Cronaca
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Osservatorio Città-Clima, per
Cremona record picchi di calore

Cremona tra le città maglia nera nell’ambito del bilancio dell’Osservatorio Città Clima stilato da Legambiente, che ha analizzato la situazione climatica in tutto il territorio italiano nel 2022. In particolare, emerge come durante la scorsa estate, nel mese di luglio, la nostra città sia stata quella in cui si è registrato il record dei picchi di calore, con una temperatura registrata di 39,5 gradi, la più alta insieme a Brescia. Seguono Pavia con 38,9 gradi e Milano con 38,5.

Una situazione di grande disagio, che ha avuto un forte impatto anche sulla salute pubblica: secondo Legambiente, l’ondata di calore che ha impattato più duramente è stata, per l’appunto, quella della seconda metà di luglio, “con un aumento di mortalità che ha raggiunto il 36% in tutte le aree del Paese, ma in particolare in alcune città del nord”.

Solo nel 2022 sono stati oltre 2.300 i decessi in Italia dovuti alle ondate di calore, secondo le analisi di Ministero della Salute e Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, in crescita rispetto ai 1.472 del 2021 e ai 685 del 20202.

Il report analizza altresì il problema della siccità, considerato “tra gli impatti più critici e devastanti degli ultimi anni in Italia”. Secondo i dati di Isac-Cnr, nei primi sette mesi dell’anno le piogge sono diminuite del 46% rispetto alla media degli ultimi trent’anni. Cruciale la prima parte dell’anno con cinque mesi consecutivi gravemente siccitosi, e un’anomalia, da gennaio a giugno, pari a -44% di piogge, equivalente a circa 35 miliardi di metri cubi di acqua in meno del normale.

In crescente difficoltà sono stati i fiumi, come il Po che al Ponte della Becca (PV) risultava con un livello idrometrico di -3 metri, e i grandi laghi con percentuali di riempimento dal 15% dell’Iseo, al 18% di quello di Como fino al 24% del Maggiore.

Le conseguenze sono state devastanti per l’agricoltura e per gli habitat naturali. “In Pianura Padana, le coltivazioni seminate in autunno (2021), come orzo, frumento e loietto, hanno iniziato la fase di accrescimento a fine inverno, proprio a causa di temperature eccezionalmente miti, ma sono andate compromesse dalla scarsità di acqua” sottolinea ancora Legambiente. “I prati destinati all’alimentazione degli animali hanno assistito allo stesso destino mentre la semina del mais è avvenuta in condizioni di terreni aridi e duri. Il grano già seminato ha visto uno dei peggiori raccolti degli ultimi anni vista la mancanza di acqua e l’innalzamento repentino e anticipato delle temperature”.

Tra i costi affrontati dal settore in Italia la scorsa primavera vi sono stati quelli della risemina e dell’irrigazione, avvenute in maniera costante viste le condizioni di aridità prolungata, con circa 9 miliardi di euro. “L’11% delle aziende agricole si è ritrovata in una situazione talmente critica da portare alla cessazione dell’attività” si legge nel report.

Anche a dicembre, solitamente uno dei mesi più piovosi, “il livello del Po è rimasto inferiore alla media degli ultimi 20 anni ed a preoccupare è soprattutto la situazione delle falde, con livelli tra il 35 ed il 50% in meno della media mensile, mentre la Lombardia ha chiuso il 2022 con circa il 30% dell’acqua, 900 milioni di metri cubi, sul totale delle riserve di cui dispone in media la regione a dicembre”. LaBos

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