Cronaca
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Niente mammografie in ospedale,
le cremonesi si rivolgono alla Lilt

Da quando in ospedale è diventato impossibile prenotare una mammografia, il flusso di donne che prima faceva riferimento al nosocomio cittadino per i propri controlli si è in parte riversato sugli ambulatori della Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori), che da anni offre un servizio di screening e prevenzione.

In realtà questa situazione si era concretizzata già tempo fa, e nella fattispecie dal giugno 2020, quando l’attività dell’associazione era ripartita dopo qualche mese di stop per il Covid. “Essendo allora l’ospedale ancora fermo, molte donne avevano iniziato a rivolgersi a noi” sottolinea la presidente, Carla Fiorentino. “Contestualmente le colleghe radiologhe dell’ospedale avevano iniziato a venire via. Così abbiamo avuto un grande incremento di richieste. Se prima vedevamo più gente dei territori limitrofi, che con i lockdown avevano smesso di presentarsi, in quel periodo abbiamo visto un grande incremento di esami di persone provenienti dall’ospedale e che avevano necessità di fare i controlli”.

La Lilt, che ha sempre lavorato su diagnosi precoce e prevenzione, si è quindi ritrovata improvvisamente a sostituire l’ospedale nel ruolo dei controlli periodici.

“Le nostre possibilità di effettuare le mammografie sono state saturate da signore dell’ambito cremonese che non riuscivano a effettuare controlli normalmente effettuati in ospedale” continua la radiologa. “Questo trend si è visto anche nelle case di cura del territorio”.

Fiorentino parla anche della situazione di Area Donna: “Nell’88 avevo lavorato con  Bottini nella senologia, che era antesignano dell’attuale Area Donna” racconta. “Già allora avevamo capito che serviva un approccio multidisciplinare, riunendo le competenze per migliorare la possibilità di cura”.

Ma qualcosa, nel tempo, non ha funzionato, anche se il problema vero non è tanto la riorganizzazione ospedaliera, con l’assimilazione di area donna al Cancer Center, quanto “le dimissioni di tre radiologhe esperte di senologia in pochissimo tempo” sottolinea ancora la dottoressa. “Credo che le donne che si rivolgono in ospedale per la cura della patologia oncologica troveranno sempre le migliori possibilità di cura.

La problematica è l’accesso a queste strutture, dovuto al calo del numero delle prestazioni di ricerca della patologia oncologica. E anche se lo screening mammografico ora è ripreso, bisogna ricordare che per farlo servono radiologi  molto esperti, che refertino ogni anno almeno 5mila mammografie. Dunque il fatto che ora le radiologhe esperte se ne sono andate rende complesso il lavoro”.

Per la dottoressa Fiorentino, d’altro canto, la domanda da farsi è “perché tre radiologhe se ne sono andate all’improvviso? Sicuramente c’erano problemi notevoli di organizzazione del lavoro, che hanno creato condizioni insostenibili per chi lavorava lì. E considerando che radiologhe esperte in senologia non sono figure così facilmente reperibili sul mercato, si sarebbe dovuto evitare di farle andare via. Anche per questo credo che prima di pensare a costruire un nuovo ospedale si dovrebbero rivedere le condizioni lavorative”.

Lo screening diagnostico sul tumore alla mammella, d’altro canto, è davvero fondamentale per individuare precocemente il cancro al seno, e quindi per mettere in atto cure più efficaci. Qualcosa di cui sono ben consapevoli le donne che in questi mesi stanno dando battaglia.

“Vedo che la popolazione cremonese si è rivelata molto sensibile a questo argomento, che riguarda tutta la nostra società, e il fatto che ci sia tale mobilitazione rende atto del fatto che la gente tiene al proprio ospedale e vuole risolvere i problemi. Credo sia un fatto molto positivo e una partecipazione attiva che potrà avere ottimi risultati per tutti” conclude la radiologa.

Laura Bosio

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