Virgilio: "Nel 2026 Cremona
diventi città universitaria"
Il sindaco guarda ai progetti del nuovo anno, con particolare attenzione a giovani e cultura. Poi, l'ispirazione calcistica: "La città sia come la Cremonese: una squadra provinciale che non ha paura della Serie A, che è orgogliosa della propria identità, umile e determinata".
Nel giorno di Capodanno il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, intervistato dal direttore di CR1 e CremonaOggi Simone Arrighi, traccia un bilancio del primo anno e mezzo di mandato e guarda con fiducia ai progetti in cantiere per il 2026.
Sindaco, facciamo due passi indietro: il 2024 è stato l’anno dell’insediamento della sua giunta, il 2025 ha visto concretizzarsi i primi progetti. Che bilancio si sente di fare?
“Il 2025 è stato l’anno dei cantieri, soprattutto quelli più complessi legati alla viabilità. Avevamo una finestra temporale molto ristretta e ci siamo dati un cronoprogramma preciso: in un anno siamo riusciti a concludere sostanzialmente tutti i cantieri più problematici. Penso alla rotatoria in fondo a viale Po o a via Bergamo, interventi importanti che avevano un denominatore comune: la messa in sicurezza, sia idraulica perché quelle zone erano soggette ad allagamenti che della mobilità, in particolare per pedoni e ciclisti. È stato un lavoro impegnativo e non sono mancate le polemiche per i disagi inevitabili, ma credo che il compito di un’amministrazione sia individuare i finanziamenti e metterli a terra nel modo migliore possibile. Ed è quello che abbiamo fatto”.
Il fronte Pnrr resta aperto e a livello nazionale l’indicazione è di accelerare sulla chiusura di tutti i cantieri. Cremona a che punto è?
“Parliamo di circa 50 milioni di euro complessivi per la nostra città, arrivati dal Pnrr e che riguardano il patrimonio pubblico: strade, piazze, spazi verdi, case, scuole, edilizia popolare. Stiamo seguendo questo percorso e, nel frattempo, stiamo lavorando per individuare ulteriori canali di finanziamento”.
Guardando al 2026, quali saranno le opere più rilevanti?
“Abbiamo concluso i grandi cantieri sulla viabilità e ne partiranno altri, forse meno problematici ma altrettanto impegnativi. Penso alla messa in sicurezza di alcuni ponti, agli interventi nella zona dello stadio, al cantiere di ‘Giovani in centro’, alla riqualificazione di piazza Lodi e piazza Giovanni XXIII. Proseguono anche gli interventi nelle case popolari, in via Vecchia, via Val di Pado, nell’area Frazzi, nel contesto di Palazzo Duemiglia. Il 2026 sarà inoltre l’anno della progettazione di piazza Roma, con l’obiettivo di aprire il cantiere nel 2027”.

Restando su ‘Giovani in centro’: si è sbloccata la situazione con la Sovrintendenza?
“Sì, si è sbloccata per quanto riguarda l’approvazione degli interventi sul Comparto Radaelli e su San Francesco. Abbiamo accumulato un paio di mesi di ritardo perché la Sovrintendenza ha sforato le tempistiche, ma oggi siamo molto meno preoccupati rispetto a qualche settimana fa. Parallelamente stiamo portando avanti un percorso partecipativo che coinvolge una quarantina di realtà associative. Quegli spazi devono diventare contenitori di relazioni. ‘Giovani in centro’ è un progetto che guarda molto alle culture giovanili, alle fragilità ma anche alle opportunità delle nuove generazioni. È un progetto che prova a far convivere tutto questo”.
Un tema che si lega alla crescita di Cremona come città universitaria?
“Assolutamente sì. Vedere oggi realizzati spazi come Santa Monica e l’ex caserma Manfredini, e vederli animati dagli studenti, è un sogno che si avvera. Ma è un sogno che ci responsabilizza. La città universitaria significa rigenerazione urbana, grazie al grande lavoro fatto dalla Fondazione Arvedi Buschini. Significa anche offerta formativa, contaminazione tra Politecnico e Università Cattolica. Ma non basta: serve una responsabilità condivisa tra Comune, Provincia, Camera di Commercio”.
Da qui la sua idea di creare una fondazione per valorizzare questo patrimonio: a che punto siamo?
“Il tema della fondazione è quello di una città universitaria che deve mettere le ali. Significa confermare le risorse del Comune e chiederne di nuove ad altri enti, per crescere ancora. Dobbiamo pensare all’abitare, agli spazi di relazione, allo sport. Dare anima a questo progetto vuol dire fare in modo che i ragazzi, una volta conclusi gli studi, ricordino Cremona non solo per la qualità dell’offerta formativa, ma anche per la bellezza di viverci”.
Giovani e università possono diventare colonne di un altro progetto: è partito l’iter per la candidatura di Cremona a Capitale italiana della Cultura 2029.
“È un macro-progetto che si intreccia con la città universitaria. Vengo da un viaggio in Corea per presentare un pezzo pregiato del nostro patrimonio liutario e ogni volta mi rendo conto che lo sguardo degli altri su Cremona è molto più generoso del nostro. Abbiamo ecosistemi consolidati: musica, liuteria. Ma dobbiamo anche individuare nuove traiettorie, valorizzare questi perni in modo diverso. Penso all’arte contemporanea, alla cucina italiana, al fiume Po. Tutti elementi che possono rafforzare l’ambizione di Cremona come città della cultura”.
Cremona si identifica sempre più nella sua squadra, la Cremonese. Realtà di provincia, sì, ma con valori ed eco mediatica ormai internazionale. Cosa ne pensa da sindaco-tifoso?
“Vedere il grigiorosso accanto ai nostri violini aiuta tantissimo. Da tifoso è quasi commovente vedere il Museo del Violino riempito di campioni. La Cremonese è una metafora: una squadra provinciale che non ha paura della Serie A, che è orgogliosa della propria identità, umile e determinata. È una bella immagine anche per la città”.
Un ultimo augurio ai cremonesi per questo 2026?
“Auguro ai cremonesi e alle loro famiglie tante cose belle. Ma soprattutto invito tutti a essere orgogliosi della nostra città e del valore che ha. Abbiamo attraversato momenti difficili e abbiamo saputo tirar fuori il meglio di noi. Dobbiamo farlo sempre, perché Cremona ha davvero grandi cose da raccontare”.