Cronaca
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Coltello alla gola, ruba il cellulare
ad un 16enne. Condannato

Due anni e otto mesi per rapina impropria aggravata. Questa la condanna inflitta oggi dal collegio dei giudici del tribunale di Cremona ad Islam Fathy Hassan, 20enne egiziano che il 15 gennaio del 2019, all’esterno del centro commerciale CremonaPo, aveva portato via il telefono ad un 16enne, minacciandolo con un coltello. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Pier Antonio Vailati, il pm aveva chiesto una condanna di quattro anni e 2000 euro di multa.

Oggi il giovane egiziano, con un lavoro a Milano in un negozio di elettronica, si è difeso, fornendo la sua versione dei fatti e negando ogni responsabilità. Il ragazzo si era incontrato un conoscente, all’epoca di 16 anni, che voleva vendergli un telefonino. I due, grazie ad un amico comune che li aveva messi in contatto, si erano dati appuntamento al CremonaPo. “Ho capito subito, cercando il codice del telefono sul sito della Apple, che c’era qualcosa che non andava”, ha spiegato l’imputato.

“Avevo il sospetto che il cellulare fosse rubato, e così ho proposto al ragazzo che me lo voleva vendere di andare da un mio amico esperto di telefoni per avere la conferma. Quindi ho preso il telefono perchè volevo portarlo dal mio amico e anche per avvertire i genitori del ragazzo che il figlio poteva essere in possesso di un telefono rubato. Ma lui non ha voluto e mi ha inseguito cercando di prendermi il cellulare che mi avrebbe venduto per 600 euro”. “Mi sono sentito truffato”, si è giustificato l’imputato.

Tutt’altra la versione della vittima che, già sentita in aula, aveva detto di non aver ancora contrattato il prezzo e di essere stata minacciata con un coltello alla gola dal connazionale che gli aveva rubato il telefono. “Era un tagliaunghie che porto sempre con me”, si è difeso l’imputato, “non è vero che l’ho minacciato”. Alla fine il telefono era stato restituito al cugino del minorenne.

“Rapina impropria aggravata”, secondo il pm, che ha parlato di minacce con l’uso di un coltello a serramanico puntato al collo e dell’intenzione dell’imputato di portarsi via il cellulare senza pagarlo. “Non c’è stata sottrazione”, ha invece replicato la difesa. “E comunque l’episodio non si può equiparare ad una rapina commessa in banca. Qui si tratta di ragazzi molto giovani e di una vicenda dalle circostanze non chiare”. Il legale della difesa ha poi chiesto di derubricare il reato da rapina ad appropriazione indebita, ma i giudici non hanno accolto la richiesta. L’avvocato Vailati ricorrerà in Appello.

Sara Pizzorni

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