Sentenza del Tar su Aprica a Lodi
apre interrogativi anche a Cremona
Il Tar della Lombardia stabilisce la cessazione del contratto con Aprica a Lodi, sollevando dubbi sulla legittimità del servizio rifiuti a Cremona senza nuovo affidamento.
Fa sentire la sua eco anche nel Cremonese la vicenda che contrappone l’azienda Aprica, gestore del servizio rifiuti, al Comune di Lodi, per la quale a fine dicembre è arrivata la sentenza del Tar della Lombardia,
I giudici amministrativi hanno stabilito che il contratto tra il Comune di Lodi e Aprica S.p.A. per l’igiene urbana si era chiuso automaticamente nel 2018, nel momento in cui erano venuti meno i requisiti del controllo pubblico necessari per l’affidamento diretto a una società partecipata. Nessuna proroga, nessun atto formale: la cessazione è scattata per effetto della legge.
Alla base della decisione c’è stata l’evoluzione societaria del gestore. Il servizio, inizialmente affidato a una società controllata dal Comune, è passato attraverso fusioni e cessioni di quote fino ad arrivare ad Aprica S.p.A., oggi interamente controllata da A2A S.p.A., gruppo privato quotato in Borsa.
Una trasformazione che, secondo il Tar, ha fatto decadere automaticamente i presupposti giuridici dell’affidamento. Il ricorso presentato da Aprica è stato respinto: per i giudici il Comune non aveva alcun titolo per proseguire il rapporto contrattuale.
Un precedente che accende i riflettori anche su Cremona. Qui il servizio di igiene urbana è tuttora svolto da Aprica S.p.A., senza una nuova gara e senza un affidamento formalmente rinnovato, nonostante un percorso societario del tutto analogo a quello lodigiano.
Anche a Cremona il servizio era nato sotto controllo pubblico ed è poi confluito in una società a controllo privato. Nel caso cremonese, a differenza di quanto stabilito dal Tar per Lodi, l’amministrazione comunale non ha ancora assunto decisioni per regolarizzare la situazione.
Il tema è già approdato in Consiglio comunale, dove i consiglieri di opposizione hanno più volte sollevato dubbi sulla legittimità dell’affidamento, chiedendo l’intervento della Commissione consiliare di vigilanza.
In quella sede, i dirigenti comunali hanno richiamato la necessità di garantire continuità al servizio. Ma la sentenza di Lodi introduce un elemento nuovo e potenzialmente dirimente: per il Tar, il contratto con Aprica si era già estinto automaticamente sette anni fa.
Il caso evidenzia un nodo strutturale nella gestione dei servizi pubblici: la mancata verifica puntuale dell’assetto societario dei gestori può tradursi in affidamenti non più conformi al quadro normativo. A Cremona la questione resta aperta e potrebbe imporre una scelta: avviare una procedura di gara pubblica oppure verificare formalmente la sussistenza dei requisiti per l’attuale gestore. lb