Cronaca
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Colpì con un trapano ex suocero
E' tentato omicidio, condanna

Il pm Messina

Cinque anni fa, al culmine di una lite, Enrico aveva spruzzato contro il suo ex genero il contenuto dello spray al peperoncino, mentre Allen lo aveva colpito tre volte sulla testa con un trapano avvitatore. Allen, 39 anni, è finito a processo con l’accusa di tentato omicidio, e oggi i giudici lo hanno condannato ad una pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione e al risarcimento di una provvisionale di 10.000 euro a favore dell’ex suocero, parte civile attraverso gli avvocati Anna Maria Petralito e Luca Genesi.

Per l’imputato, il pm Francesco Messina aveva chiesto tre anni di reclusione per il reato più lieve di lesioni personali aggravate, mentre l’avvocato Gianpietro Brozzoni, legale della difesa, aveva chiesto l’assoluzione invocando la legittima difesa. Dopo più di un’ora di camera di consiglio, il collegio del tribunale ha emesso la condanna per tentato omicidio. La motivazione sarà depositata entro 30 giorni.

Per anni, Allen è stato considerato dai suoceri come un figlio. Poi, dopo 16 anni trascorsi insieme alla fidanzata Michela, dalla quale ha avuto una bambina, i rapporti sono cambiati, fino a quando lui ha voluto separarsi. Da quel momento in famiglia qualcosa si è rotto e sono cominciati i dissapori, le offese e le liti. In una precedente occasione, l’imputato aveva aggredito il suocero sferrandogli due pugni e provocandogli un ematoma all’occhio. “Ero stato colpito alle spalle da lui e istintivamente nel girarmi ho reagito”, si è difeso oggi il 39enne.

L’avvocato Annamaria Petralito

Allen se ne voleva andare dalla casa dei suoceri nella quale viveva con Michela, e il giorno dei fatti voleva smontare dal garage delle mensole di sua proprietà. Ad un certo punto si era trovato davanti sia il suocero che la fidanzata, e con entrambi era nata una discussione molto accesa. La lite era proseguita fino in sala, dove Enrico aveva estratto dalla tasca lo spray al peperoncino, spruzzandolo addosso al genero. Allen, che nella mano sinistra aveva un trapano avvitatore, lo aveva colpito.

“Non ne potevo più di discutere”, ha spiegato oggi Allen ai giudici. “Volevo uscire passando dalla sala, ma Enrico e Michela mi hanno seguito e hanno cominciato ad inveire contro di me. Io volevo solo andare via, ero stremato, ma loro continuavano ad offendere sia me che la mia famiglia. Ad un certo punto Enrico mi ha spruzzato lo spray. Non ci vedevo più e non riuscivo a respirare. Ho reagito”.

L’avvocato Brozzoni

Una reazione “sproporzionata”, per il pm Messina, che nella sua requisitoria ha parlato di colpi ripetuti sul capo e molto violenti che avevano provocato alla vittima la frattura della volta cranica e tre ferite lacero contuse. Inizialmente Allen era stato indagato non per tentato omicidio, ma per lesioni personali aggravate. Successivamente, però, in seguito alla consulenza del medico legale, che aveva dichiarato che quelle lesioni erano idonee a provocare la morte, il giudice aveva trasmesso gli atti in procura per modificare l’accusa in quella più grave di tentato omicidio. Per il pm, però, il processo non ha dimostrato la volontà omicidiaria. “L’avvitatore”, ha chiarito il pm, “è stato infatti utilizzato attraverso il manico, e non con la punta”. E in più l’imputato avrebbe potuto continuare ad infierire, cosa che non ha fatto”. Per il pm, Allen andava condannato, ma per il reato di lesioni, non per tentato omicidio.

Non così per la parte civile: l’avvocato Petralito si è chiesta come mai il trapano non fosse rimasto in garage ma fosse stato portato in sala. E poi la natura dei colpi: “tre colpi in successione sferrati sulla teca cranica, e quindi in una zona vitale. Non sono stati colpi dati a caso dovuti al movimento delle braccia”.

L’avvocato Brozzoni, invece, ha puntato sulla legittima difesa, definendo le dichiarazioni rese a suo tempo in aula dall’ex suocero “di nessuna credibilità”: “Il testimone”, ha ricordato il legale della difesa, “ha parlato di un inseguimento che sarebbe avvenuto in giardino, inseguimento poi smentito dalla sua stessa figlia”. L’avvocato Brozzoni ha sottolineato le contraddizioni emerse dalle dichiarazioni della vittima, chiedendosi per di più cosa ci facesse con lo spray al peperoncino in tasca. “Anche quello è considerato un’arma a tutti gli effetti”.

“Nei confronti del mio cliente, che ha reagito istintivamente a uno spruzzo continuato”, ha sottolineato il difensore, “c’era un forte malanimo da parte del suocero. Quando è stato colpito con lo spray, il mio assistito era accecato e sofferente, un cieco non può che lanciare a caso i colpi, e lui non aveva la consapevolezza di misurare dove colpire, la sua è stata legittima difesa”.

Ma i giudici hanno deciso diversamente. “Una sentenza pesante e inappropriata”, l’ha definita l’avvocato Brozzoni. “In questa storia non ha vinto nessuno”, ha commentato da parte sua l’avvocato di parte civile Petralito.

Sara Pizzorni

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