Lettere
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Omaggio a Enrico Mattei nel sessantesimo
del disastro aereo che lo ha ucciso

da Filippo Raglio - coordinatore Lega Giovani Cremona

Giovedì pomeriggio ci siamo recati al memoriale Enrico Mattei a Bascapè, ovvero il luogo dove esattamente sessant’anni fa l’aereo del Presidente dell’Eni, Enrico Mattei, precipitava in un incidente mortale. Sul tragico evento del 27 ottobre 1962, sebbene non sia stata posta la parola fine, come accade spesso in questo paese, la pista dell’attentato al Presidente Eni è assai probabile. Il movente non mancherebbe: Mattei con la sua Eni infranse l’oligopolio petrolifero delle cosiddette Sette Sorelle, con lo scopo di assicurare all’Italia del “boom economico” energia a basso prezzo e nuovi posti di lavoro qualificati. Questa visione di sovranità energetica è quanto mai attuale, secondo i giovani leghisti. Allo stesso tempo il Petroliere di Stato agì a favore dei paesi produttori del terzo mondo, garantendo loro condizioni più vantaggiose e coinvolgendo la popolazione locale nel lavoro. Si schierò con gli Algerini nel loro processo di de-colonizzazione, attirando anche le antipatie francesi.

Soprattutto Mattei ci lascia un insegnamento che abbiamo il dovere di ricordare per capire noi stessi e il mondo, ancora oggi. Egli raccontava la storia di un gattino, che accostatosi alla ciotola dei cani da caccia per bere del latte, veniva subito ucciso. Ciò a rappresentare il comportamento degli oligopolisti verso iniziative industriali di paesi come l’Italia, o del terzo mondo. Inoltre in un discorso del 1961 affermava: “Quando noi ci siamo messi al lavoro siamo stati derisi, perché dicevano che noi italiani non avevamo le capacità né le qualità per conseguire il successo. Eravamo quasi disposti a crederlo perché da ragazzi ci avevano insegnato queste cose. (…) Noi italiani dobbiamo toglierci di dosso questo complesso di inferiorità che ci hanno insegnato”. 

Tutt’oggi sopravvive il luogo comune “sull’Italietta” che non va da nessuna parte, che non deve impegnarsi in progetti troppo ambiziosi perché non è capace di gestirli, che non può prendere scelte coraggiose perché non ha le qualità per farlo, che è brava solo nel turismo e nella gastronomia e di questo può vivere. Noi rispondiamo parafrasando una famosa frase di Mattei: “Noi siamo Italiani che non sanno cucinare”.

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