Spettacolo
Commenta

"La fine del mondo": al teatro
Monteverdi il 12 novembre

“Si può dire “ti amo” a sedici anni? No, non si può dire: non puoi conoscere da ragazzo il peso di ogni singola parola di quella frase (…)”

“Anche se l’avessi saputo, te lo avrei ripetuto comunque mille volte”

Dopo il grande successo riscosso a Pavia e a Crema, torna Sabato 12 Novembre alle ore 21.00, al Teatro Monteverdi di Cremona lo spettacolo teatrale “La fine del mondo”, messo in scena dalla compagnia Caraval Spettacoli.

Due anime che si cercano per poi trovarsi, lottando per difendere ciò in cui credono. L’amore che edifica e distrugge, che risana e avvelena, raccontato nella sua veste più autentica mentre passato e futuro s’inseguono, separati da un presente che incombe con i suoi dubbi e le sue certezze. ”La fine del mondo” è una rappresentazione poetica dal sapore dolce e amaro che vuole restituire una prospettiva differente al quotidiano, superando la dimensione del comprendere per giungere a quella del sentire.

Una stanza in penombra, un divano e due cuori che si cercano vicendevolmente: questo spettacolo, espressione dello sperimentalismo teatrale contemporaneo, propone testi e musiche originali, mettendo in scena una performance poliedrica che sposa recitazione, canto e poesia per una rappresentazione inedita. Attraverso una narrazione intensa e passionale, il sentimento più celebrato al mondo emerge dall’unione di verso e prosa, in un susseguirsi di immagini e riflessioni perennemente in bilico tra realtà e fantasia.

“La fine del mondo” è dedicato agli amanti del teatro e della letteratura, a coloro che attraverso lo sconfinato mondo dell’arte decidono ancora di intraprendere piccoli grandi viaggi senza sapere cosa cercare e spesso senza alcuna intenzione di trovare alcunché, col solo scopo di viaggiare per viaggiare.

Gli attori, dopo un lungo percorso di formazione, cimentandosi in differenti stili artistici, utilizzeranno la loro espressività al fine di emozionare gli spettatori, perseguendo uno dei più alti fini poetici, ovvero universalizzare un sentimento attraverso la narrazione; per fare questo, l’amore, lontano dall’essere banalizzato, diverrà una lente attraverso cui lo spettatore avrà l’occasione di guardare dentro se stesso.

La musica, il canto, la poesia e la recitazione, attraverso lo sperimentalismo tecnico, intendono offrire una prospettiva inedita al teatro, cercando di restituire ad esso la tendenza all’introspezione e alla ricerca della bellezza .

“Non è solo il nostro amore, è l’amore di tutti, di tutte le persone del mondo. Tutte le storie d’amore che siano mai esistite”.

© Riproduzione riservata
Commenti