Economia
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Contrazione dell'uso di antibiotici
negli allevamenti, i dati parlano chiaro

I numeri certificano gli allevatori lombardi hanno progressivamente ridotto il ricorso agli antibiotici

Da tempo gli allevatori sono nell’occhio del ciclone per un supposto uso indiscriminato di antibiotici nelle diverse fasi dell’allevamento. In particolare, nell’allevamento avicolo ed in quello suinicolo in cui, in un passato ormai non più recente, gli antibiotici venivano usati a livello di gruppo. Un tempo appunto, ma i pregiudizi restavano e non era possibile dimostrare il contrario. Fino a che non è stato introdotto l’obbligo della registrazione della somministrazione dei farmaci, in particolare degli antibiotici. La molla che ha fatto scatenare l’obbligo di registrazione è stata la crescente preoccupazione delle Autorità sanitarie verso l’antimicrobico resistenza (Amr), vale a dire la capacità dei microrganismi di resistere all’azione degli antibiotici. Pare che si tratti di una delle maggiori minacce per la salute pubblica globale. Si stima che, in assenza di interventi mirati, nel 2050 il numero di vittime per infezioni da batteri resistenti potrebbe toccare i 10 milioni. Di qui una attenta azione di una attività di monitoraggio anche da parte dei veterinari, oltre a quella molto più scontata da parte medica.

È dunque fondamentale, per la tutela della salute pubblica, diminuire l’utilizzo di antibiotici, promuovendone un uso consapevole. Anche perché alcune classi di antibiotici sono considerate di “importanza critica” per la cura di infezioni nell’uomo e il loro utilizzo deve essere evitato in medicina veterinaria per preservarne l’efficacia.

Lo scorso anno è stato approvato da parte di Regione Lombardia un progetto sperimentale finalizzato ad incrementare il livello di sensibilità analitica delle prove di laboratorio per individuare livelli bassissimi di residui di antibiotici nei prodotti alimentari di origine animale. L’obiettivo del progetto è stato garantire una maggiore tutela del consumatore promuovendo, al contempo, le filiere agroalimentari lombarde. L’attività di campionamento non è ancora conclusa, ma gli esiti finora pervenuti sono stati favorevoli, non essendo stato riscontrato alcun residuo.n I risultati di questo anno di lavoro, basato sul concetto di una salute unica (“One Health”) che tutela la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, sono stati annunciati dalla direzione Welfare di Regione Lombardia, in una specifica nota.

Lo studio, iniziato sulle filiere di carne, del latte e delle uova, ha avuto anche lo scopo di tutelare la bontà del lavoro dei produttori lombardi che garantiscono la massima qualità e sicurezza alimentare con l’obiettivo di garantire la sicurezza del cibo che mangiamo, e anche per scongiurare il rischio di epidemie trasmesse attraverso gli animali. I risultati che sono stati presentati sono davvero incoraggianti.

L’indagine è stata possibile grazie ad un sistema integrato che ha coinvolto anche il ministero della Salute con cui sono stati definiti alcuni strumenti operativi e parametri: da un lato “classyfarm”, un metodo di classificazione degli allevamenti in funzione delle loro tecniche gestionali, e dall’altro i DDD (“Defined Daily Dose”) in pratica le giornate in cui si sono somministrati antibiotici.

Per il settore dell’allevamento bovino e suino sono disponibili dati di “DDD” relativamente al biennio 2020-2021, mentre per il settore dell’allevamento avicolo, che si è mostrato particolarmente sensibile alla tematica AMR, sono disponibili dati sul consumo del farmaco già dal 2015. Nell’allevamento bovino si è evidenziata una netta diminuzione dell’utilizzo dell’antibiotico nel biennio 2020-2021, sia per le molecole di importanza critica sia per quelle classificate come non critiche o poco critiche. La diminuzione percentuale ha raggiunto, in alcuni casi, valori di circa il 50% e il valore di DDD medio è stato dimezzato nel 2021 rispetto al 2020.

Nell’allevamento suino l’analisi ha evidenziato una riduzione media di utilizzo dell’antibiotico tra il 2020 e il 2021, tuttavia tale riduzione non riguarda tutte le classi farmacologiche. Mostrano tuttavia una sensibile riduzione alcune molecole considerate critiche. L’allevamento avicolo (polli, galline, tacchini) è il settore in cui si sono registrati i risultati migliori, evidenziando una netta diminuzione del valore di DDD già a partire dall’anno 2016.

I dati mostrano una tendenza favorevole al raggiungimento delle indicazioni previste dalla strategia europea “From farm to fork”, che si è posta l’obiettivo della riduzione del 50% delle vendite di sostanze antimicrobiche per gli animali di allevamento e d’acquacoltura entro il 2030. I risultati raggiunti sono stati ottenuti grazie alla cooperazione e collaborazione di tutti gli attori del settore: allevatori, veterinari liberi professionisti, servizi veterinari delle Ats e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, con il coordinamento di Regione Lombardia.

Questi i risultati certificati da Regione Lombardia, sulla base di dati inoppugnabili, ma gli addetti ai lavori pensano che il processo di progressiva diminuzione dell’uso di antibiotici in allevamento sia iniziato molto prima, soltanto che non era possibile dimostrarlo. L’obbligo della registrazione e della ricetta elettronica in veterinaria ha colmato questa lacuna.

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