Furto all’oratorio del Boschetto: è polemica su sicurezza e telecamere non ancora attive
Il Comitato di Quartiere chiede più attenzione all’amministrazione comunale di Cremona
Dopo l’ennesimo furto al Boschetto sale la rabbia del Comitato di Quartiere, presieduto da Luigi Armillotta, che si toglie qualche sassolino dalla scarpa, chiedendo all’amministrazione comunale più attenzione.
È la cronaca di un furto annunciato, avvenuto negli spogliatoi dell’oratorio mentre i ragazzi della Marini si stavano allenando. Un episodio purtroppo comune in molti impianti sportivi, ma che nel Quartiere2 “assume i contorni di una beffa istituzionale” commenta il presidente, “Il furto non è solo una questione di cronaca nera locale; è l’epilogo di un cortocircuito comunicativo tra l’Amministrazione Comunale e chi il territorio lo rappresenta ogni giorno: il Comitato di Quartiere”.
Tutto ha inizio il 18 gennaio, quando il Presidente del Comitato di Quartiere invia una lettera per dare voce ai residenti, preoccupati per la sicurezza e in attesa delle telecamere promesse. “La risposta? Il silenzio” sottolinea Armillotta. “Nessuna mail, nessuna telefonata.
Poi, improvvisamente, la “risposta” arriva, ma non via cavo: arriva via ruspa. “I cittadini vedono scavi e lavori in corso, seguiti però da un altro lungo silenzio” evidenzia ancora Armillotta.
“Nemmeno le interrogazioni in Consiglio Comunale – continua il presidente – che avevano fissato la scadenza dell’attivazione a marzo 2026, sembrano aver sbloccato il dialogo diretto.
Il 22 marzo, di fronte all’ennesima mancanza di aggiornamenti, il Presidente tenta l’ultima carta: scrive una mail formale dall’indirizzo istituzionale del Comune di Cremona. Domande tecniche, semplici, necessarie per rassicurare i cittadini: Le telecamere sono attive? Sono fisse o mobili? Ancora una volta, il vuoto. Fino a ieri.
“Mentre le denunce venivano depositate, i residenti si attivavano autonomamente. Grazie alle chat di quartiere, vengono recuperati video di un sospetto in bicicletta, volto coperto, fermo al passaggio a livello proprio nell’orario del furto (ore 20:35). In quegli stessi frame si vede chiaramente una telecamera comunale puntata proprio lì.
“Questa volta lo becchiamo”, avranno pensato in molti. Ma la doccia fredda arriva via mail pochi istanti dopo: “Le telecamere sono in fase di installazione e non sono ancora attive” spiega amareggiato il presidente.
“Niente registrazione, niente identificazione. Solo una beffa che sa di occasione sprecata”.
Il caso solleva una questione politica e gestionale che va oltre il singolo furto. Se da un lato si riconosce che in altri settori il dialogo con il Comune è “costante e costruttivo”, l’area sicurezza sembra essere una zona d’ombra.
Sotto accusa finisce anche il Controllo di Vicinato. Una sperimentazione che sembra essersi trascinata troppo a lungo e che oggi appare depotenziata. Usare canali di sicurezza per segnalare lampioni spenti è, secondo i rappresentanti dei quartieri, un esercizio di stile che non serve a nessuno.
I video dei residenti sono stati inviati comunque alle autorità, nella speranza che possano servire a qualcosa. Resta però l’amaro in bocca per un quartiere che si sente ignorato e per una promessa non esaudita.
“Cosa ne pensa dell’attuale gestione della comunicazione tra i Comitati di Quartiere e l’Assessorato alla Sicurezza?” chiosa Armillotta.