Cronaca
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Stalking alla ex, va a giudizio.
Ma attacca: “E' lei la provocatrice"

Un 34enne cremonese è stato rinviato a giudizio dal gup Elisa Mombelli con l’accusa di stalking nei confronti della sua ex, una giovane di 25 anni. La ragazza aveva denunciato l’imputato per atteggiamenti persecutori che sarebbero stati messi in atto per motivi di gelosia quando lei lo aveva lasciato. I due, che erano conviventi, sono genitori di un bambino che oggi ha due anni. 

L’avvocato Zontini

Questa mattina Arley (nome di fantasia) e sua madre si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Zontini che aveva chiesto di integrare nel capo di imputazione anche il reato di revenge porn. Per la parte civile, infatti, il 34enne avrebbe inviato per ripicca un video osé della sua ex alla madre di lei, non escludendo che possa averlo diffuso anche ad altre persone. Ma il giudice, ritenendo che il fatto debba passare al vaglio dibattimentale, ha rinviato a giudizio l’imputato per i reati di stalking alla sua ex e per molestie nei confronti della madre di lei che avrebbe ricevuto telefonate e messaggi dai toni ingiuriosi e offensivi. La parte civile, che ha prodotto messaggi whatsapp tra i due ex conviventi e le denunce della 25enne, ha chiesto per la giovane un risarcimento danni di 12.000 euro, e di 3.000 euro per la madre. “Reitererò la richiesta di integrazione del reato di revenge porn davanti al giudice del dibattimento”, ha già anticipato l’avvocato Zontini. Il processo si aprirà il 13  gennaio. 

L’imputato, però, non ci sta a passare per uno stalker e un violento. Assistito dall’avvocato Marilena Gigliotti, è passato al contrattacco, sostenendo di aver voluto esclusivamente tutelare e proteggere il figlio. “Sono stato io a chiedere che venissero attivati i servizi sociali”, ha spiegato Andrea (nome di fantasia). “Non riuscivo più a vedere mio figlio. La mia ex lo teneva chiuso in casa, non lo mandava neanche all’asilo. In più era portato in contesti non idonei per un bambino. Lei postava delle immagini sui social dove era in atteggiamenti provocatori, ma le mie attenzioni erano esclusivamente concentrate su mio figlio. Tutto ciò che lei faceva era solo finalizzato ad esasperarmi per ottenere il monopolio della gestione del bimbo”. 

L’avvocato Gigliotti

Nel pieno della relazione conflittuale tra i due e in seguito alle denunce sporte da Arley, nei confronti di Andrea era scattata, da parte della Questura, la misura dell’ammonimento. “Una  misura alla quale, però”, come ha spiegato l’avvocato Marilena Gigliotti, “non ha mai fatto seguito alcun ulteriore provvedimento restrittivo. Le forze dell’ordine, che in alcuni casi sono state chiamate anche dal mio cliente, non hanno fatto altro che constatare, così come riportato nei verbali, ‘un rapporto teso e di criticità relazionali in gran parte riconducibili alla gestione del figlio’, ed entrambi i genitori sono sempre stati invitati a ‘raggiungere un accordo concernente le modalità di visita al figlio'”.  “Il mio assistito”, ha aggiunto l’avvocato Gigliotti, che davanti al gup ha prodotto “messaggi a contenuto provocatorio” ricevuti da lui e la relazione dei servizi sociali, “è stato travolto in un contesto di provocazione che mirava ad esasperarlo. Tutto questo anche con il supporto dei familiari di lei”.

La ragazza, invece, sostiene che Andrea fosse ossessionato da lei, e ha parlato del suo ex come di una persona “vendicativa”. “Lui mi sputava in faccia, mi picchiava, mi spintonava”, ha raccontato la giovane, “e a quel punto ho deciso di tornare a vivere con i miei”. Da lì, secondo l’accusa, appostamenti, pedinamenti, accuse e offese su facebook e scenate e urla davanti alla casa dei genitori di lei: anche loro sarebbero stati pesantemente insultati e minacciati di morte. 

Attualmente tra i due, come ha fatto sapere l’avvocato Gigliotti, “c’è una conflittualità più contenuta. Lui vede il bimbo ed entrambi si sono impegnati a rispettare le condizioni concordate. C’è pendente un procedimento civile per la regolamentazione della gestione del minore che ora è in affidamento condiviso. Il mio assistito vuole solo essere un buon padre e da parte sua non c’è mai stato alcun atteggiamento persecutorio”.

Sara Pizzorni

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