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Breccia, docente di storia. "Armi
nucleari? Non è una boutade"

Si è parlato di Ucraina, della sua storia e dei possibili sviluppi della guerra che spaventa l’Europa, martedi pomeriggio, con il professor Gastone Breccia, docente di Civiltà Bizantina e Storia Militare all’Università di Pavia – Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, con sede a Cremona. Un incontro su iniziativa del Pd cittadino, con un esperto che è volto noto sulle tv nazionali ed è di casa a Cremona, dove si ferma tre giorni alla settimana per insegnare ai futuri musicologi e studenti di beni culturali.

Lo incontriamo nel suo studio di palazzo Raimondi, dove ha appena terminato una lezione.

La minaccia di utilizzo di armi nucleari che anche oggi è tornata da parte della Russia è da considerarsi reale?
“La dottrina strategica russa prevede l’uso delle armi nucleari in caso di minaccia agli interessi nazionali. Quindi bisogna capire quando Putin si sentirà davvero minacciato. L’uso di armi della Nato contro l’esercito della federazione russa potrebbe essere inteso da Putin come minaccia all’interesse nazionale. Teniamo conto che parliamo di armi nucleari tattiche, di portata limitata, ma che potrebbero esporre a una escalation tragica”.

Oggi si è tenuto il vertice in Germania tra i 40  Stati coordinati dagli Stati Uniti per decidere gli ulteriori armamenti da fornire agli ucraini. Lei pensa che questo sia un ulteriore elemento di tensione?
“Ormai la fornitura è stata decisa e una fornitura di questo tipo significa essere già una parte belligerante.  La logica di questi aiuti militari sarebbe quella di fornire a Zelensky armi per fermare un’avanzata russa e quindi arrivare il prima possibile a una trattativa.
E’ una logica pericolosa: sui giornali americani ho letto anche che si danno armi a Zelenski per contrattaccare e quindi per respingere i russi indietro. Ecco, se così fosse, la guerra si prolungherà e a quel punto con una possibile estensione del conflitto anche ad armi non convenzionali. E qui si aprono scenari veramente inquietanti”.

Quale è il reale obiettivo di Putin? Prima si è parlato dell’annessione del solo Donbass, poi anche della fascia meridionale dell’Ucraina, ora si sente parlare anche dei Paesi Baltici.
“I Paesi Baltici non credo proprio che siano nel mirino di Putin, sono Paesi della Nato e oltretutto la Russia ha dimostrato di non avere le forze militari sufficienti per allargare il fronte, sta già facendo fatica con gli ucraini.
L’obiettivo di riconquistare il Donbass invece è realistico, lo stanno lentamente facendo.
Io credo che entro quella data già più volte citata, del 9 maggio, lui voglia avere il pieno controllo del Donbass e della fascia costiera per poter dire ai suoi: ‘abbiamo quello che volevamo, adesso apriamo le trattative”, anche se in realtà all’inizio non miravano soltanto a quelle aree. Io però dubito che Kiev sia dell’idea di concedere ai russi quello che hanno conquistato”.

Lei è un esperto di storia bizantina e quelle sono terre fortemente permeate di quella civiltà. Che paralleli può fare tra la situazione odierna e la storia dell’Ucraina?
“Le analogie sono tante con la storia militare antica, perchè i principi fondamentali della strategia militare sono rimasti gli stessi nel corso dei millenni.
Sicuramente la strategia dei russi può avere dei precedenti storici, l’idea di Putin dopotutto è quella di ricostituire l’impero russo, senza dimenticare però che questa non solo una guerra ideologica ma soprattutto di conquista di un territorio molto ricco come quello ucraino. E poi ci sono legami stretti con la storia bizantina: non dimentichiamo che la civiltà russa nasce a Kiev, terra allo stesso tempo a stretto contatto con Bisanzio: il primo gran principe di Kiev si converte al cristianesimo per sposare una principessa bizantina: i legami sono effettivamente molto stretti”. gbiagi

 

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