Cronaca
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Tagli alberi avanti, Legambiente
presenta uno studio alternativo

Sicurezza, sostituzione del patrimonio arboreo, responsabilità civile e penale in caso di danni. Sono queste le tre linee guida elencate dall’assessore al Verde Rodolfo Bona in apertura della commissione Ambiente di giovedi pomeriggio in Comune, che hanno ispirato le scelte in materia di gestione delle piante in città. Accanto a Bona, la dirigente Mara Pesaro, il presidente della commissione Giovanni Gagliardi e l’agronomo Giuseppe Miceli.

Fuori da palazzo Comunale, una rappresentanza dei comitati ambientalisti Stati Generali Clima Salute e Ambiente, Legambiente, Wwf e altri, hanno manifestato per ribadire l’importanza del verde pubblico nella seconda città più inquinata d’Europa.

In apertura Bona ha spiegato che l’amministrazione ha aumentato del 50% i finanziamenti per il verde, rispetto al precedente mandato e ha dato avvio, come da programma elettorale, al Piano del Verde: entro quest’anno saranno assegnati i primi incarichi per la  sua redazione. Quello sarà l’ambito in cui potrà esserci una discussione politica, ha detto Bona, ma nell’attesa  è necessario togliere degli elementi di pericolo (leggi qui il comunicato integrale del Comune).

“Quando ci sono alberi vecchi in classe C o D – ha detto ancora Bona – bisogna andarli a monitorare e se sono in classe D serve l’abbattimento. Questa non è una decisione politica, è tecnica, casomai il politico potrebbe decidere di non abbatterli assumendosene la responsabilità. Io ho preso un impegno e abbiamo già le linee guida per la sostituzione degli alberi. Provvederemo tra autunno e primavera”.

La dirigente Mara Pesaro ha sottolineato la maggiore sensibilità ambientale che c’è oggi e la difficoltà a gestire l’esistente. “La città – ha detto –  attorno alle piante ha subito molti cambiamenti con possibili danni agli alberi. Come tutti gli esseri viventi le piante hanno una loro storia, che va monitorata. Le essenze verranno rimesse, dove opportuno saranno le stesse, in altri casi potrà essere necessario usare essenze diverse, questo per dare maggiore possibilità di crescere”.

L’agronomo Giuseppe Miceli, estensore dello studio, ha spiegato i metodi utilizzati per analizzare le piante facendo anche alcuni esempi concreti. In via Serio e Fulcheria le robinie hanno quasi 100 anni, hanno subìto le trasformazioni del piano stradale, le radici sono esposte e martoriate da ferite e funghi. Il tronco che una volta tagliato appare sano non implica che la pianta sia sana, perchè quello che conta è anche il “castello” ossia la chioma: là dove sono stati tagliati rami si creano ferite, funghi e carie che a lungo andare rendono instabile la pianta.

Ci sono poi zone dove non è possibile rimettere la stessa pianta. “Ci sono tigli vicini alle case, cresciuti fino a 18 metri, martoriati con interventi di taglio per contenere la chioma, ed ogni taglio è come le nostre ferite: ogni fungo che entra crea pericolo. “Noi verifichiamo non se la pianta è sana o malata, ma se stabile o instabile. Una pianta è pericolosa in base al target. Una pianta in classe C o D  può essere anche salvata se è in un bosco”, ha aggiunto.

GLI INTERVENTI DELLE MINORANZE – Federico Fasani (Forza Italia) ha evidenziato il ritardo con cui si arriva al Piano del Verde, accusando l’amministrazione Galimberti di aver perso lo spirito ambientalista che si associa alle politiche del centrosinistra. “In questi anni ho visto che ci sono state tante azioni di natura anti ambientale, tanti tagli e mai spiegazioni, anche per fare spazio a piste ciclabili come in viale Trento e Trieste, dove le piante erano sane”, ha detto, rinfacciando all’amministrazione le critiche che dal centrosinistra erano arrivate all’amministrazione Perri ai tempi del parco del Lugo.  Più una critica all'”ambientalismo mancato” (“c’è qualcuno che comincia a vedere promesse disattese”)  che non un attacco alla campagna di abbattimenti.

Marcello Ventura ha ripetuto i dubbi già espressi in altri suoi interventi: perchè la scelta solo di alcune vie? Come mai da quando è stata consegnata la perizia fino al 15 giugno l’amministrazione non si è mossa e si è mossa solo con una comunicazione di giunta? Si è tenuto conto di interventi che possono disturbare l’avifauna nel periodo estivo? Infine la richiesta: che attraverso il budget della commissione Ambiente si possa redigere un secondo parere.

Luca Nolli (M5S): “Come mai si è arrivati a questo punto?  Le piante si potevano salvare, forse, se curate prima. Bisognava evitare di tagliare tutte queste piante in poco tempo. Non giudico la perizia ma le modalità”.

Dalla maggioranza, ha parlato il capogruppo Pd Roberto Poli: “Non accettiamo lezioni di ambientalismo. Ci vuole coraggio a dire che gli alberi non vanno tagliati e poi criticare per quello caduto al parco del Po”, ha detto riferendosi a un post di Ventura. “Ci dobbiamo chiedere: è giusto o no fare un’analisi sulla pericolosità del verde? Se sì, poi non possiamo contestare la perizia”.

Enrico Manfredini, FNC, è partito dalla constatazione che “la nostra città è molto ricca di alberi, non mi stupisce che ve ne siano stati tanti di vetusti. L’amministrazione ha fatto scelte precise, valorizzare il verde di questa città, migliorarlo dal punto di vista qualitativo”.

GLI INTERVENTI DELLE ASSOCIAZIONIPierluigi Rizzi, responsabile del circolo VedoVerde di Legambiente, ha presentato un parere redatto da esperti della sede regionale, non tanto per contestare gli esiti della perizia commissionata dal Comune, ma per avere un diverso punto di vista che potrebbe modificare l’approccio ai problemi del verde cittadino. Riprendendo il concetto di responsabilità di chi amministra la città, ha detto, “c’è quella di evitare che le piante cadano sulle persone, ma anche un tema di salute pubblica che le piante possono aiutare a mitigare. Se a giugno c’è stata la comunicazione, c’erano i tempi necessari per fare un confronto con le associazioni e i quartieri, visto che si poteva immaginare quanto i tagli fossero impattanti in alcune zone”.

Oltre alla richiesta di più momenti di confronto, Rizzi ha detto che “è da tempo che occorreva parlare di Piano del verde. Noi da un bel po’ abbiamo presentato un documento in Comune, di cui non abbiamo mai avuto riscontro, né un sì né un no. Bisogna ripartire con uno spirito diverso, ecco perchè chiediamo una moratoria”.

Molto articolato l’intervento di Marco Pezzoni in rappresentanza degli Stati generali Clima Salute Ambiente: “Sicurezza e salute dei cittadini sono al primo posto nell’attenzione di un’amministrazione comunale. Ma non si può avere due pesi e due misure. Il rischio in questa città è altissimo, abbiamo uno dei più alti tassi di inquinamento in Italia e in Europa. Non si può più parlare di alberi come se fossero parte di un bel giardino e solo elementi dell’arredo urbano”.

Agli ambientalisti “non interessa essere i clienti di questa o quella forza politica, apprezziamo da qualsiasi parte vengano le proposte innovative. Dobbiamo arrivare almeno a 70mila alberi a Cremona, invece siamo ad un terzo. Negli ultimi 20 anni è rallentata la capacità di sostituire gli alberi”. Da Pezzoni arriva un forte richiamo alla politica di riprendere in mano le scelte progettuali ma anche la gestione del verde, da poco delegata ad Aem: “Lo studio agronomico arriva solo alla fine della catena di comando, avete deciso di tecnicizzare le scelte strategiche sul verde, delegandolo ad altri.

Si assiste, non solo qui, alla  fuga delle amministrazioni locali dall’assumersi il compito della riprogettazione, occorre invece recuperare la “democrazia deliberativa”, e il consiglio comunale non può essere una semplice appendice della Giunta”. Un intervento particolarmente apprezzato da Forza Italia, quello dell’ex deputato dell’Ulivo, da tempo critico verso l’amministrazione Galimberti sui temi ambientali.

Nella replica finale Bona ha ribadito quanto già detto in precedenti risposte agli attacchi. Sulla scelta di quali piante esaminare, ad esempio è stato chiaro: lo studio Solari e Miceli ha preso in esame le piante già segnalate come precarie dagli addetti delle Serre comunali. E a proposito della condivisione delle scelte, ha spiegato che è difficile parlare coi quartieri se, come accade in zona Po dove sono previsti i maggiori interventi, il Comitato non esiste più da tempo. Il rapporto con le associazioni va mantenuto per quanto riguarda le strategie, ma sulle manutenzioni il Comune deve assumersi la responsabilità. “Apprezzo il discorso di Pezzoni – ha detto infine – ma in questa sede non riusciamo ad affrontare un discorso tanto ampio. Però non ci sto ad essere accostato al vecchio modello del verde come giardino: fin dal mio insediamento ho detto che il verde va considerato come elemento centrale nella progettazione urbana, per questo avviamo il Piano, strumento non obbligatorio”.

Gli abbattimenti previsti continueranno, mentre in procura è già stato presentato un esposto e un altro (quello di Ventura) sta per arrivare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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