Cronaca
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Attilio Boldori, le iniziative
a cent'anni dalla morte

Sabato 11 dicembre, in occasione del centenario della morte di Attilio Boldori, politico cremonese ucciso da un agguato mortale vicino a Casalmbuttano, si terranno una serie di iniziative, promosse dall’Anpi di Cremona e dall’Associazione Emilio Zanoni, insieme all’Eco del Popolo.

Si inizierà alle 10 al cimitero con un omaggio alle tombe di Boldori e di Ferruccio Ghinaglia, poi alle 11 in Salone dei Quadri di Palazzo Comunale si terrà un’assemblea pubblica dedicata agli studenti, con il presidente del Consiglio Comunale di Cremona, Paolo Carletti.

Alle 14, in località Traballino di S. Vito di Casalbuttano, si terrà un omaggio alla stele dedicata almartire, con l’intervento del sindaco, Gian Pietro Garoli. A Cremona invece alle 15, presso Palazzo Duemiglia, verrà omaggiata la lapide, realizzata dal prof. Mario Coppetti. Poco dopo, presso la sala riunioni della struttura, si terrà un’assemblea cittadina di approfondimento sulla vicenda.

LA STORIA – L’11 dicembre di cento anni fa, vicino a Casalbuttano, l’agguato mortale al politico socialista. Scrive Giuseppe Azzoni nella pubblicazione che uscirà in occasione dell’anniversario e che è curata da Anpi, Associazione Emilio Zanoni e e L’Eco del popolo: “«L’idea non si sopprime con le armi, con la violenza brutale ed assassina. L’Italia ha lasciato instaurare in questi mesi il regime del terrore contro i socialisti, gli assassini sono impuniti e le vittime, quando la morte non le raggiunge, sono imprigionate e maltrattate dai tutori dell’ordine. Le istituzioni operaie sono incendiate, devastate, distrutte e i loro dirigenti colpiti e minacciati»; è il 24 aprile del 1921 quando Attilio Boldori pronuncia queste parole crude e veementi ai funerali di Ferruccio Ghinaglia, militante comunista ammazzato tre giorni prima a Pavia in un agguato fascista.

Boldori non può saperlo, ma forse lo intuisce e lo teme: solo otto mesi dopo, l’11 dicembre del 1921, lui stesso sarà vittima degli squadristi. È un politico scomodo, Boldori, per i fascisti che pure non hanno ancora preso il potere. Fin da ragazzo, è attivo nelle fila socialiste, si impegna nella Camera del lavoro e nella cooperazione, fondando la Federazione provinciale delle Cooperative. Al momento della morte, a 38 anni, è vicepresidente del Consiglio provinciale ed è consigliere comunale a Cremona. È un uomo onesto, scriverà un giornale dell’epoca, e alla sua morte lascia la moglie e i figli bambini in miseria. Nel 1920, da sindaco di Due Miglia, allora amministrazione autonoma, è stato fautore della fusione con Cremona. È un politico di spicco, dunque, noto per la sua coerenza. Tiene comizi, organizza riunioni, ha un buon seguito tra i giovani. «Viveva il riscatto del lavoro e degli sfruttati sia attraverso la lotta contro le ingiustizie del dominio della classe padronale, sia ed ancor più attraverso la emancipazione dalla subalternità con il sapere, la solidarietà, la capacità di costruire nella cosa pubblica e nell’economia”.

IL PROGRAMMA DELLA COMMEMORAZIONE

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