Cronaca
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"Tracce cancellate? Il Luminol le
avrebbe trovate". Pm: "Archiviazione"

“L’analisi dei prelievi effettuati sul frammento di tegola rinvenuto vicino al corpo ha consentito di isolare esclusivamente il profilo genetico di Mauro Pamiro. Non sono state rilevate tracce biologiche di soggetti diversi”, nè “sono state rilevate impronte papillari, palmari o digitali utili per un successivo confronto”. Nell’auto “non sono state rilevate impronte digitali, palmari, di piedi o di scarpe di particolare interesse o comunque riconducibili all’evento in indagine”, mentre all’interno dell’abitazione “non sono state rilevate impronte digitali, palmari, di piedi o di scarpe di particolare interesse”.

E’ proprio in base ai risultati della perizia redatta dal pool di esperti a suo tempo incaricati dal gip Giulia Masci di svolgere nuove verifiche sul caso di Mauro Pamiro, il 44enne professore cremasco trovato cadavere il 29 giugno del 2020 in un cantiere edile in via Don Primo Mazzolari a Crema, che il pm Davide Rocco ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione del caso. Gli accertamenti non hanno fatto emergere nuovi elementi: lo scorso mese di luglio, nel corso delle verifiche sulla macchina di Pamiro e nella casa del professore e della moglie Debora Stella, indagata come atto dovuto per omicidio e assistita dall’avvocato Mario Palmieri, non era stato trovato nulla. L’esame del Luminol aveva dato esito negativo. Niente sangue o altro materiale biologico riconducibile a Pamiro nella casa di via Biondini e niente sangue sulla Citroen C3 grigia della coppia. Per quanto riguarda l’abitazione, i periti hanno specificato che “anche qualora l’impronta fosse stata ripulita e la superficie – il muro – rintonacato, l’impiego del Luminol avrebbe comunque molto probabilmente messo in evidenza questo tipo di tracce. Il risultato è stato negativo, sulle rampe di scale non sono state rilevate impronte palmari parziali o intere e non sono stati rilevati, osservando bene, le fughe delle piastrelle fenomeni di trascinamento”. Gli esperti hanno anche precisato che “anche nell’ipotesi che l’80-90% di questo materiale sia poi andato disperso, ripulito, ricoperto da tinteggiatura nel corso del periodo successivo, comunque una piccola ma significativa percentuale di questo materiale doveva pur rimanere”.

Per quanto riguarda invece “l’assenza di materiale biologico, ulteriore rispetto a quello di Pamiro sul reperto”, scrive il pm nella richiesta di archiviazione, “si pone come riscontro alla ricostruzione che vedeva la tegola già posizionata al suolo al momento dell’impatto con la fronte di Pamiro, senza quindi opera di terzi”.

Infine gli approfondimenti disposti dal gip sulla moglie di Pamiro, in particolare sulle dichiarazioni che la donna aveva rilasciato agli inquirenti in un primo momento, poi ritrattate. “Lo stato psichico della donna”, scrive il pm, “nel momento in cui ha reso le altamente confusionarie dichiarazioni autoaccusatorie, non era tale da ritenere la stessa nella piena capacità di intendere e di volere. A conferma di ciò si pone anche l’evidenza di un suo successivo ricovero nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Crema. Le, peraltro molteplici e differenti ricostruzioni fattuali fornite informalmente dalla Stella alla polizia giudiziaria paiono del tutto incoerenti con le evidenze scientifiche raccolte”.

Alla richiesta di archiviazione avrebbero intenzione di opporsi per la seconda volta gli avvocati Antonino Andronico e Gian Luigi Tizzoni, i legali che rappresentano Franco e Marisa Pamiro, i genitori di Mauro.

Quella sera di giugno, il professore era stato ripreso da una telecamera mentre da solo si avviava verso il cantiere. Per il pm, si sarebbe arrampicato sull’impalcatura per poi cadere. O suicidio o incidente. Una tesi alla quale però non hanno mai creduto i genitori del professore. Secondo loro, il figlio sarebbe stato ucciso in un luogo diverso per poi essere trasportato nel cantiere dove è stato ritrovato.

Ora si attende la fissazione dell’udienza e la decisione del giudice.

Sara Pizzorni

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