche a Regione Lombardia. Fondamentale sarà incrementare i fondi, la strumentazione e il personale cosicché Arpa possa continuare il proprio monitoraggio in modo preciso e puntuale, soprattutto nelle zone più critiche, così da definire le fonti più impattanti”.
“Anche le Ats andrebbero messe in condizione di aver più personale a disposizione, soprattutto per i Dipartimenti di Epidemiologia così da poter implementare gli studi epidemiologici d’area”.

 

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