Cronaca
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Conflitto tra ex: lei sotto accusa
per sottrazione di minore e lesioni

Una giovane donna è finita a processo per sottrazione di minore e lesioni. Secondo l’accusa, Maria (nome di fantasia) si sarebbe portata via la figlia di cinque anni che invece, come disposto dal tribunale dei minori, avrebbe dovuto passare le vacanze con il padre. Non solo: con l’auto, avrebbe urtato l’ex compagno che si era parato davanti alla sua macchina per fermarla. I fatti risalgono al 7 agosto del 2015.

Davanti al giudice, due versioni completamente distinte: Marco (nome di fantasia), il papà della bambina, sostiene di non aver visto la figlia da un anno e che quella sera di agosto, come da accordi, la sua ex avrebbe dovuto lasciarla a casa della madre di lui affinchè i due potessero passare del tempo insieme. La donna, invece, voleva restare a dormire dalla suocera. Venuto a saperlo, Marco si era arrabbiato, e insieme all’attuale compagna aveva preso l’auto per raggiungere la casa di sua madre.

Nel frattempo Maria, arrivata da Bologna, dove si era trasferita con la figlia, aveva preso la bambina e aveva cercato di andarsene, ma Marco era riuscito ad intercettarla. Sceso dall’auto, le era andato incontro per fermarla, e lì c’era stato un urto. Lui aveva preso un colpo alla scapola ed era caduto a terra. “Sono stato urtato apposta”, è l’accusa che Marco, che aveva rimediato una frattura, muove alla sua ex.

In aula, la donna si è difesa, dicendo di non aver mai voluto impedire a Marco di vedere la figlia. “L’accordo era che doveva stare con entrambi, poi ho deciso di trasferirmi a Bologna per lavoro. Lui sapeva dove eravamo, ma prima di giugno del 2015 non è mai venuto a trovarla. Non la vedeva dal gennaio di quell’anno”. Quel week end di agosto, quando aveva raggiunto la casa della suocera per lasciare la bambina, era già molto tardi. “Era sera e non avrei voluto rimettermi alla guida per tornare a Bologna”, ha spiegato la donna.

Secondo Maria, sarebbe stata la suocera a proporle di restare a dormire da lei, scatenando l’ira del figlio che, avvertito al telefono, avrebbe cominciato a sbraitare e a urlare. “La bambina ha cominciato a piangere e a gridare”, ha raccontato l’imputata, “così l’ho presa e l’ho portata fuori. Volevo portarla a prendere un gelato per calmarla.  Sono salita in auto ma poi ho visto avvicinarsi una macchina con i fari e mi sono fermata. Quando la bambina ha visto il padre arrabbiato si è agitata, piangeva, era terrorizzata. E così ho chiuso gli sportelli. Lui urlava che mi avrebbe ammazzata e dava calci e pugni e spallate. Non è vero che l’ho urtato. E’ vero, alla fine me ne sono andata. Non mi sentivo tranquilla a lasciare mia figlia lì”.

A processo è stata sentita anche la testimonianza della compagna di Marco, che quel giorno era con lui in macchina. “Lui è sceso di corsa e ha cercato di fermare la macchina facendo dei gesti con le mani”, ha raccontato la testimone. “Poi ho sentito un rumore e ho visto il mio compagno a terra”.

A settembre Marco aveva rivisto sua figlia in un centro commerciale di Bologna, come da accordi con la sua ex. “Andavo ogni due settimane a Bologna”, ha spiegato lui, “ogni quindici giorni potevo stare un giorno con mia figlia. Oggi ha 11 anni, ma non la vedo più”. L’uomo ha aggiunto di non aver più potuto versare il mantenimento perchè disoccupato.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo primo dicembre per sentire i testi della difesa. Per quello stesso giorno è prevista anche la sentenza. L’imputata è difesa dall’avvocato Fabio Farina.

Sara Pizzorni

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